Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

 

In questi lunghi decenni trascorsi dal 1945 alcuni uomini, anche se da me politicamente non condivisi, hanno provato a riscattare l’Italia e a ridarle un volto autonomo ed una nuova identità, ma sono finiti tutti male. È il caso di Enrico Mattei che incaricato di liquidare la fascistissima AGIP, ne fece invece una multinazionale del petrolio e, con la sua creatura, l’ENI, diventò un concorrente serio delle famigerate “sette sorelle” che si spartivano il controllo mondiale dell’energia. Questo consentì la rinascita dell’Italia con il famoso “boom” economico; ma questo portò anche all’attentato che uccise Mattei.

È questo il caso anche di Aldo Moro, che, cercò a modo suo, di dare una linea politica autonoma all’Italia e finì sequestrato ed ucciso dalle Brigate Rosse. Ma è anche il caso di Bettino Craxi che tentò di ridimensionare l’invadenza americana in Italia e di impedire la privatizzazione totale della Banca d’Italia, decisa fuori dai nostri confini con la complicità di alcuni traditori nostrani. Craxi, come tutti sappiamo, è morto in esilio, come unico capro espiatorio di un sistema di finanziamento dei partiti che era proprio di tutti i partiti.

Oggi, in politica, non c’è più nessuno che aspiri ad avere le chiavi di casa, i nostri politici sono contenti di essere presi per i fondelli ed umiliati dagli emissari dei poteri forti o delle nazioni che desiderano prendersi l’Italia e ci stanno riuscendo. Anche quelli che, per squallidi motivi elettorali, si definiscono patrioti, non amano la nostra terra. Non denunciano la sua profanazione, ma corrono a iscriversi a quegli istituti internazionali attraverso i quali i nostri padroni dettano il modo di demolire la nostra Italia, come l’Aspen Institute. Sono gli stessi che candidano Berlusconi alla Presidenza della Repubblica e lo definiscono patriota, chiarendo così il concetto che loro hanno del patriottismo.

Invece esiste una società di valorosi che sta scendendo in campo per salvare l’Italia dalla dissoluzione: professionisti di valore che hanno dato vita, il 3e il 4 gennaio u.s., ad una due giorni significativa con dibattiti ed interventi di spessore che hanno fatto vedere un’Italia di qualità pronta ad esporsi ed assumersi impegni e responsabilità per amore della nostra terra. Gente dalle più diverse provenienze politiche unite solo dall’amore per la nostra terra ed il nostro popolo e per la tutela delle libertà fondamentali di tutti.

Sono i prodromi di una nuova identità che può e deve caratterizzare l’Italia del futuro, quella che risorgerà dalle ceneri che questa genia di nuovi barbari, venuti da Parigi, da Londra o dalle capitali internazionali della finanza, hanno lasciato. Una buona notizia in un periodo in cui gli stregoni dell’inoculazione forzata stanno dando gli ultimi colpi di coda per assoggettare i numerosi focolai di resistenza.

Spero che lo scontro non degeneri e che tutto finisca presto; devo però ricordare a tutti che il nemico non è il Covid ma ciò che dietro il terrorismo di stato si sta nascondendo ovvero la dissoluzione dell’Italia.

Non mi aspettavo una così numerosa e agguerrita resistenza da parte degli Italiani alle imposizioni senza senso, né scientifico, né giuridico, ma solo politico.  Sono gli Italiani che chiedono a viva voce di riavere le chiavi di casa.

Spero che lo comprendano anche i vaccinati perché l’Italia deve essere una ed indivisa.

Con questo auspicio si apre un nuovo e diverso 2022.

 

Immagine: https://illuminations-edu.blogspot.com/


Editoriale

 

Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

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La Spina nel Fianco

 

Don't look up

24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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