Che fine ha fatto l’estetica della musica? [3]

La scelta di Agostino, uno fra i tanti antichi ad aver scritto di estetica e di musica, scaturisce dal fascino che quest’uomo ha avuto ed ha ancora, e più nello specifico per la trattazione che fa della musica nel De Musica e gli aspetti estetici che in essa si riscontrano. Un autore della classicità cristiana non è forse “alla moda” per l’oggi; proprio per questo motivo, volendo rompere, per così dire, il ritmo della post-modernità, una melodia di altri tempi ci è sembrata la proposta migliore. L’opera di Agostino, infatti, offre spunti di riflessione e di confronto molto interessanti che sfidano la concezione della musica e dell’estetica musicale attuale, a partire dalla centralità della visione della Bellezza come collegata al Bene, all’ordine, ad un fine ultimo, alla Verità. Come tutti i filosofi antichi, in ispecie quelli che vissero l’avvento del Cristianesimo nell’Impero, anche lui è cosciente della necessità di dare un volto, una personalità ai concetti nobili ed eterni che la filosofia da sempre ha studiato, di pari passo con la metabolizzazione della cultura classica da parte della neonata fede cristiana.

Bisogna altresì riconoscere che parlare di Agostino non è affatto facile: su di lui sono state scritte un numero impressionante di opere, i suoi scritti sono stati letti e rifletti, criticati ed esaltati nel corso dei secoli senza fine, la sua personalità e il suo fascino, sia come uomo filosofo che come santo teologo ha colpito praticamente chiunque lo abbia letto o studiato, al punto da diventare il riferimento e l’ispirazione per tanti uomini di cultura dei secoli a lui avvenire. Forse più di ogni altro autore cristiano, Agostino è colui che incarna in sé l’umanità tanto vera e concreta e la santità mistica ed ascetica, ed ecco perché seduce coloro che si approcciano alle sue opere, perché in esse vi si trova una concretezza disarmante unita ad una trascendenza singolare. Davanti a tanta ricchezza, presentare il personaggio e le sue opere non è un lavoro facile ed inevitabilmente si finirà o per cedere ad una interpretazione personale, certamente non condivisibile da tutti, o travisare il suo pensiero non riuscendo a comunicarlo nella sua interezza e specificità. Forse, però, è questa una delle dinamiche tipiche di chi si trova davanti Agostino: lo stupore che lascia in ciascuno è diverso, unico, l’insegnamento che lascia è personale, cucito su misura e la sua eredità è da custodirsi nell’intimo della propria riflessione. L’originalità agostiniana non è solo una questione di stile: la sua filosofia è bella e sempre attuale perché estremamente vera, concreta, realistica, calata nel vivere umano, fondata su una esperienza personale diretta per poi elevarsi ai massimi sistemi, caratteristiche queste che si riscontrano anche nel De musica, considerato dagli studiosi un testo minore e settoriale rispetto alla ingente produzione di Agostino ma non per questo inferiore nella qualità e nelle proposte filosofiche. Questa originalità, questa brillantezza del pensiero è ciò che crediamo essere necessario per la contemporaneità; è la relazione fra Bellezza, Bene e Verità che riteniamo debba essere riscoperta, oggi più che mai, per rilanciare una estetica forte e saldamente fondata. E la musica, nostra compagna in questo viaggio che si chiama vita, sarà studiata ed amata con rinnovato stupore.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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