Emerso l'equivoco dell'Unione Europea e della Banca Centrale

La crisi indotta dal virus ha almeno il merito, certamente doloroso per le perdite e i sacrifici che sta comportando, di far emergere alla luce del sole e dinanzi a tutta l’opinione pubblica la vera natura della superstruttura chiamata “Unione Europea” e delle sue filiazioni Parlamento Europeo e “Banca Centrale Europea”.

L’Unione Europea ha dimostrato in questa occasione cruciale e pericolosa per la salute e l’economia dei cittadini alcune cose:

  • tra i tanti Commissari e le varie Direzioni di cui si compone l’apparato di Bruxelles, non esiste un comparto che si occupi particolarmente, preventivamente e tecnicamente della salute in genere e delle epidemie. Sarebbe stato necessario costituire a suo tempo una specie di “Organizzazione Europea della Sanità” simile alla mondiale OMS, invece ogni Stato ha dovuto provvedere da solo, senza coordinamenti, indicazioni, sostegni tecnici;
  • in particolare, nel suo mastodontico bilancio – pagato da tutti i cittadini europei mediante un’aliquota sull’IVA – il capitolo dedicato alla salute è irrisorio mentre sarebbe stato necessario accantonare anno per anno capitali da utilizzare nei periodi di grande crisi come l’attuale;
  • mentre l’Unione Europea spinge, direttamente o indirettamente, verso la sanità privata a spese dei cittadini che avviene prevalentemente mediante polizze assicurative singole o di gruppo (questo spiega le riduzioni di stanziamenti a favore dei servizi sanitari nazionali), non formula direttive per regolamentare il sistema assicurativo affinché fornisca coperture ai suoi clienti in caso di calamità come queste, così come fa per altre coperture assicurative;
  • pur vigendo il principio della libera circolazione delle persone e delle merci, stabilito in particolare dall’accordo di Schengen e da altri regolamenti, l’Unione Europea non ha predisposto normative atte a regolare in modo armonico e coordinato quella circolazione nei momenti critici come l’attuale. Così ogni Stato ha deciso, in tempi e modi diversi, di chiudere le sue frontiere non solo alle persone ma anche alle merci, bloccando in tal modo il commercio indispensabile per alcuni generi.

 Per quanto riguarda invece il Parlamento Europeo, esso ha dimostrato ancora una volta la sua inutilità. Non solo non si è riunito in seduta straordinaria appena ha cominciato a circolare il virus per indicare alla Commissione le iniziative da intraprendere, che potevano essere quelle da noi qui indicate e altre ancora, ma ha addirittura immediatamente proibito l’accesso ai deputati italiani eletti nelle prime regioni colpite dal morbo, Lombardia e Veneto, dimostrando così il livello inesistente di solidarietà non dico europea (di cui molti si riempiono la bocca in continuazione) ma neanche umana, verso dei propri colleghi! E il presidente, che è purtroppo l’italiano democratico David Sassoli, si è messo anche in quarantena, non si sa se motivata dal contagio o no, impedendo l’apertura del Parlamento. Ma non ci sono i vice-presidenti e una parte di deputati che potrebbero indire e partecipare alle riunioni? Facciamo presente che qualche settimana fa certamente, ma anche ora, molti dei Paesi membri dell’Unione, soprattutto quelli dell’Est, presentano un numero pressochè irrilevante di contagi.

Infine, vediamo al fiore all’occhiello di questa Unione Europea, la Banca Centrale Europea costituita appositamente per emettere e gestire la moneta unica Euro: la quale poi tanto unica non è perché otto Paesi su 27 non l’applicano, e fino a dicembre scorso la Gran Bretagna non solo non l’applicava ma le faceva concorrenza sul mercato delle valute con la sua sterlina.

Essa, per statuto, è totalmente svincolata dalle decisioni sia della Commissione Europea che del Parlamento Europeo, decide in piena autonomia e il suo consiglio è costituito dai rappresentanti delle Banche centrali degli Stati che aderiscono all’Euro: l’Italia è rappresentata dalla Banca d’Italia.

Ma i veri decisori sono il comitato esecutivo che ha alla sua testa l’ineffabile francese Christine Lagarde, già presidente del Fondo Monetario Internazionale, ministro francese, sostenitrice dell’ex presidente Nicolas Sarkozy (quello della guerra alla Libia) insieme ad altri quattro vicepresidenti, tra cui spicca per potere politico tale Isabel Schnabel, tedesca, che si fa portavoce della “Bundesbank”.

Sono note, e non vogliamo qui ripeterle, le affermazioni sulla Lagarde sull’indifferenza della BCE rispetto alle crisi borsistiche in corso per effetto del blocco delle attività produttive, soprattutto nei confronti dell’Italia. Rileviamo che finora tale istituzione sedicente “europea” nulla ha fatto o programmato per incrementare la quantità di moneta (che essa sola può emettere) necessaria ai governi e all’economia per affrontare i problemi causati dalla calamità in corso.

Quelli che dicevano che l’Euro è una moneta sganciata dalle necessità europee, come potrebbe essere il dollaro, lo yen o il renminbi, non avevano torto: di fatto, è una valuta straniera, proprio perché non agisce come una banca centrale eseguendo le indicazioni dello Stato, in questo caso della Commissione Europea.

Ma la cosa più sorprendente, in questa situazione, è che i rappresentanti italiani in quell’organismo che sono Ignazio Visco come governatore della Banca d’Italia e Fabio Panetta, anche lui proveniente da quella Banca che è stato nominato come componente dei quattro vicepresidenti, quindi con alta carica decisionale, nulla dicono e nulla sembra abbiano intrapreso a sostegno della loro (si fa per dire) Patria!

Ecco, questo è il quadro desolante in cui ci troviamo: siamo legati ad organismi che nulla fanno, e non possiamo neanche disporre autonomamente della moneta.

Passata questa calamità, il discorso su questa Europa deve essere ripreso con forza: nei giorni scorsi, Giorgia Meloni in ripetuti interventi l’ha indicato molto espressamente e duramente.


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