Kyriakos Mitsotakis, liberismo vs liberismo

Le elezioni in Grecia hanno al momento archiviato il ciclo Tsipras. Ma il popolo ellenico è caduto dalla padella nella brace consegnando con un largo 40% il governo a Nuova Democrazia (famiglia europea del PPE), partito principale insieme a PASOK dell'ancien regime, guidato a Kyriakos Mitsotakis rampollo di una delle principali dinastie politiche greche al pari dei Papandreou. Vari sono i motivi della sua vittoria primo fra tutti il tradimento di Tsipras in sede europea come anche il programma di ND.

Convinto europeista e liberista il programma di Mitsotakis e di ND ha messo imprese e classe media, colpiti dalla elevata pressione fiscale negli ultimi anni, al centro della sua agenda politica e come obbiettivo un taglio delle tasse ed un‘ulteriore riduzione della spesa pubblica (già scarnificata da Tsipras con gli effetti sulla sanità terribili che Fubini ha ammesso di essersi rifiutato di scrivere sul Corriere della Sera) tramite una maggiore cooperazione tra pubblico e privato, riduzione del numero di funzionari, creazione di incentivi per attrarre investitori e incoraggiare l'imprenditorialità ed ulteriori dismissioni del patrimonio pubblico tramite privatizzazioni.

Per farlo, Mitsotakis ed il suo ministro delle Finanze Staikouras (già ministro tra il 2012 e 2015 con Papandeou) vogliono rinegoziare gli impegni con la Troika che attualmente prevedono un avanzo primario (escluso il pagamento di debiti e interessi) del 3,5% sul PIL fino al 2022 e del 2,2 fino al 2060. ND cerca un taglio dell'imposta sulle società dal 28% al 20% e sui dividendi dal 10% al 5% nei prossimi 2 anni, lo sgravio comprenderà tagli alle aliquote VAT (equivalente dell'IVA) dagli attuali 24% e 13% al 22% e 11% ed una riduzione dell'imposta di solidarietà oltre al ridurre l'aliquota d'imposta su redditi fino a 10.000 euro dal 22% al 9% e la diminuzione in 4 anni delle trattenute sociali dal 20% al 15%.

Per contropartita sociale ND prevede incentivi per le imprese che offrono benefici ai lavoratori come il trasporto gratuito al lavoro, piani di stock option o maggiore copertura assicurativa insieme alla promessa di tagliare del 30% la tassa immobiliare (ENFIA) in 2 anni. Punti condivisibili del programma sono l'introduzione di una dispensa di 2.000 euro per ogni neonato ed un aumento del salario minimo a 730 euro al mese in tre anni a partire da gli attuali 650 euro. Non c'è bisono di sottolineare come questa espansiva politica fiscale neo-liberale mirata ad attrarre nuovi investimenti privati con cui avviare una ripresa economica non potrà mai essere messa in atto attenendosi ai rigidissimi parametri finanziari imposti dall'UE alla Grecia in virtù proprio di un'altra politica neo-liberale.

Dal lato della politica interna Mitsotakis cerca un taglio con le politiche progressiste di Tsipras ed una svolta più "conservatrice" e "sicuritaria". Come scrive ISPI: "La seconda sfida [dopo quella economica, nda] sarà il varo di riforme, prive di conseguenze dirette sui conti pubblici ma sensibili sotto il profilo della reazione di Syriza, in quanto comporterebbero la cancellazione di provvedimenti legati alla identità profonda, “sovversiva” del partito, come la riforma del sistema carcerario che ha potenzialmente aperto i cancelli degli istituti di pena anche a reclusi condannati in via definitiva a una pluralità di ergastoli, o l’abolizione della extraterritorialità, il cosiddetto “asilo”, delle università (categoria cui ormai appartengono anche gli istituti tecnici superiori) che ne ha fatto, secondo numerose denunce di stampa, luoghi dove ci si può dedicare indisturbati anche alla produzione di bombe molotov e al narcotraffico".

Con la prevista assunzione di 1500 nuovi poliziotti per gestire la cosiddetta forza motorizzata della DIAS e rafforzare le pattuglie di quartiere si cercherà di garantire un minimo di controllo nei quartieri popolari e nelle periferie divenuti un far west con la crisi economica e la pesante immigrazione. Meritevole di lode è proprio l'espresso intento di voler mettere un po' d'ordine nella situazione migratoria delle isole greche dopo quel colabrodo di accordo europeo (in realtà negoziato essenzialmente solo dalla Merkel) con la Turchia.


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