Fauci, le ulteriori mosse dell’élite globalista e la ricapitolazione all’Uno

Con le inequivocabili parole del portavoce mondiale del nuovo ordine terapeutico, l’americano Anthony Fauci, «non credo si possa eliminare il Covid. Possiamo controllarlo. Dovremo continuare a vaccinare con richiamo ogni anno o anno e mezzo», dobbiamo fare una ulteriore riflessione:

  1. a) l'emergenza non finirà e, con essa, non finiranno le misure d'emergenza. In altri termini, lo stato d'emergenza è la nuova normalità;
  2. b) la vaccinazione non sarà una tantum, ma sarà un vero e proprio "sacramento" da assumersi a cadenza periodica («ogni anno o anno e mezzo»), con grande gioia delle case farmaceutiche;
  3. c) se anche così non capite, allora vuol dire davvero che «il messaggio è irricevibile quando il destinatario è irriformabile», come ebbe a dire il compianto Costanzo Preve.

È curioso notare come nella società atomizzata o a distanziamento sociale, convivano perfettamente due paradigmi in apparenza in antitesi tra loro, invece addirittura l'uno sostiene l'altro: da una parte il cittadino è addestrato alla venerazione dell'aspetto fisico, del proprio Ego in vetrina, la generazione "Yourself" dove "sé stessi" è il mezzo e il fine, l'altro è il male che va tenuto a debita Distanza (almeno 1.5 metri); dall'altra parte il cittadino viene compresso, spersonalizzato, omologato, il volto viene travisato, annullando la sua individualità, la sua volontà d'essere, la sua libertà sacrificata alla collettività che detta la bussola, il pensiero è unico. Esso fa parte di un grande Ordine e dove vanno tutti deve andare anche lui, la strada è tracciata, la staccionata non va oltrepassata, nel gregge è al sicuro. Per chi osa fuggire la pena è la morte.

La società gassosa è il più grande esperimento di ingegneria sociale mai messo in atto, bisogna ammetterlo e riconoscerlo. Il cambiamento è tale da non lasciare dubbi sulla riprogrammazione – per usare un termine caro alla techné digitale – di ogni aspetto del vivere individuale e sociale. Se criminalizzare il dissenso è un aspetto centrale del sistema di propaganda, similmente avviene con la dissociazione cognitiva che viene indotta gradualmente in ogni persona, al fine di intorpidire fino all’atrofia la capacità di ragionamento. Ne è dimostrazione pratica la quotidiana mistificazione di ogni gesto che in qualche modo va’ nella direzione contraria alla narrazione unica, additando di eresia quanti affermano verità diverse e minacciando di scomunica del nuovo ordine sociale i blasfemi che hanno l’ardire di non praticare con devota riverenza il culto della mascherina e del tampone, del gel igienizzante e del vaccino sacramento.

Tutto deve riferirsi ad una nuova unicità, ad un Uno che non è, attenzione, quello divino di plotiniana memoria, bensì la divinizzazione del nuovo Uno del globalismo tecnocratico cosmopolita e liberalcapitalista. Ci perdonino i filosofi e i teologi l’utilizzo della lettera maiuscola, ma è una necessaria sottolineatura stilistica perché veramente i fautori della grande riforma mondiale hanno sostituito a Dio una nuova divinità il cui potere sull’umanità cresce e crescerà fino alla manifestazione finale. All’Uno mefistofelico, opponiamo l’UNO divino, la cui potenza si esprime anche attraverso di noi, che sempre più siamo chiamate ad esserne coraggiosa espressione e testimonianza. Il cambiamento in atto comporta la rielaborazione dell’inestimabile valore della Tradizione che ci viene in soccorso per oltrepassare il valico di questo nuovo mondo, fra le cui rovine, un giorno, vedremo splendere l’Era Nuova di cui siamo i portatori del fuoco sacro che farà luce e sarà sorgente di nuova vita.

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso» (Lc 12, 49).


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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