L'Elite Finanziaria si riserva di orientare le scelte di fondo

Come altre volte abbiamo scritto, il processo di globalizzazione economica ha favorito negli ultimi decenni l’ascesa al potere di una elite finanziaria transnazionale che ha acquisito un potere di controllo di fatto sul sistema economico mondiale tramite il monopolio degli strumenti finanziari e la supervisione sui principali organismi che svolgono la funzione di regolatori dei mercati dei capitali e dei principali indici finanziari (dal Fondo Monetario Internazionale, alla Banca mondiale, al potentissimo WTO, oltre alla Banca dei Regolamenti Internazionali, alla Goldman Sachs, alla JP Morgan, ecc..).

Le ultime elezioni politiche in Italia confermano il profondo distacco delle elites dai ceti popolari. Infatti il voto degli Italiani, che di fatto hanno voltato le spalle ai partiti che rappresentano l'assetto finanziario e la conformità con la oligarchia europea, viene considerato “non in linea” con il Pensiero Unico e viene quindi classificato come “populista”, “demagogico e fuorviante”.

La democrazia viene accettata dal sistema delle centrali dominanti soltanto quando, grazie alla manipolazione mediatica, la gente viene convinta a votare seguendo le indicazioni ricevute. Se questo non accade, allora il voto non vien considerato “legittimato” e si scatena la reazione delle proteste manovrate. Esattamente come è accaduto negli States dove, a seguito della vittoria di Trump, candidato sgradito all’establishment, molta gente, aizzata dalle varie ONG di Soros e di altri miliardari collusi con la famiglia Clinton, è scesa in strada con i cartelli  “Trump not my President”.

Le proteste di piazza  in Italia, inscenate contro il Governo Conte/Salvini, ricalcano lo stesso copione ed è facile prevedere che andranno in crescita. Questo spiega la spocchia delle dichiarazioni di alcuni personaggi politici del PD e fiancheggiatori , fra i quali qualcuno aveva già affermato in precedenza che “Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale”.

Queste dichiarazioni dimostrano il disprezzo nei confronti dei ceti popolari da parte della classe elitaria formata dai funzionari del grande capitale, dagli opinionisti dei media, dagli esponenti (spesso non eletti) della classe politica dominante, coloro che hanno fatto della carriera e dei privilegi il loro principale obiettivo di conservazione nel potere.

I componenti di questa elite, attraverso le loro fondazioni, le cattedre e le docenze, oltre ai media controllati, hanno diffuso la convinzione che non esista alcuna alternativa possibile ai dogmi del neoliberismo caratterizzato dal mito della globalizzazione come processo ineluttabile ed irreversibile.

Da questo deriva l’assoluta distanza dai veri problemi della gente mascherata nella omologazione delle idee alla nuova ideologia globalista e mondialista che viene imposta dall’ordine finanziario che esige la rinuncia ad ogni forma di sovranità.

In realtà la sovranità che viene dismessa non è soltanto quella della Nazione, ma proprio quella popolare. L’elite deve decidere per conto del popolo, per il suo bene perchè il popolo è incolto, non comprende e si lascia fuorviare dagli agitatori e dai “populisti”.

Questo spiega perchè la possibilità di affidare al voto dei cittadini le scelte importanti è questione che si cerca di evitare o di limitare al massimo. In Italia, ad esempio, si esclude da sempre (per Costituzione) il voto popolare sui  trattati internazionali e la scelta di partecipare a “missioni internazionali”, naturalmente sempre “umanitarie”. Sono le elite e soltanto loro che possono decidere.

La  situazione determinatasi con l'ascesa dei partiti populisti in Europa è una situazione inedita. Non c'è dubbio che l'elite dominante non accetterà di perdere il controllo delle decisioni fondamentali e di mettere in gioco i suoi colossali interessi.

Disponendo del controllo quasi totale dei media e degli strumenti finanziari, l'elite dominante non tarderà a prendere le sue decisioni che saranno riservate ma inevitabili. Ne vedremo presto gli effetti.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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