Scuola di Pensiero Forte [15]: l’etica personalista per una politica forte (parte prima)

Constatata l’esigenza di una etica che fondi la politica e quindi la società, vogliamo provare a proporre quella che, seguendo lo sviluppo umano nei secoli, si è rivelata essere la più vincente, costituendo l’impalcatura delle grandi società e nazioni: l’etica personalista.

 

L’etica personalista ha anzitutto una fondazione metafisica: la dignità o perfezione della persona. La persona possiede in sé una certa perfezione infinita di tipo relazionale.

 

Questa la riconosciamo partendo anzitutto che l’uomo, in virtù della sua natura intellettuale, ha nella sua dignità il richiamo a fare di sé un essere universale, così come ci ricorda San Tommaso d’Aquino “ questo fatto stesso che la sostanza di tutto ciò è la causa dell'intellettuale, che comprende di tutto l'essere” (Contra gentiles, II, 98). L’ essere umano è un soggetto costitutivamente chiamato ad entrare in comunione con l’intero ordine dell’essere, ed effettivamente unito ad esso man mano che lo conosce ed ama. Nella sua relazionalità, dunque, l’uomo possiede tutte le perfezioni, come riporta l’Aquinate “di ogni natura razionale ha l'infinito o in atto o in potenza” (Compendium theologiae, 103).

 

Quando si pone la dignità o perfezione infinita dell’uomo nel semplice fatto di essere ciò che è in sé, senza considerare la sua capacità di crescere e migliorare grazie alla relazione intenzionale con ciò che lo circonda, la sua dignità cessa di avere un significato razionale, perché viene svuotata del suo contenuto oggettivo. Lo scrittore, poeta e filosofo russo Vladimir Solov’ev scriveva a tale riguardo “Affermando se stesso al di fuori di ogni altra cosa, l’uomo rende inevitabilmente insensata la propria esistenza, si priva dell’autentico contenuto della vita e trasforma la propria individualità in una forma vuota” (Il significato dell’amore e altri scritti, II, 3)-

Poche cose nella vita sono più evidente della propria finitezza. Ma ne parleremo più avanti.

 

Dobbiamo perciò affermare che, se qualunque uomo è un essere degno – se ha una dignità umana – è perché possiede relazionalmente in sé la perfezione degli essere che è chiamato a conoscere ed amare. Ognuno possiede una dignità costitutiva o essenziale, che è quella di raggiungere il proprio fine; però, soltanto l’effettiva realizzazione di questo gli conferisce una dignità effettiva.

 

Pertanto, l’esistenza, lo sviluppo e il permanere della nostra dignità umana sono relazionali. Il filosofo canadese Charles Taylor sottlineava che soltanto vivendo ed agendo in un mondo in cui la Storia, le esigenze della Natura, le necessità del mio prossimo, la cittadinanza, la vocazione personale, hanno una importanza essenziale, soltanto allora potrò concludere che la mia identità on è banale, bensì qualcosa di molto, molto serio.

 

Questo ci spinge a riflettere sull’importanza degli esseri con cui abbiamo a che fare, nello stabilire le nostre relazioni, perché ciò determina tanto della realizzazione e autentica felicità della persona.

 

Ma, a questo punto, ci si può chiedere se la dignità o perfezione relazionalmente infinita della persona umana sia sufficientemente dimostrata. No, almeno non in ultima analisi. Questo perché la capacità del soggetto umano di entrare in comunione con gli altri è insufficiente per fondare una sua perfezione incommensurabile. Neé giova tantomeno riconoscere che il soggetto ama una perfezione relazionalmente infinita, poiché in tal casa si cadrebbe in un circolo vizioso (tipicamente kantiano) senza soluzione, in cui la dignità della persona si fonda sempre sulla dignità dell’altro.

 

Solo se si supera questa prospettiva meramente orizzontale, aprendone una verticale, e quindi trascendentale, si potrà giustificare l’attribuzione della dignità autentica dell’uomo.

 

Nel pensiero classico, soprattutto antico e cristiano, la persona umana è “immagine di Dio”, Colui che costituisce il fondamento ultimo della dignità umana.

 

Più avanti, nella seconda parte, cercheremo di spiegare la correlazione fra etica personalista e fondazione del pensiero forte.

 


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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