Nelle democrazie "bancariamente protette"

Si vota solo con le regole della borsa, e gli elettori sono pochi.

Ormai è arcinoto che si voti tutti i santi giorni, e che le elezioni avvengano nelle borse… sede di quella che tanti appellano come “democrazia finanziaria”. Ma pochi risparmiatori si trasformano in investitori, ed ancor meno in gente capace di votare tutti i giorni, ovvero di giocare in borsa. Questi ultimi sono i grandi elettori di oggi, decidono se i governi debbano cadere o se debba bocciarsi la linea politica d’un partito. La Democrazia Finanziaria travolge e miete vittime nei paesi della zona mediterranea dell’Euro, dove la classe politica sembrerebbe in balia completa di fondi e società. Nell’areale mediterraneo del Vecchio Continente, la globalizzazione ha favorito che certi salotti economici scalassero i vertici del sistema democratico finanziario, e fino a relegare in un angolo politica e democrazia tradizionale. Proprio dalla new-economy è stato mutuato uno degli slogan più in voga nell’ultimo decennio, utilizzato anche in una pubblicità televisiva, ovvero “questa società cambia il suo momento di business ogni cinque minuti”. Lo scrivente da circa vent’anni spiega minuziosamente come i paesi dell’Europa mediterranea fossero assurti a “democrazie bancariamente protette” (equipollenti delle democrazie militarmente protette che un tempo reggevano il Nord Africa), chiariamo che anche nelle “democrazie bancariamente protette” si vota: si ricorre alle urne tutti i santi giorni, osservando rigorosamente il verdetto dei grandi elettori nelle borse.

In questi mesi (fino a marzo) vedremo gente parlottare di promesse elettorali, di fatto vogliono solo accaparrarsi la gestione degli affari bancari del triennio 2018-2021: ovvero gestire la moral suasion delle autorità di vigilanza, desiderose di ridurre il numero degli istituti di credito presenti sul mercato italiano, operazione su ordine di Ue e Bce. Così continuare sulla scia di Intesa Sanpaolo che ha acquisito le attività in bonis delle due popolari venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), Ubi ha preso i frutti del salvataggio di Banca Etruria (casa Boschi) e Banca Marche e Carichieti, mentre la Nuova Carife è passata a Bper (cioè la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna), Cariparma e Crédit Agricole hanno perfezionato l'acquisizione delle tre casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato…, ulteriori operazioni in questo 2018 riguarderanno le piccole banche aggregabili sotto il cappello dei poli costituiti da Iccrea e Cassa Centrale Banca. Corrono alle urne nel 2018 per continuare il gioco della “democrazia bancariamente protetta”: fatto di prede e predatori…Banca Popolare di Sondrio, Cassa di Risparmio di Cento, il risiko di Banca Popolare di Bari. Il Parlamento eletto da pochi cercherà solo di mettere una pezza alla pronuncia della Corte Costituzionale sulla riforma delle popolari: ecco l’obiettivo finanziario del Renzusconi.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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