Euroitalia, il ricatto di Target 2

Ambrose Evans-Pritchard è probabilmente il migliore giornalista economico d’Europa. Dalle colonne del conservatore Daily Telegraph, il suo sguardo spazia sul business internazionale senza farsi megafono degli interessi dei piani alti. Un suo recente intervento dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori e ai decisori di casa nostra. Sostiene Evans che è in corso una strisciante fuga di capitali dall’Italia. La prova è il nostro passivo nel sistema Target2 della Banca Centrale Europea. In un mese, è aumentato di 39 miliardi sino a 465 miliardi di euro. Una delle cause sarebbe la possibilità che diventi operativa l’emissione (che Evans chiama con sarcasmo sovversiva) dei Minibot, la moneta parallela destinata ai pagamenti della Pubblica Amministrazione, ma utilizzabile in via generale, giacché ogni mezzo di pagamento funziona se la gente è disponibile ad accettarlo.

La preoccupazione (o la segreta speranza) dei mercati è che i risparmiatori privati italiani, detentori di somme assai rilevanti, si uniscano all’esodo. La prima considerazione è che la fuga di capitali proviene dai grandi investitori, dai fondi e dalle banche d’affari, supportate dalla stessa BCE. Ha dunque un carattere eminentemente politico.

Un’altra considerazione riguarda Target2. Che cosa si nasconde dietro questo nome? Citiamo testualmente il sito della BCE. Target2 è un sistema di pagamento di proprietà dell’Eurosistema che ne cura anche la gestione. Viene utilizzato dalle banche centrali e da quelle commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale. E’ paragonato a una rete idraulica che permette alla moneta di fluire nell’economia ed è definito “un mattone indispensabile dell’integrazione finanziaria della UE”. Per quanto assai importante, resta uno strumento contabile, usato come un manganello da chi lo controlla.

In Germania è forte la polemica su Target2: il credito della banca federale, Bundesbank, è salito all’astronomica cifra di 956 miliardi. Il professor Marcello Minenna, esperto del sistema, ha dichiarato: “Gli squilibri del Target2 dimostrano che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella costruzione dell’Euro. E’ una misura di pressione che, se si continua ad aggiungerne, il recipiente a un certo punto si spezzerà”.

Dunque Target2 è degenerato in meccanismo volto a finanziare la fuga dei capitali dall’Europa meridionale. Se “dai fatti occorre trarre significazione”, poiché Target2 è un organo dell’Eurosistema che ne cura anche la gestione, i buoi non sono fuggiti da soli, ma le porte della stalla le ha aperte qualcuno. Persino un ex alto funzionario della BIS, Bank of International Settlements, la cupola delle banche centrali, afferma, a proposito dell’enorme avanzo tedesco: “si tratta di crediti su vasta scala che nessun governo ha mai approvato. La situazione non può andare avanti così, indefinitamente”.

Giocano sporco sulla pelle degli Stati membri. Strano lamento, se proviene dagli oligarchi che hanno costruito il sistema vigente, rendendolo indipendente per legge sino a sottrarre i suoi dirigenti alla giurisdizione di qualunque Stato. Intanto, Mario Draghi si è premurato di minacciare l’Italia, pretendendo il pagamento del debito Target2 in euro in caso di uscita dalla moneta comune. Segno dell’uso politico di Target2, le cui somme, per decisione insindacabile di Draghi, il nuovo Signore, sarebbero un debito reale. I contribuenti dell’eurozona non ne sapevano nulla, nonostante il denaro esca dalle loro tasche.

Eppure, prosegue Evans-Pritchard, gli squilibri di Target 2 dovrebbero essere “solo un aggiustamento tecnico contabile, a condizione che l’euro tenga uniti tutti i paesi”.

La conclusione è che l’Italia è sotto ricatto, i grandi investitori usano la “rete idraulica” Target2 come condotta verso la Germania. Un ricatto al quale sarà difficilissimo sottrarsi, specie unito all’arma nucleare del debito pubblico. A proposito, nei dieci anni terribili delle cure di lorsignori, il debito greco è passato dal 109 al 191 per cento. Qualcuno ha perso, lo sfortunato popolo ellenico, qualcun altro ha vinto, le autorità monetarie, i mercati, FMI e Banca Mondiale.

E’ una prova, l’ennesima, del drammatico imbuto in cui si è cacciato il mondo da quando ha consegnato la funzione monetaria alle banche, in assenza di vincoli, riserve, possibilità di intervento degli Stati.


Editoriale

 

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