Draghi al Senato, dritti al transumanesimo senza passare dal via

Siamo fatti di corpo e anima. Abbiamo una coscienza, un cuore; muscolo involontario che pulsa poiché proviamo emozioni. Siamo umane creature create. Eppure stiamo diventando assemblaggi a riduzione meccanicista. L’uomo macchina avanza, prosciugando vitalità e la strada è spianata. Il mondo transumano con i suoi annessi irreversibili procede come ruspa invisibile su di noi e su ciò che di buono e giusto ci circonda. Senza guardarsi indietro il grande Leviatano divora tutto ciò che è dinnanzi, bollando la sapienza tradizionale come primitiva ignoranza e gettando i tentacoli neri sul futuro. L’immagine che ne viene fuori è quella di città fumose, di stanze buie dove monadi umane si aggirano stremate nel corpo e svuotate nell’animo. Eppure c’è ancora tempo; abbiamo ancora sangue vitale e anima per quanto tentino di prosciugarla e di depauperarla.

In forza di tale coscienza, vi è da prendere posizione oggi più che mai poiché il discorso fatto da Mario Draghi al Senato è irreversibile. Traccia un solco oscuro tra ciò che vi era prima ed un dopo già presente, in cui il dio tecno-digital sarà l’unico da venerare. Parole di nera pece quindi, in cui il presunto grande salvatore si permette di citare il Signore dei cieli. Ma ne siamo a conoscenza, il male si presenta come bene soprattutto in questi tempi ultimi in cui i falsi profeti la fanno da padroni. Ma la colpa è dei molti, poiché un velo è caduto sugli occhi degli uomini. Chi non sceglie, chi non sbatte le palpebre chiuse spalancandole, è colluso. 

«Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca» (Ap. 3, 16). Così è scritto nell’Apocalisse giovannea. Dei tiepidi sono piene le strade e le case. L’accelerazione degli ultimi anni ha reso inerti le menti e i cuori svuotandoli di coraggio e della forza della giusta azione.  “Niente sarà come prima” è forse l’unica frase che possiamo condividere con il banchiere che ha svenduto l’Italia e infangato questo antico e sacro territorio: la terra dei nostri padri.

Dalla bocca dell’elegante ex Presidente della Banca Centrale Europea, la destrutturazione dell’essere umano. Con compostezza inumana ha proferito di digitalizzazione, emergenza ecologica e telemedicina.  Le foche ammaestrate hanno applaudito; sono al sicuro nei loro fortini. La paura dilaga, ma solo per il popolo. Che fortuna!

La pericolosità di quello che sta accadendo impone posizioni nette e dure per i figli e per i figli dei figli, poiché uno dei cavalli di battaglia del seguace e dei seguaci del transumanesimo è proprio la vita, nel suo aspetto unico e sacro. La finta preoccupazione per l’emergenza climatica nasconde il progetto legato alla de-popolamento. Siamo di fronte al grande inganno dell’evoluzione green sostenibile. Inoltre alla riduzione organicista della moderna medicina viene così ad affiancarsi la telemedicina. Nessun corpo verrà toccato, la diagnosi sarà a distanza. Eppure sappiamo che la cura, così come la diagnosi, passa attraverso il contatto fisico, lo sguardo, la parola. Vi è una “efficacia simbolica”, per citare un breve saggio di Claude Lévi-Strauss, insita nel rapporto medico paziente; un ‘sentirsi agito’ che risana più di qualsiasi precauzionale distanza. Il nostro corpo è caldo e vivo. Poco ha a che fare con le macchine. Certamente la tecnologia medica è un aiuto indiscutibile ma non può essere unica protagonista.  Eppure dobbiamo essere resilienti, liquidi, adattabili, così come sarà il Piano Nazionale di ripresa.

Parola di moda resilienza, nonché altro inganno che ha portato gli individui ad adattarsi fluidamente a ciò che i governati decidevano e decidono. Ci vogliono come funamboli in bilico sul filo del precariato; eradicati delle nostre tradizioni di popolo; ci desiderano prigionieri di un eterno presente fluttuante che mai si concretizzerà in un orizzonte di salvezza e serenità terrena. Essere resilienti significa giustappunto essere schiavi. Chi cede a tale inganno- presentato come risorsa- abbassa il capo e rinuncia a qualsiasi rivalsa, a qualsiasi rivoluzione. Scacco matto! Il piatto è stato servito con grande maestria. Per chi ha cuore e si sente ancora umano in questo deserto metallico in cui ci donano ‘connessioni’ per tenerci lontani gli uni dagli altri, la risorsa giunge come sempre dall’antica sapienza.

Nel sacro testo della Bhagavad-Gita, il Dio Krsna esorta il guerriero Arjuna a prendere posizione e combattere contro i Kaurava; coloro che non hanno rispettato le leggi sociali e divine. Arjuna tentenna, esita. Nel santo luogo di Kuruksetra si ritrova dinnanzi ad amici e parenti. Sul suo volto di Pandava, lacrime e paura. Ed è in questo momento che precede lo scontro tra i giusti e gli iniqui, che ha inizio un dialogo sacro - tra il Dio e l’eroe - guida eterna per tutti gli uomini a venire. Un breve estratto a monito e guida.

«Ma se rifiuti di combattere questa giusta battaglia, certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai la tua fama di guerriero (…) Per chi segue questa via nessuno sforzo è vano, nessun vantaggio acquisito sarà mai perduto; il minimo passo ci libera dalla paura più temibile».  (Bhagavad-Gita, II, Vv. 30-40).


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