Questo mese di Maggio a finire

Il mese di maggio va concludendosi così come cinquant’anni fa in una Parigi blindata e tetra andava a morire la contestazione giovanile. Il Quartiere Latino e la Sorbona si preparano a ritornare deserto. Charles De Gaulle si è preventivamente assicurato il sostegno dell’esercito di stanza a Metz incontrando il generale Massu (a lui avversario fin dal tempo della rivolta di Algeri); ai Campi Elisi sfila un milione di benpensanti, giacca e cravatta, premessa della ‘maggioranza silenziosa’, becera vile reazionaria; il Partito Comunista, servile a Mosca, si fa garante di votare in Parlamento per lo scioglimento di gruppi e gruppuscoli dell’estrema sinistra.  A pedalare affascinanti quelle ‘biciclette di Shangai’, come canterà Franco Battiato, continuano a illudere idealisti e sognatori sull’autenticità della ‘rivoluzione culturale’.

Dopo aver partecipato, intrufolatomi con ardito cipiglio, ad un incontro di solidarietà italo-francese nell’aula magna di Filosofia, alla Sorbona (che palle! Vano il tentativo di circuire una biondina esile e sgraziata esaltando la partecipazione a creare il mito di Valle Giulia. Unica nota positiva, la visita alla tomba di Brasillach), quali medaglie al merito può vantare Bastian Contrario? Poche e immeritate... Un po’ di piazza con bastoni e barricate, qualche notte in facoltà occupate, una o due molotov con lancio maldestro, sempre in cerca e in bianco di figa... Ora ricordo: elezioni a Roma (forse per il rinnovo del Consiglio Comunale), vado e sulla scheda in bella grafia ‘Viva Hitler viva Mao viva la Rivoluzione!’, facendo ridere una scrutatrice che, conoscendomi da anni, non ebbe dubbi sull’autore anonimo.                                                                             

Fa caldo. Apro la finestra contando sul gioco di corrente tra una camera e l’altra. Sulla t-shirt (con le mutande quali unici indumenti) una frase del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset ‘Una società non è tale senza un’aristocrazia una élite’. Fuori strali e impuntature a formare o meno il nuovo governo, per un ministro talmente eretico da essere ebreo (il cognome lo suggerisce) massone (l’ho letto da qualche parte) da sempre in combutta con uomini del potere e della finanza. Aristocrazia ed élite, se ci siete, battete un colpo! Intanto mi arrotolo nel definirmi un anarcofascista, a capirci libertario nei diritti e fascista nei valori. Consapevole – né offeso né rattristato – che non frega a nessuno. Come questi cinquant’anni, anniversario del ’68...


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Editoriale

 

Cretini? Forse. Traditori? Possibile

di Adriano Tilgher

La nostra Italia vive un momento difficile, molto difficile. Ma le cause non sono solo la pandemia e la crisi economica che ne consegue è, anche e soprattutto, il modo di agire della nostra classe dirigente, sia politica che amministrativa che tecnica. Ancora non si è capito o si finge di non capire che il Covid e le sue varianti sono qualcosa con cui si deve convivere finché non si troveranno delle cure appropriate, che, a mio avviso, si sarebbero già trovate se si fosse dato seguito alle indicazioni dei tanti coraggiosi medici che sul campo hanno, in numerosi casi, sconfitto la malattia. Invece si è preferito dare seguito al leggendario “vaccino” che non solo ci è costato tanto, ma non risolve il problema, perché da sempre scarsamente efficace e soprattutto i suoi effetti, per il momento solamente lenitivi, decadono in tempi molto brevi.

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La Spina nel Fianco

 

I biscotti di Korzybski

Primo dopoguerra, durante una lezione, all' "l'Institute of General Semantics," il suo fondatore il, filosofo e matematico polacco Alfred Korzybski si interruppe prese dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco e ne offrì agli studenti, dopo che molti avevano mangiato e gradito, Korzybski tolse il foglio bianco mostrando l'etichetta, sulla quale c'era scritto “biscotti per cani”. Gli studenti vedendo il pacchetto rimasero scioccati, alcuni si precipitarono verso i bagni tenendo le mani davanti alle bocca. L’inventore della “Semantica Generale” (GS) voleva dare dimostrazione pratica del fatto che gli esseri umani non si nutrono solo di cibo, ma anche di parole, in pratica è la lingua che determina la nostra visione del mondo. Ciò va a vantaggio di chi voglia operare una ridefinizione del mondo percepito tramite il linguaggio, come superbamente descritto da Orwell nel suo “1984”:

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