Nazionalizzazione, una dolce parola

Esiste una legge non scritta che è superiore a qualsiasi altra norma, la legge morale. Essa deriva direttamente dall’etica della “sete di giustizia” di cui si parla nel Vangelo, e la sete di giustizia è un sentimento molto importante, adatto a definire l’etica e la morale di un popolo in quanto essa non è misurabile, è soltanto constatabile, non è categorizzabile nel razionalismo liberale, è tale per natura.

Questo concetto ci fornisce la chiave di lettura corretta ad analizzare una questione che finalmente è tornata alla ribalta nell’ultimo periodo, le nazionalizzazioni. Dopo il disastro del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 Agosto e costato la vita a decine di persone, qualcosa sembra essersi mosso all’interno dell’esecutivo e nella percezione generale riguardo il tema delle nazionalizzazioni. Sembra assurdo che ci sia voluta una strage per capire come la gestione privata della cosa pubblica sia fallimentare, e basata non sulla garanzia di servizio alla comunità, ma ovviamente sugli utili d’impresa.

Autostrade per l’Italia è una società per azioni nata nel 2002 che ha in concessione la gestione e la rispettiva manutenzione delle autostrade. La società fa capo al gruppo Atlantia, che ne possiede il 100% del capitale sociale e che fa riferimento, come maggior azionista, alla famiglia Benetton. Un prodotto insomma della criminale campagna di privatizzazioni e liquidazioni dei pubblici istituti iniziata indicativamente negli anni ’90, la quale ha distrutto gran parte dell’apparato statale, delegando e concedendo ai privati oneri e utili di gestione. Alcuni numeri di contesto; Autostrade per l’Italia nel 2017 ha ottenuto ricavi per 3,94 miliardi di euro, di cui 3,59 miliardi soltanto di pedaggi, con un utile netto di circa 1 miliardo di euro.

Miliardi di euro che evidentemente la famiglia Benetton non ha ben investito nella manutenzione e nella gestione della infrastruttura autostradale. Parlavamo prima della legge morale come prodotto dell’etica della “sete di giustizia”, ebbene in questo senso, senza cercare di fare del giustizialismo spicciolo, la sete di giustizia del popolo e della Nazione tutta, deve necessariamente essere placata con un’opera di nazionalizzazione totale delle aziende strategiche per l’Italia. Perché? Semplicemente perché è moralmente giusto e doveroso che tutto quello che dovrebbe essere al servizio della comunità nazionale, non sia soggetto alla legge del tornaconto, ai giochi di borsa, alle speculazioni private e quant’altro, bensì sia gestito dallo Stato e da nessun altro.

Seguendo questo ragionamento, con buona pace di tutti i liberisti che in questi giorni si sono indispettiti, fa molto piacere sentire dai banchi del Governo l’ipotesi di nazionalizzare Autostrade per l’Italia.

Al di là dei fatti avvenuti a Genova, la questione delle nazionalizzazioni possibili ed eventuali, si lega ad un altro grande tema, usato spesso più in senso contingente che compiutamente ideologico; il tema del sovranismo. Questo governo ci piace, l’abbiamo detto e reso evidente in più di un articolo, tuttavia è necessario ricordare che non può esistere nessun sovranismo senza una seria e ragionata campagna di nazionalizzazioni. Poiché il sovranismo non è contingenza elettorale, il sovranismo è una cosa seria, e racchiude in sé le necessità di un popolo che deve per forza di cose riconquistare le sovranità perdute, per ricostruire lo stato sociale e nazionale che fu, e che da tempo ormai è sopito.

Questo Governo ha una grande possibilità, prenda coraggio e realizzi non quello è che possibile, ma quello che è necessario, giusto e doveroso. C’è bisogno di una grande campagna di nazionalizzazioni, non solo delle autostrade, ma di tutte le aziende strategiche per la comunità nazionale; energia, trasporti, acqua, armamenti ecc. In un mondo che rassomiglia ad una giungla sociale, impervia e privatizzata, la parola nazionalizzazione è una dolce parola.


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Editoriale

 

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