La spaccatura

L’impegno di alcuni a fare presente che le cose non erano proprio come ce le raccontavano pare non abbia graffiato neppure la vernice governativa. Eppure, ci sono segni per pensarla diversamente. Piccolo campione di redenzione sociale.

Il 16 maggio 2022 ho visto La Spezia.

Non erano studenti arrabbiati, facinorosi black bloc, non c’erano caschi e scudi improvvisati, né spranghe, mazze da baseball e bottiglie accese. Erano persone comuni, quelle che ci incrociano in tutte le strade tutti i giorni, con famiglia, responsabilità, rate, mutuo e anziani a carico. Non avanguardie bombarole, ma individui consapevoli fuoriusciti dall’amebico barilone del benpensiero.

Lo si capiva dai vestiti, dal taglio dei capelli, dal comportamento. Dall’età media, brizzolata e un po’appesantita. Segni di una matrice, se possibile, di polo opposto a quello sovversivo, strumentale, extraparlamentare, provocatorio. Segni di persone e basta – loro sì la maggioranza – incapaci di violenza. Alzavano le braccia contro il ministro della salute in visita alla città levantina. Urlavano “vergognati” perlopiù, e “assassino”. Unione spontanea di voci non organizzate, non politicizzate, facilmente dette no-vax.

Apparentemente, le molteplici e reiterate denunce informali e formali alle scelte e imposizioni relative alla protopandemia del governo e della politica, emesse da coloro che non hanno voluto né potuto sottomettersi al verbo venduto come scienza, non hanno prodotto granché. Nessuno schieramento parlamentare ha voluto rivedere le proprie posizioni prendendo le distanze dall’ordine governativo. Nessuno di questi ha creduto di dover denunciare l’estromissione di se stesso dal processo decisionale e democratico. Come un rompighiaccio timonato da remoto, la motonave Italia – nonostante le molteplici e reiterate denunce informali e formali – non ha modificato di un punto la rotta comandata.

“Apparentemente” però.

È La Spezia che lo segnala, lo dice, lo urla.

Se i numerosi argomenti relativi a intrugli, restrizioni, coprifuoco, confinamenti, tessera a punti, didattica a distanza, obbligo delle maschere, vigile attesa, censura, radiazioni, eroismi, ossigeni sicari, messe in scena, proclami di garanzie vaccinali, criminalizzazione e ciarlatanizzazione dei dissenzienti, effetti collaterali, great reset, 5G, digitalizzazione non sono riusciti ad arrivare al timone, hanno quantomeno avuto diffusione sufficiente affinché gente comune alzasse i pugni e urlasse “vergogna”. In un certo senso sociale, si tratta forse del maggior sintomo di un profondo dissenso visto in Italia.

Ma il tanto sopra elencato, composto da punti di convergenza di mille autori e critici, nonostante le evidenze a loro favore che il tempo ha già fatto emergere, non ha avuto la forza sufficiente a contrastare le linee guida ultragovernative, non ha ottenuto granché, neppure l’idea su come unirne il peso in un’unica testa d’ariete. Si potrebbe parlare di insuccesso se l’ottica fosse di tipo produttivistico. Ma insuccesso non è.

L’impegno dei mille individui ha invece generato o raccolto la spaccatura sociale. Popolo e istituzioni incredibilmente separati. Così come la dominante politica progressista si era liberata dei lavoratori, ora vediamo questi prendere le distanze dalle istituzioni. Se la storia è una risultante, non ci si può più esimere dal constatare il pieno disastro statale.

Nel processo di demolizione delle istituzioni, l’asservimento dei media – per quattro denari di governo – lascia interdetti, così quello dell’Ordine dei giornalisti, dei medici e di altro. Ma non è una spaccatura indesiderata. Non abbiamo a che fare con stupidi suicidi del palazzo. I nostri interlocutori sono oculati socio-architetti. Ciò a cui stiamo assistendo non è composto da tessere scriteriate.

Pare che qualcuno a La Spezia se ne sia accorto. La speranza è che si estenda. Ciò che non hanno potuto Sgarbi, Freccero, Agamben, Cacciari, Mattei, Mini, Orsini (quanto è valso per il Covid, vale ora per guerra della Nato), pare nei poteri di tutti i signor Rossi. Loro non scrivono, non rilasciano interviste, non partecipano a infect-show. Loro non credono più. Sanno che lo stato non li rappresenta. Sanno invece che quanto sentiranno dagli esponenti delle istituzioni sarà cosa di cui dubitare, cercheranno il vero significato oltre le parole.

L’ha detto la tv, da formula di verità è divenuta voce da cui guardarsi.

La spaccatura è ora una voragine.

 


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.