Circa Costanzo Preve: il bisogno

All'interno del Pensiero Forte che ci auguriamo di ravvivare, non può mancare la volontà di misurarsi con uno dei più profondi filosofi del Novecento italiano, Costanzo Preve, diventato protagonista non solo grazie alle sue idee e la sua particolare tassonomia filosofica ma anche per avere assunto posizioni dirompenti, in netta rottura con la dossologia politica della sinistra marxista, o della sua maggioranza autorizzata. Costanzo Preve, il cui lascito sta nella doppia “scalata”, a Marx ed al comunitarismo insieme, visti l'uno come caposaldo della vivacità dell'altro, ci ha lasciato non solo profondi scritti e cantieri aperti, ma anche una vera e propria scuola di giovani intellettuali e filosofi decisi a percorrere, con passi e cadenze diverse, le vie da lui indicate.

 Non ci illudiamo di ricomprendere in questo articolo e nei prossimi tutto il pensiero di questo filosofo, né l'autore ne ha d'altronde le competenze. Accanto all'invito a riprendere in mano i testi di Preve, questi articoli hanno come proposito quello di lanciare alcune intuizioni, proporre alcuni scorci e riflettere sulle rifrazioni del pensiero di questo grande intellettuale; partendo da Preve ma senza esaurirlo né glossarlo pedissequamente.

Costanzo Preve nell'ultimo testo di NovaEuropa ("Karl Marx, un interpretazione") si diffonde molto sul tema dei "Bisogni" riconnettendosi ad Hegel ed ancor prima ad Aristotele. Per il filofoso torinese il concetto di Bisogno, contrapposto a quello di Merce e di desiderio, emerge immediatamente una volta che si porti fino in fondo la critica marxista all'economia politica senza quindi confondere Marx con gli economisti politici "di sinistra" (Lassalle, Proudhon, ecc).

 Il Bisogno è sostanzialmente la realizzazione del concetto di "natura umana", cioè quel tanto di lavoro (in oggetti, energia e servizi) necessari all'uomo, ed è naturalmente contrapposto al desiderio, che è per sua costituzione infinito e competitivo. Il Bisogno senza comunità diventa presto desiderio dove una certa abbondanza lo renda possibile e pensabile. Senza comunità, che tiene fermo il Bisogno, non c'è differenza tra Bisogno e Desiderio, motivo per il quale qualsiasi comunitarismo volontaristico nato in epoca apertamente capitalistica (età del desiderio) è solo ed esclusivamente una lotta contro l'entropia ad enorme costo politico e filosofico: il Bisogno nell'età corrente diventa per forza Desiderio tramite una costante opera di sofisticazione (attraverso il concetto di Libertà).

 Esplorare nuovi concetti con cui definire le cose che utilizziamo è di certo necessario, ma senza illudersi che una vittoria semantica sia di per se' utile: il Desiderio rimane Desiderio anche se lo chiamiamo Bisogno, e se gli diamo la parvenza di "Moralità" otteniamo solo un qualcosa di tragicomico.

 Tommaso Campanella ci offre una riflessione interessante: gli abitanti della Città del Sole non hanno desideri, giacché sono insieme "ricchi e poveri". Ricchi di possibilità reali, poveri di superficialità. Tradotto in linguaggio socioeconomico essi non hanno Bisogni inespressi perché nulla gli manca (ricchezza) ma hanno rinunciato ai desideri giacché hanno eliminato dal loro orizzonte i desideri (povertà). Il Desiderio d'altronde è propriamente quel che sbilancia e che rappresenta la mercificazione pura mentre il Bisogno è ciò che da reali possibilità di essere esaudito.

 La situazione si capovolge se il soggetto è la Comunità: in tal caso la Comunità non ha bisogni, giacché i suoi componenti non hanno desideri e si sostengono da soli, ma ha desideri, perché in questo modo realizza i reali desideri inespressi della Comunità.

 Concludendo: l'unica sostituzione valoriale, sempre che la via filosofica sia aperta (cambiare la mentalità per cambiare il reale) non è sulla limitazione moralistica e castrante dei desideri ma sulla loro soppressone integrale.


Editoriale

 

Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

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La Spina nel Fianco

 

Don't look up

24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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