La disfatta dei mondialisti nelle elezioni europee

Nonostante tutta la massiccia propaganda mediatica lanciata per dare un’immagine positiva della UE, in realtà, i cittadini europei (e gli italiani in particolare) si sono convinti che la UE è un progetto al servizio delle elites costruito alle spalle dei cittadini, che nasconde una forma di nuovo dispotismo, diretto da tecnoburocrati che godono di ampi privilegi e hanno a disposizione grossi fondi per la propaganda. 

Una UE che viene governata su dettatura di organismi esterni, senza una propria legittimazione democratica, diretta da una Commissione e da un Consiglio Europeo costituiti fra i nominati della stessa casta, fedeli interpreti delle necessità dei mercati, al servizio della globalizzazione e delle grandi lobby, che influenzano il futuro economico degli Stati, condizionandone e limitandone la sovranità attraverso una serie di normative che riducono del 70/80% le capacità di decisioni autonome.

La UE è, nella percezione comune, un’entità astratta priva di contenuti e di una propria identità, che ha imbrigliato le economie dei paesi europei più deboli e ne ha permesso il saccheggio finanziario e l'impoverimento dei ceti produttivi. Sotto i discorsi retorici di unità e di progresso, vengono divise le nazioni in contrapposizione fra loro per motivi di concorrenza economica. Una Europa dove neppure l'euro, al contrario di quanto si creda, è una vera moneta unica ma un sistema di cambi fissi.

La percezione negativa della UE da parte delle persone spiega perché una gran parte di cittadini oggi contestino questo assetto dell'UE e riversino il loro consenso nei partiti sovranisti, ovvero quelli che prospettano un riappropriarsi della sovranità degli Stati nazionali e della gestione delle proprie risorse economiche.

Infatti in queste elezioni si è avuta una grande affermazione dei partiti sovranisti nei paesi più importanti come l'Italia, la Francia, il Regno Unito, la Polonia ed anche nella piccola Ungheria. In altri paesi i sovranisti non hanno sfondato ma hanno comunque messo in difficoltà i precedenti equilibri politici, come avvenuto nella stessa Germania dove la Merkel è ormai arrivata alla fine della sua parabola di potere.

Questo si è verificato nonostante la massiccia propaganda dell'apparato dei media del sistema, tutti schierati a difesa della causa della UE.

In Italia è stato rispolverato ed agitato lo spettro dell'antifascismo pur di frenare l'ascesa della Lega e degli altri movimenti considerati della destra sovranista ed anti UE, con il contorno di manifestazioni e mobilitazioni di piazza che hanno messo in luce l'intolleranza, molto poco democratica, della sinistra globalista.

Tuttavia, l'affermazione del fronte sovranista ed anti UE, che si è registrata in queste elezioni europee, non può essere sminuita, visto il dato reale che ha modificato l'assetto politico italiano.

Uno dei principali sconfitti, di questa tornata europea, possiamo considerare Papa Bergoglio, il vero leader della sinistra globalista, viste le posizioni prese sempre a favore dell’europeismo e delle migrazioni incontrollate. Bergoglio non ha perso occasione di sostenere di dover accogliere tutti i clandestini ed ha sempre attaccato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

A giudizio di molti prelati cattolici ed eminenti teologi, il Papa Bergoglio sostiene posizioni incompatibili con la sua funzione. Di conseguenza i fischi indirizzati al Papa Bergoglio a Milano sono stati una riprova della ripulsa di buona parte della popolazione cattolica nei confronti di questo personaggio vestito di bianco che, dal suo scranno, fa politica e si intromette nelle questioni dello Stato italiano.

Gli italiani hanno dato il loro voto in maggioranza esattamente a quelle forze che contestano la UE e le politiche migratorie patrocinate dagli eurocrati, dal Papa Bergoglio e dall'ONU.  Questo pronunciamento nelle elezioni europee non sarà privo di effetti nell'assetto politico italiano e non solo in quello, si vedranno presto le reazioni dei mercati e dello spread, le consuete armi utilizzate dalle centrali globaliste per riportare all'ordine i governi che non si adeguano alle decisioni delle elites.      


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Editoriale

 

L’attacco alla scuola

di Adriano Tilgher

La prima vittima dell’attacco all’integrità del nostro popolo è la scuola.

Noi eravamo orgogliosi della nostra scuola, del tipo di formazione che dava ai nostri giovani, della qualità dei quadri che ne venivano fuori in tutti i campi e in tutti i settori, del senso critico, della libertà di pensiero profondo, delle capacità di analisi, di sintesi dei nostri giovani che permetteva loro di emergere ovunque si applicassero ed ovunque andassero.  La nostra scuola era ammirata e studiata da tutti e questo era uno dei principali elementi di invidia nei nostri confronti.

Infatti, quando l’Italia ha perso la guerra, le nazioni vincitrici ed i loro complici di casa nostra hanno iniziato a picconare tutte le colonne portanti del nostro incommensurabile patrimonio culturale materiale ed immateriale e prima fra tutte la scuola. Non è un caso che la prima sovranità che è stata messa sotto attacco è stata quella culturale.

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La Spina nel Fianco

 

TSO di Stato

Fano, Istituto Tecnico Commerciale Adriano Olivetti, una scuola che vanta una storia secolare, apprendiamo dal sito ufficiale che è operativo dal lontano 1861, circa un secolo dopo alla morte di Adriano Olivetti, prenderà l’attuale nome in memoria del grande imprenditore Italiano, che si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale devesse essere reinvestito a beneficio della comunità.

Olivetti credeva nell'idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, e fra produzione e cultura, idee maturate da quelle di Rudolf Steiner. (Vi sono dei riscontri di finanziamenti a movimenti steineriani ed alla stampa antroposofica). Dal sito ufficiale apprendiamo che l'istituto: “offre grandi spazi in cui imparare, divertirsi ed osservare il mondo circostante. (..) La missione dell’Istituto Olivetti è (..) essere innovativi e sapere insegnare alla nuova generazione come affrontare il mondo del lavoro e la realtà di tutti i giorni. (..)”.

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