Scuola di Pensiero Forte [9]: collettivismo e spersonalizzazione

Riprendendo quanto detto la scorsa volta, vediamo anzitutto il collettivismo.

Il collettivismo è la concezione antropologica che sostituisce la persona con concetti generali, come gruppo, classe, società o anche umanità più in generale. I concetti, per, non possono essere amati, solo le persone sono capaci di ricevere e dare amore. Perciò, l’amore propugnato dai collettivisti ad esempio verso l’umanità, altro non è che filantropia vaga e astratta. Non di rado, alla base di queste tendenze si nasconde un risentimento verso i vicini: il prossimo, la famiglia, la patria.

Il risultato del falso scambio delle persone con le idee produce una serie di paradossi: l’amore all’umanità convive con la distruzione di milioni di persone, la preparazione di un paradiso sulla terra con la devastazione della natura, ecc. D’altro canto, nel processo di socializzazione della persona non si tiene conto delle differenze individuali se non che per annullarle; e anche se sono promosse per lo meno a parole, la partecipazione e la solidarietà non si fanno dipendere più da un atteggiamento libero e responsabile, ma forzato. Di conseguenza le persone diventano invidiose di quelli che hanno più capacità, talenti, cultura e ricchezza, per cui nessuno vuole intraprendere azioni che lo possano portare alle luci della ribalta: nessuno deve essere più degli altri e, dunque, tutti sono meno di quanto potrebbero e dovrebbero essere.

Collettivizzare necessariamente spersonalizza la persona. L’unicità ed irripetibilità che ognuno ha viene ridotta ad una amalgama di concetti o di propositi, ma mai realizza perfettamente il fine proprio della persona, che è più facilmente vista come individuo. Sebbene vedremo l’individualismo più avanti, dobbiamo per comodità fare presente che il “fare di tutta l’erba un fascio” e il considerare la persona come mero individuo, sono ideologie figlie di una stessa madre. Nel collettivismo, non importa chi sei, ma importa solo di cosa fai parte; nell’individualismo non importa di cosa fai parte, ma nemmeno chi tu sei, perché devi essere funzionale ad un eventuale tutto indefinito.

Sotto il profilo politico, ecco che appare chiaro che il collettivismo punta ad annientare il finalismo di ogni uomo, ordinandolo non al bonum communis, al Bene comune, bensì sub-ordinandolo ad una perdita del sé che provoca l’apatia politica e l’inazione sociale. Lo abbiamo visto in alcuni dei regimi totalitari passati e presenti, nei quali non è dato alla persona di autodeterminarsi con una scelta per il fine politico. Accade così che il sistema collettivista genera l’instabilità del suo stesso paradigma, perché non appena viene a mancare l’adesione attuativa al suo essere, l’impalcatura degenera e crolla.

Come tutti gli “ismi”, porre al centro il collettivo, sacrificando ciò che ognuno meravigliosamente  e personalmente è, si tratta di un errore culturale e politico con terribili effetti.

È altrettanto certo, non possiamo negarlo, che la solidarietà e il desiderio di un impegno per gli altri è proprio di ogni essere umano. Alcuni studiosi hanno distinto fra due tipi di inclinazione sociale: l’ associazione o società e la comunione o comunità. Li vedremo più avanti.

 


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

di Adriano Tilgher

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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La Spina nel Fianco

 

Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica. 1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito. In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

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