Analisi politica sopra le linee [2]

Come dicevamo, si è cercato di creare, attraverso l’esaltazione del liberismo, il mito del trionfo del capitalismo, ovvero di un potere impostato tutto su rapporti economici, e si è cercato di convincere i popoli della ineluttabilità di questo potere estraneo alla reale complessità della  natura dell’uomo.

Il dato più preoccupante è che questa dottrina ritiene di ridurre i problemi dell’umanità ad un semplice scontro di interessi economici.

Il mito di questo trionfo, basato su suggestive parole d’ordine quali “pace mondiale”, “benessere universale”, cozza con la realtà che si è creata in tutto il pianeta; ma trova il suo limite anche nelle nuove economie emergenti, come la cinese e l’indiana, che, servendosi del lavoro schiavistico, riescono a creare dei possenti contropoteri economici. “Fame mondiale”, “emigrazione selvaggia”, “genocidi tribali” sono il frutto del nuovo razzismo, che vuol far finta di non conoscere l’esistenza delle differenze culturali tra i vari popoli in nome del mercato unico mondiale. Nelle nazioni cosiddette sviluppate, l’indebitamento, l’immigrazione e l’invecchiamento rappresentano i freni principali ad uno sviluppo equilibrato tra fattori economici e fattori umani.

Sono questi i risultati della globalizzazione culturale, meglio conosciuta come mondialismo. Un processo di estensione sul piano mondiale dell’informazione, dei sistemi di comunicazione, dei mezzi di trasporto è sicuramente utile e positivo; il voler estendere questo processo non solo alla trasmissione tra culture, ma alla loro omogeneizzazione, per rendere tutto il pianeta un indifferenziato consumatore dei prodotti del mercato globale, è semplicemente criminale perché rappresenta l’esaltazione del genocidio e della eliminazione delle differenze, principale risorsa della ricchezza culturale.

Tutto questo crea un enorme malessere che attraversa tutti i popoli della Terra e lascia indenni soltanto i pochissimi privati che, al di là di ogni collocazione politica, detengono il controllo delle risorse energetiche ed alimentari del mondo. Non sono popoli o sovrani ma sono uomini o, meglio, dinastie riunite in circoli privati che decidono le strategie economiche mondiali prescindendo dalle conseguenze, più o meno gravi, che possono avere sui destini di interi popoli.

E’ questa analisi cruda e, per certi versi, semplice che ci deve far capire quale enorme compito spetti alla politica per sottrarre l’umanità da questo tremendo giogo e quale urgenza vi sia di frenare le derive buoniste e relativiste che la volontà distruttrice dei detentori delle risorse e del potere stanno realizzando attraverso il ricatto della fame e della povertà, mediante l’utilizzo spregiudicato della disinformazione e dei politici asserviti e con l’imbarbarimento dei comuni rapporti interpersonali.

E’ la repentina perdita  delle conquiste di secoli di educazione e di civiltà che, con il miraggio di un improbabile benessere economico, sta sradicano le più semplici norme della convivenza civile dalle nostre comunità millenarie.

Proprio l’Italia è il primo obiettivo  da abbattere perché con i suoi millenni di storia, con la ricchezza del suo patrimonio culturale e con la genialità del suo popolo può creare i presupposti per sconfiggere questa deriva; ma l’Italia da sola non basta serve l’alleanza di tutte quelle forze che esistono nel mondo e che pongono l’uomo, nella sua essenza più profonda, fatta sì anche di bisogni materiali ma soprattutto di istanze superiori, ideali, spirituali, al centro dell’interesse di una nuova società da costruire.

Compito arduo, compito difficile; ma l’unico da svolgere per salvare l’umanità.


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Editoriale

 

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