L'imbecillità della tassazione

Sono le 17.30 del 30 gennaio 1933, Ezra Weston Loomis Pound può finalmente varcare la soglia di Palazzo Chigi per essere ricevuto dal Capo del Governo Benito Mussolini in veste di Ministro degli Esteri ( Pound era cittadino americano ), il connazionale Benjamin Roosvelt non aveva fatto altrettanto. Due sono le ragioni per il tanto atteso incontro, il poeta ammira e caldeggia un ulteriore impegno  del fascismo nella cultura, “Gli artisti sono le antenne della razza umana com’ egli sosteneva.  

Per l’occasione infatti  omaggiò il Duce del testo delle prime trenta sezioni dei Cantos,  pubblicato in inglese, che Mussolini sfogliò rapidamente  esclamando a un tratto “ qvesto è divertente/afferrando il punto prima degli esteti “ ( citazione che il poeta trascriverà nel Canto 41). Come bene argomenta Antonio Pantano, quell’espressione non stava a significare un giudizio irriverente sulla lirica di Pound.  Pur   conoscendo il Duce un pochino d’inglese ( più il tedesco per i suoi trascorsi in Svizzera), come avrebbe potuto comprendere al volo un testo tanto complesso. Quel “divertente”  riguardava perciò il secondo aspetto del colloquio, l’attento esame dei 18 punti, o meglio passaggi, vergati dal poeta per sconfiggere l’usura, Mussolini afferrò al volo quei postulati  all’apparenza bizzarri, ci ritornerà sopra, durante la guerra, quando confiderà al giovane giornalista Yvon de Begnac: «Il mio amico Ezra Pound ha ragione. La rivoluzione è guerra all’usura. È guerra all’usura pubblica e all’usura privata (…)

Leggiamo il 4° di quei passaggi:  “ Se la moneta fosse considerata come certificato di lavoro compiuto, le tasse sarebbero necessarie?” Implicito il no. La domanda contiene una verità, quel lavoro compiuto, di qualsivoglia natura, è il cuore vitale del singolo individuo quanto della  comunità, ne è lo spirito creativo,  virtuoso, che si manifesta attraverso le opere, in primis, come per il fascismo, quelle prodotte dall’agricoltura tanto cara a Pound originario dell’Idaho.

Il contadino fabbrica il cibo per sfamare la Nazione, al mattino non si sorseggia moneta dalle tazze ma il buon latte delle stalle.  L’imbecillità della  tassazione è lucrare sul capitale vero di un Paese: il lavoro. Essa dovrà spostarsi all’uscita, mai in entrata; ci si spieghi infatti come si possono quantificare in moneta, un segno, l’ingegno e la fatica essenziali per produrre ricchezza non parassitaria. L’utile usuraio dello Stato o delle banche sui crediti elargiti per generare dei beni con sudore, tempo, rischio, a cosa deve la sua giustificazione? Sarebbe etico tassare il denaro al momento della sua emissione dalla banca di Stato, l’unica titolata a farlo. L’anarchico Rudolf Steiner nel ’19, a tal proposito, scriveva: “ Oggi tutti pensano che sia giusto tassare il reddito (…) Ma in questo modo, gravando di imposte,ci si rende corresponsabili dell’economia monetaria: si tassa quello che non è in effetti un bene reale (il latte ed il lavoro per produrlo) ma solo  segno che indica il bene ( il ricavo in moneta). L’imposta sulle entrate va trasformata in un’imposta sulle uscite “. Strano, direte, che un poeta si cali tanto nell’economia, ma non lo è se si pensa che per Pound il lavoro è epifania dello Spirito umano, delle idee tradotte in atto, anche quelle di un semplice impiegato.

Il denaro non è mercanzia né potere, è solo un’utile convenzione, non lo è di certo il lavoro un bene di scambio. Dato che lo Stato è  l’unico depositario del credito, a lui soltanto spetta battere moneta senza usura. Gli sarebbe sufficiente gravarla di una tassazione fissa per incassare subito il gettito fiscale, senza alcuna possibile evasione. Pound ipotizzava un balzello all’1% su ciascun conio sufficiente a garantire un introito annuo utile del 12% per l’Erario, netto da qualsiasi interesse dovuto a prestiti ricevuti dallo Stato da banche private. Queste potrebbero restare (sarebbe meglio di no ) come semplici intermediatori finanziari obbligati alla circolazione dei depositi pena la loro estinzione dopo 100 mesi perché corrosi dalla tassazione fissa sul denaro.  Per attuare il fiscalismo monetario occorre però l’assoluta sovranità della Banca Nazionale, autonomia  svenduta con l’adesione scellerata all’Euro. Pillole di utopia le nostre? Affatto, della stessa opinione sono illustri studiosi di scienze economiche da C. H. Douglas a Silvio Gesell fino ai più recenti Domenico De Simone, Giuseppe Bellia, Franco Auriti, l’As. AFIMO, ecc..

Purtroppo  nessuno degli omuncoli in divisa da lacchè delle banche s’ arma contro “ colei che tutto ‘l mondo appuzza!” Cioè l’usura,“ là dove di’ ch’usura offende/la divina bontade (…) ”spiegò Virgilio a Dante nel Canto XVII dell’Inferno dove arrostiscono gli strozzini, violenti contro Dio perché in vita s’arricchirono col denaro non già con il duro lavoro; la stessa guerra fu di Giulio Cesare pugnalato, per questo, da Bruto l’usuraio.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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