Averlo visto prima

[Queste righe estendono quanto recentemente scritto in Passaggio di proprietà]

Un passo alla volta ci siamo allontanati dal centro, dove le vie hanno un cuore. Procediamo ignari di noi stessi, pusillanimi, girando alla larga dall’eros della vita, mortificati nello spirito, esaltati dai consumi, convinti si tratti di progresso. Ora scambiamo l’edulcorata desolazione per realtà.

Se il tempo analogico dettava un mondo a misura d’uomo, quello digitale spezza il legame con la terra.

Nel primo, il senso della trascendenza da sé e dalla storia accompagnava le vite, dando loro conforto e speranza; nel secondo, ogni tradizione è stata sacrificata lasciando l’uomo più che nella solitudine, nella perdizione.

Il legame con Dio, il senso di sé come sua espressione, è stato sostituito da quello con il mercato. Prima si era, ora si ha. Prima ci si elevava, ora ci si abbassa.

La preghiera, la meditazione, la contemplazione, tutti espedienti di conoscenza, sono state spazzate via per favorire l’acquisizione dei dati necessari a svolgere il proprio compito sociale.

Al raduno comunitario spirituale, si preferisce ora esaltare l’individuo, sebbene al fine di renderlo ubbidiente. La creatività ha lasciato il posto alla ripetitività. La libera espressione dei propri sentimenti, all’esecuzione e replicazione di norme.

Se nella presenza in noi di qualche forma di trascendenza possiamo cogliere il senso dell’Uno, cioè di Dio, significa che abbiamo a che fare con le doti che permettono di ridurre l’arroganza che riempie la storia di conflitto e sofferenza. E di non mortificarci nell’esaurimento, in uno qualunque dei ruoli della commedia umana, cioè di ridimensionare l’io e le sue babeliche velleità. La presenza del senso del trascendente è il modo per andare oltre la storia del mondo e la nostra.

Si potrebbe riconoscere che, come i cinque sensi possono trattare il finito, la realtà materiale e generano l’altro, il sesto senso, il terzo occhio, la conoscenza attraverso la meditazione e la contemplazione, nonché quella empatica, maneggiano l’infinito ovvero ciò che sta dentro e dietro la materia.

Quelle modalità sottili di relazionarsi al mondo permettono di riconoscere la realtà come un solo corpo di cui tutti siamo espressione storica e in cui tutti siamo, come foglie di un albero, identici e necessari alla realizzazione della vita, le cui differenze riguardano soltanto la verità che le circostanze di nascita e crescita hanno la loro influenza sull’eternità.

Svuotato di natura, riempito di incantesimi, mosso da vanità, abbandonato dall’eros, l’uomo consuma l’esistenza snocciolando il maledetto rosario della nuova chiesa composta dalla satanica trilogia tecnologica, digitale, mercantile. “Lo vuole il mercato!” “Lo conferma l’algoritmo!” “L’ha detto la scienza!” sono le tristi pappe dentro i biberon che i nuovi arrivati succhiano tanto avidamente quanto inconsapevolmente di ciò che sono programmati a divenire.

La pubblicità di sempre meno padroni, anticipa la medicina da acquistare in farmacia, la notizia che cerchi sulla stampa, l’informazione che trovi nella rete, il paesaggio del tuo spostamento, la posta che ricevi, la pagina che apri, le facciate del quartiere. Nella cultura della materia, dell’effimero e dello spettacolo, in nome del mercato, dello scientismo e della salvifica tecnologia, non resta nulla della profondità del dono come modo, della bellezza come guida e del bene come meta. Averlo saputo prima, potrà dire chi si sveglia dopo.

 

Immagine: Il Pensiero Forte


Editoriale

 

L'urlo

di Adriano Tilgher

E’ qualcosa di profondo che esce in modo irrefrenabile e brucia in un attimo un’enorme quantità di energia. Può essere una manifestazione di grande gioia per il raggiungimento di un obiettivo a lungo desiderato o di profondo dolore per la perdita in modo irrecuperabile di qualcosa, di rinata speranza per l’improvvisa apparizione di una luce splendente in fondo ad un tunnel estremamente buio o di disperazione per l’atrocità dello spettacolo della realtà che si manifesta intorno a te, di travolgente passione per l’inebriante coinvolgimento in un difficile percorso di lotta e vittoria o di lancinante depressione perché non si vede nessuna via di sbocco o di fuga, di terrore per il timore di ciò che può accaderti o di coraggio per aiutarti a superare le tue paure.

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La Spina nel Fianco

 

Equinozio d'autunno

La parola “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” al giorno. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell’anno nei quali hanno inizio primavera e autunno. In questo giorno, il 22 Settembre, il Sole passa allo zenit all’equatore, sorge al polo sud, tramonta al polo nord e fa si che i raggi arrivino perpendicolari all’asse di rotazione della Terra. Porta d'ingresso dell'autunno, l'equinozio porta con sé una serie di profondi significati esoterici; il precipitare del sole, e con esso della luce, provocarono nell'uomo arcaico una sensazione di ansia per ciò che non poteva controllare né prevedere, ma anche il senso di forze cosmiche e occulte che dirigevano i fenomeni e le conseguenze ad essi associati. Non è un caso che l'equinozio abbia infatti una stretta connessione con tutto ciò che riguarda l'occulto, il sacrificio, la morte.

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