Il bilancio del 2021 ignora la crisi economia più grave della pandemia

In questi giorni - la Camera dei deputati in modo abbastanza approfondito e il Senato della Repubblica a scatola chiusa senza alcuna possibilità di discussione – è stato approvato il bilancio dello Stato per il prossimo anno 2021. Un bilancio che, a detta dell’imparziale “Ufficio parlamentare di bilancio”, contiene una miriade di elargizioni spesso inutili o clientelari e comunque del tutto improduttive, comportanti comunque impegni per ben 40 miliardi di euro, peraltro aggiuntivi agli oltre 100 stanziati nel corso dei mesi precedenti con successive integrazioni al bilancio approvato lo scorso anno con il pretesto della pandemia. Basti dire che per mascherare tutte queste elargizioni e imporre un voto unico è stato elaborato un articolo con ben 1.150 commi, per evitare la suddivisione in molti articoli che avrebbero consentito discussioni e votazioni separate.

Pensiamo che, dinanzi alla grave situazione esistente, si sarebbe potuto discutere con serenità e tranquillamente almeno un altro mese, perché bisogna anche sfatare un tabù ricorrente sui media, quello del tanto paventato ”esercizio provvisorio”. Esso, infatti, è previsto dall’art.81 della Costituzione e stabilisce non solo che esso possa essere attuato fino a quattro mesi dopo la fine dell’anno ma che il suo effetto è solo quello di consentire, fino all’approvazione definitiva del bilancio, la spesa (e le entrate) dell’anno precedente in dodicesimi: nulla di trascendentale, quindi, e di pericoloso, saranno pagati stipendi, pensioni e le spese ordinarie dello Stato.

Invece si vuole rapidamente chiudere la bocca, e il voto, al Parlamento per gestire unilateralmente il bilancio dello Stato: in questo, vi è anche la responsabilità del Presidente della Repubblica che avrebbe la possibilità di far riesaminare con calma dai suoi uffici il bilancio ed eccepire eventuali elementi anticostituzionali. Ma, si sa, l’attuale nostro Presidente non vuole esercitare i poteri pur ampli che la Costituzione gli concede, dal Consiglio Superiore della Magistratura ai servizi segreti essendo lui capo del Consiglio Supremo di Difesa (che non convoca quasi mai, nonostante le complesse vicende politico-militari del Mediterraneo.

Perché c’intratteniamo a parlare di una questione che sembra più burocratica che politica come il bilancio? Perché l’Italia si sta presentando al 2021 in una situazione drammatica, ben più grave (a nostro parere) di quella della pandemia la quale in effetti – è bene ricordarlo – finora ha provocato l’1,18 per mille di mortalità quando quella “normale” in Italia è dell’11 per mille.

I dati sono i seguenti:

* chiusura di 390.000 imprese commerciali, cui bisogna aggiungerne circa altre 100.000 nel campo della piccola industria e artigianato;

* diminuzione del prodotto interno lordo calcolato nel 10,8%;

* incremento del debito pubblico al 158% del prodotto interno lordo;

* tasso di disoccupazione al 9,8%;

* 11.153.000 persone da 24 a 64 anni che sono o disoccupate o inattive (nel senso che neanche s’iscrivono ai centri per l’impiego per cercare un lavoro: tra essi, certamente, si nascondono anche coloro che svolgono un lavoro in nero, ma questi sono i dati rilevati);

* 387.000.000 di ore autorizzate dall’INPS per la Cassa Integrazione Guadagni nelle sue varie articolazioni, che sono equivalenti – calcolando una media di 170 ore lavorare in un mese – ad altre 2.274.000 persone che possono essere considerate quasi disoccupate;

* i pensionati in essere, a loro volta, non avranno alcun adeguamento alle loro pensioni e quelli che lo saranno non avranno per quest’anno alcuna rivalutazione dei contributi accumulati a causa della diminuzione del p.i.l. al quale sono agganciate e certamente anche l’anno prossimo.

Insomma, si presenta un quadro disastroso dell’economia italiana per il 2021 che viene però sottaciuto non solo dal governo ma soprattutto dai media scritti e televisivi. E’ certamente grave l’epidemia, anche se viene usata in modo da sottomettere psicologicamente la popolazione; ma è ancora più grave la crisi economica. E non sembra che ci siano interventi adeguati, al di là degli scarsi “ristori” finanziari che vengono forniti ad alcune categorie.

Sarebbe invece stato necessario che un governo lungimirante, approfittando dai radicali cambiamenti che la pandemia ha apportato alle modalità di svolgimento del lavoro a cominciare da quello “da remoto” e anche delle nuove possibili attività dei settori produttivi, avesse elaborato progetti a lunga scadenza per ridare slancio all’economia. Sarebbe stato anche utile attivare le decine di opere pubbliche, già progettate e formalmente finanziate, rimaste ferme per i mancati stanziamenti pubblici e, soprattutto, per il sistema inquisitorio che sovrintende negli appalti rappresentato da quella “Agenzia nazionale anticorruzione” che con il suo nome stesso indica sia una forma d’inquisizione che il blocco delle attività.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.