I millennials, la generazione perduta - la mancanza di riferimenti

La mancanza di solidità alle quali aggrapparsi, il sentimento di inadeguatezza e spaesamento che contraddistingue i giovani, sono la cifra della condizione di sofferenza degli stessi nell’epoca corrente postmoderna. Uno dei sintomi peggiori del malessere generazionale che investe i millennials è certamente l’assenza totale di riferimenti di qualsivoglia natura; religiosi, culturali, educativi in genere, causa e conseguenza quindi di una confusione interiore, che si traduce in una difficoltosa “uscita dal nido” e un’impossibilità dell’affermarsi della propria identità. Questo ovviamente a cascata investe tutto ciò che riguarda i rapporti sociali all’interno dei quali si dovrebbe sviluppare la società.

Il ponte essenziale della continuità storica tra generazione passata e generazione futura è l’educazione, ovvero il risultato del rapporto conflittuale tra “maestri” e allievi”, che nella storia si è sempre risolto con la vittoria della seconda parte, costituita dalle “nuove leve”, che avevano appreso contenuti e metodi appartenenti al passato, e li avevano contestualizzati e proiettati nel futuro. Oggi questo meccanismo si è tragicamente inceppato. I maestri, intesi come tutti coloro viventi o non viventi, i quali erano in grado con la loro produzione culturale, con le loro azioni e con i loro esempi, di operare una salda educazione nei giovani, in passato assumevano chiaramente la figura di riferimenti ben precisi ai quali i più giovani si appoggiavano e con i quali entravano naturalmente in conflitto, al fine di produrre sintesi nuove e ricche di contenuti.

L’antinomia che sta alla base del rapporto tra maestri e allievi, quindi alla base dell’educazione umana, oggi pare essersi interrotta. La frenesia e la velocità estrema della società moderna, le trasformazioni sempre più drastiche e repentine imposte dalla tecnica, hanno mutato questo mondo sì che i maestri non sanno più riconoscerlo, e non possono più adattarvisi. I giovani da parte loro riconoscono l’anacronismo della vecchia generazione e non hanno più la capacità di comunicare con essa. Scriveva Ugo Spirito ne “L’avvenire dei giovani”: “(…) i giovani, privi di qualsiasi fiducia nei maestri e nei valori tradizionali da essi rappresentati, rimangono privi di ogni capacità di orientarsi e di costruire la nuova realtà. (…) Le difficoltà da superare diventano immani e l’affermazione delle nuove generazioni è necessariamente ritardata in modo inverosimile”.

Tutto questo unito all’impianto filosofico postmoderno, che è poi rappresentato dallo sviluppo ideologico del sessantotto (pensiero), che lo stesso Preve definiva “mito fondativo della post-modernità”, poiché pone le basi per la fondazione del nuovo capitalismo con il quale oggi abbiamo a che fare; la liberalizzazione totale dei costumi e della società, la sconnessione pretestuosa dell’uomo da ogni presupposto comunitario, ha portato i millennials a rimanere senza riferimenti, totalmente atomizzati, senza passato e senza futuro Essi cercano rifugio in quelle che Bauman definiva “comunità fittizie del web”, social network e altro, seguendo pedissequamente esempi negativi, oppure cercano di fuggire un presente che li ha partoriti ma che non sa dare loro un futuro, abbrutendo le loro vite nell’alcol, nella droga, operando una distruzione sistematica del proprio io.

È quindi doveroso creare una nuova sintesi, che ponga le basi per la ricostruzione dello stato ormai distrutto dal turbo-capitalismo, e quindi per la ricostruzione della comunità. Di una comunità umana, nazionale, identitaria, che sappia dare una direzione netta e sicura ai giovani e quindi al futuro, non già della sola nazione, ma di tutta l’umanità.


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Editoriale

 

Il cappio al collo

Di Adriano Tilgher

Un vero cappio quello che il “salvatore dell’Italia”, Mario Draghi, ci sta mettendo al collo con le linee guida per l’utilizzo degli oltre 200 miliardi che stanno arrivando dalla UE. Questi soldi, non solo indebiteranno le nostre future generazioni, ma sono vincolati sia nell’utilizzo, che alle riforme da attuare. Utilizzo e riforme potentemente condizionati dalla volontà dei tecnocrati di Bruxelles. Su queste basi si muovono sia la riforma Cartabia della giustizia, in parte inutile perché non tocca temi fondamentali, quali la separazione delle carriere ed altro, in parte dannosa, perché restringe i margini del giusto processo, sia la legge Zan, una legge che discrimina, penalizza, diventa fonte di odio.

 

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La Spina nel Fianco

 

Carlo Vichi - imprenditore, genio e galantuomo

“Il futuro non è più quello di una volta” (Paul Valery)

21 ottobre 1422 con la morte di Carlo VI di Francia detto "Il folle" viene pronunciata per la prima volta una locuzione universalmente riconosciuta, utilizzata per annunciare la morte di un sovrano e contemporaneamente annunciarne un successore. «Le Roi est mort, vive le Roi!», (Il Re è morto, lunga vita al Re!). Il 2 giugno 1992, nel porto di Civitavecchia il panfilo personale della Regina Elisabetta, Il Royal Yacht “Britannia”, era in attesa di imbarcare importanti ospiti per una minicrociera verso l’isola del Giglio. Su quel panfilo, fu decisa la privatizzazione dell’Italia e la progressiva distruzione dell'imprenditoria Nazionale. A bordo, oltre a finanzieri banchieri e dirigenti di multinazionali, un noto comico italiano, che pochi anni dopo fonderà un partito Politico con l'intento di intercettare un’eventuale dissenso a questa strategia. Ad introdurre il consesso, l'allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi. Fu lui ad aprire i lavori, con una relazione introduttiva sui costi e i vantaggi delle privatizzazioni. La piccola e media impresa Nazionale deve essere aiutata nelle pratiche di fallimento, e svenduta sul mercato internazionale. Il nostro paese ha dato natali ad imprenditori visionari e spesso controcorrente, fra i tanti pensiamo ad Adriano Olivetti o Gaetano Marzotto, uomini semplici, "Self-made man", come canonizzato dalla cultura Statunitense. Uno degli ultimi eroi dell'imprenditoria Italiana, un bastian contrario, come piace a noi, si è spento nella sua città adottiva Milano circa un mese fa, il 20 settembre 2021, all’età di 98 anni, Carlo Vichi, leader indiscusso delle Tv a tubo catodico, che con la sua M.I.V.A.R. negli anni 80 e 90, entrò praticamente in tutte le case degli italiani, offrendo un prodotto economico ed allo stesso tempo tecnologicamente all'avanguardia.

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