Il "cash back" con il bancomat è finito

Da questo mese di luglio finirà l’esperimento del cosiddetto “cashback” voluto lo scorso anno dai ministri di “5 Stelle”. Per chi non lo ricordasse, indichiamo brevemente la sua caratteristica e l’apparente finalità. Con lo scopo di contrastare l’evasione fiscale, il governo Conte aveva istituito un premio per chi avesse utilizzato per i propri pagamenti la moneta elettronica, bancomat o carte di credito.

Si riteneva che in questo modo si sarebbero potuti tracciare i movimenti di denaro e quindi individuare chi avesse speso più del proprio reddito ovvero chi avesse fornito prestazioni o venduto prodotti senza emettere scontrini o fatture. Iscrivendosi ad un apposito programma, si sarebbe potuto beneficiare di un “premio” mediante un accredito sul proprio conto bancario: ossia, detto in italiano, un “rimborso di cassa” (questo vuol dire “cashback”). Il rimborso avveniva non sull’ammontare totale della spesa, ma sul numero di operazioni effettuate.

Dopo molti mesi di applicazione di quella norma, i risultati sono stati del tutto negativi. Infatti si sono registrati a quel sistema certamente non gli evasori né i commercianti ma tanti italiani (non molti: circa nove milioni) i quali però hanno scoperto, con l’inventiva tipica del nostro popolo, che si poteva guadagnare qualcosa da quel sistema. In che modo? Poiché il rimborso avveniva sul numero di operazioni effettuate, si sono frazionati i pagamenti: per esempio, al bar si pagava separatamente una birra e un tramezzino; al distributore di benzina, si riempiva parzialmente il serbatoio tornandoci più volte; al supermercato, si facevano più acquisti nella stessa giornata, e via dicendo.

Tant’è che la maggior parte delle transazioni con la moneta elettronica ha un importo compreso tra 25 e 50 euro, ma nel primo semestre dell’anno sono state registrate ben 118 milioni di transazioni per importi inferiori a 5 euro!

Cosicché il governo Draghi ha deciso, tra le proteste di “5 Stelle”, di sospendere questo esperimento e risparmiare così tre miliardi di euro stanziati per dare il “cashback” a quelli che si erano avvalsi di quel programma.

Cosa c’insegna questo esperimento? Due cose soprattutto. La prima, è che l’evasione fiscale – oltre ad essere fantasiosa e capace d’inventarsi nuove modalità di azione – non è certamente quella del piccolo negozio o del benzinaio, ma riguarda grandi aziende le quali hanno la capacità tecnica e i mezzi per pagare meno imposte possibili, senza contare poi il trasferimento delle sedi legali all’estero per utilizzare sistemi fiscali più convenienti. L’evasione, la vera evasione, si combatte con controlli assidui e mirati, individuando anche i settori più a rischio, e mettendo in relazione le banche dati di ministeri ed Enti cosa che – chissà perché – in Italia non si riesce a fare.

Ma l’altra osservazione riguarda proprio “5 Stelle” le quali si sono rivelate, ancora una volta, complici di quel sistema finanziario che qualche anno fa a parole combattevano, ottenendo voti e seggi.

Cosa vuol dire, infatti, favorire l’uso della moneta elettronica? Vuol dire favorire il sistema bancario che la gestisce e – soprattutto – la crea senza alcun controllo politico o finanziario. Il sistema bancario, inoltre, lucra sull’uso del bancomat sia da parte del consumatore che da parte del commerciante.

Infine, indurre i cittadini ad usare solo la moneta elettronica è un condizionamento mentale per abolire del tutto la moneta nazionale, quella cartacea, quella emessa dalle Banche centrali. E questo è il progetto mondialista che – come è avvenuto in altri ambiti, pensiamo alla cosiddetta “transizione ecologica” – viene sostenuto proprio da quelli che in teoria l’avversavano.

Insomma, è stato fatto bene a sospendere questo esperimento: se la decisione è stata presa da un banchiere come Draghi, evidentemente lui ne conosce gli aspetti negativi oltre che i costi per le finanze pubbliche.

Potremmo allora anche dire che, come è accaduto spesso in passato, l’inventiva italiana che è sempre pronta a scoprire gli aspetti positivi di qualche norma da utilizzare a proprio vantaggio, stavolta è stata utile perché ha bloccato il progetto della sostituzione della moneta cartacea con quella elettronica!

 

 


Editoriale

 

Le chiavi di casa

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Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

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La Spina nel Fianco

 

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24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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