Grecia: nessuna luce all'orizzonte

Una delle cose che più sconforta davvero del presunto neo-fronte sovranista che si va costituendo a livello europeo è la pressochè totale mancanza di una forte presenza greca. Anzi, per dirla tutta, di un fronte sovranista ed euroscettico in Grecia. Visti gli effetti devastanti dell'invasione tedesca nella vita politica ellenica ci si aspetterebbe che nel mondo greco vi fosse un partito forte di almeno il 30% dei consensi (modello Lega attuale o M5S) pronto a marciare sul parlamento alle prossime elezioni per fare incetta di voti e di seggi. Ma niente. Buio totale.

Il paese vittima sacrificale dell'austerità e delle politiche della Troika sembra non riuscire a partorire neanche il barlume di un proprio fronte anti-austerità nonostante sia il paese dove le conseguenze delle politiche assassine di Bruxelles sono più evidenti. Tranne che per la parentesi di Alba Dorata, tutt'altro che lontana da essere il primo partito viaggiando sotto il 10%, niente si muove nella culla della civiltà mediterranea.

Il Partito Comunista Greco e Unità Popolare da sinistra o Alba Dorata e Anel da destra non sembrano in grado, stando agli attuali sondaggi, di produrre nessun tipo di cambiamento radicale.

I Comunisti sono un partito "vecchio" incapace di convincere e troppo legato al suo zoccolo duro. Unità Popolare, ex alleata di Tsipras, non sembra in grado di sfondare. Dall'altra parte Alba Dorata come detto non sembra in grado di sfondare a destra. Tacciamo di Anel, una formazione di appena 10 deputati che si dice nazionalista ma sostiene il governo di Tsipras.

A prevalere sembra che saranno i moderati liberali filo-europeisti di Nuova Democrazia, attestati al momento sul 35%, i quali potranno contare su un variegato gruppo di partiti pro-Troika, formato da centristi e petalosi di pseudo-sinistra.

E Tsipras? Nonostante quello che uno si aspetterebbe, il partito del presidente che si è piegato ai dettami della BCE gode ancora di più del 25% dei voti, secondo alcuni sondaggi. Pare incredibile dopo le scene di devastazione che l'estate ci ha regalato dovute a vasti incendi, che quasi sono arrivati a lambire Atene, con i vigili del fuoco che non riuscivano a contenere le fiamme per la carenza di risorse (esempi lampanti il personale e canadair che mancavano) dovute ai tagli governativi per rispettare i parametri di austerità. Eppure più di un quarto di quel popolo che, ripetiamolo ancora una volta, sta letteralmente morendo (+35% dei suicidi, disoccupazione al 20%) per la distruzione delle proprie politiche sociali (contrattazione collettiva annullata per legge, un greco su quattro non può accedere a cure mediche) ed i cui beni pubblici (il porto del Pireo su tutti) sono stati svenduti a compagnie estere, sembra intenzionato a concedere ancora fiducia a quel traditore che risponde al nome di Alexis Tsipras. Sembra impossibile ma è così.

Questa situazione non deve solo sconfortare tutti coloro che auspicano la tanto strombazzata svolta sovranista europea ma li deve proprio impaurire. Come è possibili che il ruolo di forze promotrici dell'euroscetticismo europeo sia toccato a Salvini e Le Pen e non ad un leader ellenico? Perché un popolo così prostrato e martoriato dalla finanza europea non si butta tra le braccia del più anti-europeo ma tra quelle del più europeista?


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Editoriale

 

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