La legge dell'acqua

Giacinto Auriti chiamava “legge dell’acqua” il principio per cui le popolazioni si spostano dove esiste ricchezza. L’acqua è la risorsa naturale più importante: senza di essa è impossibile non solo l’attività economica, ma la vita stessa. La geopolitica afferma che gli scontri politici del futuro prossimo saranno determinati dal controllo delle risorse idriche, in una Terra il cui destino climatico sembra segnato da ondate di siccità e progressiva desertificazione.

Sono note le teorie storiche sulle cosiddette civiltà potamiche, sorte cioè attorno a grandi vie d’acque, come il Tigri e l’Eufrate (assiri e babilonesi), il Nilo (egizi) e l’Indo. Uno studioso del calibro di Karl August Von Wittfogel, nell’ambito della sua teoria sul dispotismo orientale, elaborò il concetto di “civiltà idraulica”. Secondo l’autore tedesco, da millenni la specie umana lotta per regolare e suddividere le diseguali risorse idriche del pianeta. La Cina ha mantenuto per secoli una chiara superiorità rispetto all’Occidente nella costruzione di dighe, canali navigabili e sistemi di irrigazione. I compiti relativi richiesero la creazione di specifiche professionalità scientifiche ed artigiane, nonché la presenza di un’alta burocrazia statale in grado di guidare i progetti e reclutare, generalmente in forme coattive, masse enormi di operai.

Conosciamo tutti le imprese dei Romani, in grado di spostare l’acqua per migliaia di chilometri realizzando anche meraviglie di bellezza architettonica. La civiltà araba medievale eccelse nell’ingegneria idraulica, tanto che l’assetata Andalusia gode tuttora delle imponenti opere realizzate al tempo della dominazione moresca sulla Spagna. Governi lungimiranti e politici del rango di statisti sono quelli capaci di affrontare un problema come quello di regolare le acque e renderle disponibili per i tre usi essenziali: civili, ossia dissetare la popolazione; industriali, poiché molte produzioni necessitano di grandi quantità d’acqua; infine gli usi energetici, imbrigliare le acque per la generazione di energia idroelettrica.

L’Italia ufficiale ignora il problema da decenni, nonostante i moniti degli studiosi e l’evidenza di una fase climatica di siccità e aumento delle temperature. Non serve essere degli esperti per osservare le ricorrenti magre di fiumi come il Po, né per verificare l’enorme diminuzione della portata dei torrenti. La parte più meridionale del nostro territorio mostra già segni di desertificazione. In Sardegna stanno morendo i cavallini della Giara di Gesturi per disseccamento delle fonti, nella Sicilia occidentale alcuni invasi sono ai minimi storici. Una città come Palermo non è approvvigionata regolarmente.

Occorre che la politica prenda atto della serietà del problema e lo affronti. I dati sono sconfortanti ovunque, drammatici nel Sud. Mentre la capacità di captazione di acque non aumenta per mancanza di investimenti, cioè di progetto politico, metà delle acque raccolte non raggiunge i rubinetti delle case, i campi da irrigare e le industrie da alimentare. Le infrastrutture di presa, convogliamento e distribuzione sono vecchie, la manutenzione è scarsa o nulla e in molte zone è la criminalità a decidere chi deve avere l’acqua. In Sicilia e Sardegna esistono invasi ed acquedotti che disperdono fino a tre quarti della risorsa. Altrove, si violenta l’ambiente con lo sfruttamento di falde a profondità sempre più grandi, rubando l’acqua alle generazioni future. Le precipitazioni, inoltre, si concentrano in periodi brevi, diventano più intense e pericolose, per cui non si è in grado di raccoglierle. Molte dighe e pozzi devono essere parzialmente svuotate per consentire un deflusso che non provochi inondazioni.

Ciononostante, la politica non va oltre la (cattiva) gestione delle emergenze. E’ ora di cambiare radicalmente. L’acqua è vita, bisogna prendere atto della realtà e agire di conseguenza. Abbiamo un vantaggio su altre parti del mondo: l’acqua c’è ed è ancora in grado di dissetare la popolazione, sostenere le industrie e contribuire a fornire energia.

Per secoli, la più importante via d’acqua italiana, il fiume Po è stata governata da una specifica autorità. Probabilmente, è necessario tornare a una gestione organica, complessiva e pubblica, dotata di una catena di comando, potere decisionale e visione a lungo termine. Le reti esistenti devono essere sottoposte immediatamente ad un grande piano di ammodernamento che riduca drasticamente la dispersione. Il bilancio dello Stato e degli enti territoriali deve disporre di risorse economiche che permettano interventi rapidi e finanzino le competenze, gli studi, le conoscenze scientifiche e tecniche necessarie. Vanno poi decisi con rapidità strumenti e obiettivi, ad esempio lo sviluppo di tecnologie in grado di recuperare le acque provenienti dalla depurazione. Nel settore del riciclo eccelle Israele, il cui territorio è in larga parte desertico ma alimenta una fiorente agricoltura e riesce a dissetare città di rispettabili dimensioni.

Anche in questo campo, è indispensabile il ritorno della politica, ovvero l’arte del bene comune, e ristabilire il ruolo prevalente delle istituzioni pubbliche a livello progettuale, operativo e gestionale. L’acqua è il primo e più importante dei beni comuni. Non può essere lasciata all’arbitrio dei potentati privati e va sottratta alla logica del profitto.

Serve autorità, decisione, senso del futuro. E’ la legge dell’acqua, ci vuole una classe dirigente, occorre uno Stato.                                   


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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