DDL Zan: il sovranismo delle lobbies

Se è vero che una rondine non fa primavera, figuriamoci un arcobaleno che spunta dopo un violento temporale estivo.

C’è stato bisogno di un carro di Tespi addobbato da giovedì grasso per risvegliare le coscienze di quella “politica” e di quei “politici” che si sono improvvisamente accorti di dipendere da dei patti stipulati con l’Altissimo in terra ed essere così, se non proprio asserviti, almeno al servizio di Santa Romana Chiesa.

Un rapporto un po’ ingrato, a dire il vero, contornato anche da un certo squallore delle affermazioni; dopo, infatti, non aver mai goduto dal dopo guerra ad oggi di una Sovranità nazionale, appesi tra l’aspersorio e la sottana a stelle e strisce, al soldo di “cosa nostra”, come nelle migliori “democrazie” illusorie che si rispettino, arriva il liquidatore di Italia, Prof. Dott. Ill.mo Mario Draghi, che urla ad un “bivacco di manipoli” che l’Italia è uno stato Laico.

Il tutto, vi chiederete voi, in un’epoca di povertà generalizzata post pandemia, sarebbe servito a far salva la pancia e l’anima di un “popolo” quello italiano? ebbene no.

Tutta la compagine di pseudo compagnucci e residuati tali si stanno battendo perché la si smetta di considerare “altro” quello che è “questo”.

Il concetto filosoficamente inteso andrebbe anche bene se il disegno di legge dell’On. Alessandro Zan non fosse contaminato da una irrinunciabile forma di razzismo altro, nato proprio dalla certezza che, tra qualche anno, non dovremmo solo possedere un green pass per girare liberamente ma nascondere anche di essere etero: oggi lo si deve perché a) richiama il turpe e vile carattere latino  e “machista” non solo passato di moda ma anche offensivo nei confronti delle pari opportunità oppresse da una visione escatologica alla “bunga bunga “ berlusconiano e ridotte così a mero oggetto del godimento dell’ inutile maschio e b) l’eterosessualità mette su due piani delle diversità di genere troppo evidenti camuffandole con i linguaggio che invece di essere romantico (roba vecchia quella) situa il “ sesso debole femminile” ( che però non si sa perché lo si voglia lasciare tale) ad una spanna sotto il dominatore uomo alfa.

Ora i soprusi vanno capovolti; la società post-freudiana ci ha raccontato la favola della frustrazione e dei traumi infantili e noi siamo tutti sotto la stessa cappa; è necessario, con forza e vigore, rendere allo Stato laico ciò per cui è nato: la sua laicità… o forse il suo laicismo?

Si però… Cavour che non era proprio l’ultimo arrivato questo lo aveva spiegato già a suo tempo non solo in un documento programmatico come si direbbe oggi, ma anche in quella breve frase quasi propagandistica che era appunto “ libere chiese in libero stato”; poi si è accettata, dopo Porta Pia, la benedizione Urbi et Orbi e le cose sono “ leggermente “ cambiate a me sembra anche se la colpa è e resta del Duce del fascismo ( come sempre il bersaglio più facile) che con i Patti Lateranensi ha sugellato definitivamente questo matrimonio cosa che ha poi reiterato il buon Bettino Craxi.

Oggi i tempi sono cambiati, è bellissimo perché siamo tutti uguali, la storia è ridotta ad un app dove Cristoforo Colombo è paragonato a Bokassa, si gettano statue di bianchi perché il Black Power avanzi, ci sono morti ancora di serie a e di serie b…

Ci pensa Zan; ogni epoca ne ha avuto uno del resto.

Finto rivoluzionario che ha capito che vanno adottate, in termini di legge, tutta una serie di “innovazioni” volte verso la società del mercato.

E allora mi chiedo quale dovrebbe essere questa grande differenza con la vendita delle indulgenze plenarie di Santa Romana Chiesa? Quale dovrebbe essere questo riconoscimento se “coppie etero di fatto” conviventi da anni ancora attendono che il grande e grave vuoto del diritto venga sanato con una legge a tutela degli stessi?

Il peggior modo -mi disse un mio compianto professore omosessuale - di vivere liberamente la propria omosessualità e di farla riconoscere come tale è quello di allestire il carnevale del gay pride.

Il DDL Zan, se lo si legge in ogni sua singola proposta, più che un disegno di legge è la rappresentazione del peggio che la “diversità” possa utilizzare per assurgere ad uguaglianza.

Nasce stortura; come stortura è un’epoca che fa sì che i bambini e gli adolescenti in generale possano fuggire principi azzurri, Biancaneve e Sette Nani perché ci raccontano i postumi infanganti di un’epoca che “non è più così” e poi invece possano essere accolti come normalità un Fedez o un Achille Lauro che, usando la “musica”, raccontano che la vita è un’altra e altro è il “genere” purché abbiano sempre la possibilità di una barca a vela armeggiata nel porto comprata con i …

Questa è la sintesi di quanto si vuole difendere e tutelare: Masaniello che diviene re e scorda di quando era vox populi o peggio ancora Gioacchino Murat che lotta per gli ideali di uguaglianza, fratellanza e libertà e poi come il buon Napoleone si incorona, lui stesso, re senza nemmeno troppo scomodare quel dio  scomodo che da crocifisso ora è divenuto salvadanaio dell’ Europa della BCE (con buona pace della Libertà).

 


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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