Un'epoca lunare

Intrappolati nei richiami eccitanti della modernità, noi fuggiamo il pensiero della malattia, perché ci specchia nella nostra finitudine, nell’ineluttabile destino della morte. E quando la malattia o anche il suo semplice pericolo esplode improvviso le nostre certezze crollano miseramente. Le psicosi corrono veloci, da capo a capo, come onde alte e violente. La forza dell’uomo si scopre fragile, la solidità un’illusione ben pubblicizzata. Quante cose può smuovere la paura! E questa è un’umanità che si contamina di paura, per questo nella quotidianità si veste di violenza, ma non di vera forza. Susciti una risposta emotiva e ottieni ciò che vuoi: il gioco è presto fatto. Come le maree danzano sotto il richiamo del piccolo disco d’argento, così questa è un’umanità che ha voltato le spalle all’astro celeste e diurno, per preferirgli la penombra lunare.

Alla maestosità lucente della metafisica che decifrava l’universo fuori e dentro di noi, abbiamo sostituito gli oscuri meandri della psicologia empirica. La prima è verticalità, slancio coraggioso che abbraccia i cieli e gli abissi in una rasserenante unità. Oriente e Occidente, Meridione e Settentrione, come i quattro bracci della Croce conficcati nella terra. La seconda affoga nei labirinti della psiche senza trovarne l’uscita; tutta orizzontalità e analisi. E così, mentre le scienze sacre, nella loro specifica complementarietà, esprimevano l’unità dell’universo in tutti i suoi piani (umano, cosmico e divino) come i diversi strumenti di una grande orchestra, le moderne scienze chinano lo sguardo sempre più corto sui frammenti caduti di una tela; del quadro però non sappiamo più nulla.

I regni e gli imperi, sintesi gerarchica che assicurava l’unità dei confini e l’ordinata armonia fra le parti, sono evaporati per debolezza interna aprendo la strada alle democrazie liberali, unica forma di governo tollerabile per questa degradata umanità. La guida, che ha da provenire dall’alto, da uno spirito saggiato nelle prove e rivestito di virtù, oggi emerge dal basso, cosicché le forze peggiori acquistano il comando. La democrazia si volge pertanto alla tirannide, suo compimento inevitabile.

Le arti plastiche e il lirismo epico hanno consumato i loro giorni, spegnendosi del tutto o divenendo ancor peggio copia mostruosa di se stessi. L’apollineo superiore, elevazione amorosa e metafisica, è stato fagocitato dal solo dionisiaco inferiore, forza magmatica e dispersiva. Ecco che, ad esempio, la solarità dell’architettura, regina fra le arti, si è oscurata, lasciando il terreno ad altre espressioni, prima fra tutte la pseudo-musica moderna, la cui natura ossessiva e lunare non oltrepassa il piano magico.

La ritmicità dell’alternanza fra giorni e notti che si faceva anche ritmo orante e creativo si è sgretolata nell’aritmia del lavoro senza sosta e del divertimento che prolunga le sue imprese sino allo spuntare di una nuova alba. Prodigi e conquiste della nostra era meccanizzata.

Persino il vestire, dal risaltare le forme e i caratteri del maschile e del femminile si è consegnato alla mescolanza priva di gusto, quando non addirittura all’inversione dei tipi, con uomini che paiono donne e donne che imitano gli uomini.

L’esperienzialismo, il soggettivismo, l’attivismo fine a se stesso, la ricerca nevrotica della sensazione, sono i marchi dell’attuale epoca. Il divenire che sovrasta le vecchie certezze dell’essere. Questa si può a ben diritto chiamare una vera rivoluzione antropologica. Al contrario, la severità dell’intelletto, l’universalità del pensiero che accoglie le leggi ontologiche, le mozioni che vengono dallo Spirito a guidarci verso le altezze divine, la quiete che non si lascia comandare dal numero, l’affinamento dei sensi interiori nella percezione di ogni presenza sottile sono le caratteristiche dell’essere veramente e compiutamente umano. Il Maschile e il Femminile sono due Archetipi, molto prima di risultare due precipitati psicologici e biologici. Stravolgendo tali principi si sconvolge ogni aspetto della vita personale e collettiva, dal più grande al più insignificante. Il principio attivo Maschile è stato deposto e deturpato e quello Femminile, complementare e passivo – nel suo senso tradizionale, beninteso – ha occupato anche l’altra metà del cielo, degradandosi a femmineo. Quando si prende una parte per il tutto ecco l’eresia e la tragica confusione. L’umanità è in balìa dei tumulti della sua psiche e dei suoi visceri, e la religione, unico argine alla deriva vi si è invece adeguata, prendendone forme e carattere. Così le masse si spostano e si urtano trascinate di volta in volta dalle eccitazioni corticali come dalle paure psicotiche; distese di acqua sotto il riflesso lunare, inconsistenti quanto pericolose.

Ma non lasciamo che lo spirito si rattristi, perché alle acque dell’incompiuto seguono sempre le distese asciutte del compiuto. È ora dunque, di innalzarci imperiosi sopra i flutti e raggiungere la terra che già si prefigura all’orizzonte, e qui poggiare i piedi e poi alzare il capo al sole che condensa le passioni, purifica i pensieri e segna nel cielo la sicura traiettoria ai nostri giorni. Occorre uscire alla luce per riacquistare la nostra regalità solare.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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