Flat Tax? No grazie

Governo Conte, un esperimento nuovo e certamente interessante, che dalla sua formazione ad oggi spesso ci ha fatto, non dico sognare, ma provare un certo piacere quello sì! Un esperimento più nato dalla contingenza elettorale che spinto da motivazioni ideologiche, ma che indubbiamente vive di un dualismo che cerca di interpretare le necessità di frange diverse della popolazione. Una sua componente infatti occupa il posto di quella che una volta era la socialdemocrazia, fagocitata dalla macchina da guerra PD, l’altra interpreta (o cerca di farlo) le necessità della “borghesia nazionale”. La bacchetta magica della contingenza storica ha fatto sì che le necessità del “sovranismo” (termine fuorviante ma indicativo) cadessero all’interno del “contratto” giallo-verde, così ci troviamo oggi a sostenere l’esecutivo, seppur indirettamente e con ampia riserva.

Ma dove non si ha il coraggio, o in questo caso la volontà, di estrapolare l’azione di governo da una linea ideologica chiara e unitaria, si finisce a volte per fare l’interesse dei “padroni del vapore”, è questo il caso dell’attuale governo, parlando di Flat Tax. Sembra infatti che il governo Conte sia seriamente intenzionato a mantenere le promesse elettorali (caso strano per la politica italiana), come già annunciato dal vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia, ma anche dallo stesso Salvini, la riforma per la Flat Tax partirà già dall’anno corrente per quanto riguarda le partite IVA, partirà invece nel 2019 la Flat Tax imprese, mentre bisognerà attendere il 2020 per la Flat Tax famiglie.

Ma che cos’è la Flat Tax? E come funziona? La Flat Tax è un modello fiscale che si applica attraverso l’introduzione di una tassazione basata su un’aliquota bassa e unica per tutti, nel caso italiano si tratterà in realtà di una “dual tax”, il progetto infatti prevede l’istituzione di due aliquote al 15% e al 20%, in particolare per la Flat Tax famiglie è previsto un sistema di deduzioni forfettarie a scaglioni, fino ai redditi di 50 mila euro. Ricordiamo tra l’altro che tutte le detrazioni riconosciute per legge, saranno azzerate poiché sostituite dal regime delle deduzioni forfettarie; mutuo prima casa, ristrutturazione, risparmio energetico ecc.

Quindi tasse più basse, pagare meno pagare tutti! Non è sempre oro quello che luccica… Si stima che almeno nei primi tempi, questo modello fiscale dovrebbe diminuire (e di molto) le entrate nelle casse dello stato, è logico quindi che questo corrisponderà a pesanti tagli della spesa pubblica, e limitazioni dell’opera della macchina statale, inoltre avverrà presumibilmente una perdita delle detrazioni personali in base alle caratteristiche della famiglia. La cosa più grave però, è il vantaggio palese che sarà fornito ai più ricchi, per chi guadagna fino a 30 mila euro di reddito, i risparmi prodotti dalla Flat Tax a doppia aliquota sono bassi o inesistenti e sono favoriti i single rispetto alle famiglie monoreddito o numerose. Attualmente circa metà degli italiani dichiara di guadagnare meno di 16 mila euro l’anno e questa grossa fetta di contribuenti non vedrà alcun beneficio dall'introduzione della Flat Tax, o ne vedrà in maniera minima.

Abbassare le tasse è certo necessario, per dare la possibilità al retroterra produttivo di creare posti di lavoro reali e stabili, e conseguentemente per dare un senso compiuto a quel Decreto Dignità, che altrimenti finirebbe per difendere un lavoro che attualmente in Italia manca. Tuttavia questo non può voler dire favorire i ricchi e penalizzare i ceti meno abbienti, facendo gli interessi del grande capitalismo, e percorrendo ancora quella strada malsana che porta alla logica illogica dello stato minimo o per nulla presente, del “chi guadagna di più è giusto che paghi meno”, del pesce più grosso che mangia quello più piccolo, insomma la logica antisociale, a cui siamo abituati, del liberismo sempre più aggressivo.

Il problema vero, quando si parla di tasse, di lavoro, si stato, di società e di qualsiasi altra questione, è come al solito la mancanza della sovranità monetaria. Qualsiasi esecutivo che volesse davvero cambiare la società in meglio, dovrebbe innanzitutto ripensare il lavoro in chiave organica e corporativa, cercando di contemplare tutte le forze produttive della Nazione, e non regalare l’apparato statale ai privati, lasciando le necessità del popolo tutto, alla logica del profitto imprenditoriale di qualche mercante arricchito.

Nazionalizzazione della banca centrale, ricostruzione dell’apparato statale, nazionalizzazione delle industrie strategiche, socializzazione delle imprese. Tutto il resto è un palliativo o nella peggiore ipotesi, un regalo ai più ricchi.


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Editoriale

 

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