Mio padre

Mio padre, grande affabulatore, ci teneva lezioni di storia durante il pranzo. Una storia adatta prima per noi quattro bambini, ricca di aneddoti ed episodi tanto simili ai romanzi di Emilio Salgari, che ci esaltavano ci facevano sognare e che si riproducevano nel gioco convinto dei buoni (ad esempio i garibaldini) e dei cattivi (gli austriaci). Il Risorgimento era il terreno fertile ove egli seminava emozioni e valori e sentimenti – egli, fiero delle origini piemontesi e sabaude (suo padre era cresciuto direttamente a palazzo Carignano), non lesinava lode e plauso al Mazzini e a Garibaldi, sottacendo le diversità divergenze contrasti fra gli artefici di quelle vicende. Con gli anni,  oramai noi adolescenti, la rese più prossima al saggio, ma mai dimentico di esaltare i singoli personaggi, dando loro come un tratto di pennello un volto e un’anima...                           

Confesso come anche da insegnante abbia conservato il gusto del particolare, degli uomini in carne ossa e sangue, ben più delle cifre aride e sciatte intorno alla economia e similari chiacchiere da listini di borsa registro entrate ed uscite della spesa. Roba da retrobottega del droghiere. E sempre, con l’ausilio della memoria, quanto ci raccontava mio padre, magari con meno capacità narrativa. Cercando, però, di preservare onestà intellettuale e, al contempo, coerenza ideale... Egli era di sentimenti liberali e monarchici, però riconosceva la ‘gran brutta figura’ di un sovrano in fuga l’8 settembre e la legittimità della nascita della repubblica, il 2 giugno del ’46, perché – affermava – una monarchia può sussistere solo con ampio e convinto consenso, di cui la repubblica può fare a meno.                                                                                                   

Agli esami di Quinta Elementare il mio tema girò tra le maestre, incuriosite forse stupite, perché paragonai un campo di grano tempestato di papaveri con il rosso delle camicie dei garibaldini a Calatafimi. Vocazione precoce alla scrittura... ahahah... Così si comprende come divenire insegnante fu un destino le cui basi mi furono ‘imposte’ davanti al piatto di spaghetti o la minestra di cavoli. E, ormai studente liceale, volli ricordare al mio professore (un omino rotondetto che oggi definirei senza esitazione ‘indecente e servile’), che esaltava Giuseppe Mazzini quale figura ideale della libertà e della democrazia, come il Fascismo lo avesse elevato ad Apostolo e suo precursore (tramite soprattutto l’opera del filosofo Giovanni Gentile). Ricordai Italo Balbo, il ras dello squadrismo di Ferrara, poi figura mitica e pioniere dell’aviazione italiana, che si era laureato proprio con una tesi sul Mazzini. Dimostrando l’assunto, a me caro, che bastoni e barricate ben si coniugano con il frutto pensoso della penna. In particolare nella RSI dove il volto ascetico e barbuto venne a sostituire quello volitivo e squadrato del Duce, troppo spesso scaduto in piaggeria.                                                                           

Forse per questo accostamento – peccato di fatto imperdonabile – la figura del Mazzini, dopo il ’45, divenne patrimonio da nicchia e per pochi (a differenza di Garibaldi, pur anch’ egli inserito fra i prefascisti ma divenuto, tramite le brigate comuniste, un mito resistenziale). A me viene a mente l’immagine di Mussolini, in camicia nera e in una mano il fucile e nell’ altra un libro, sul balcone di Palazzo Chigi (?). Così il motto ‘libro e moschetto fascista perfetto’. E le parole del Gentile da Origine e dottrina del fascismo ‘si trae al più rigoroso significato la verità mazziniana – pensiero e azione -, immedesimando così i due termini da farli coincidere perfettamente, e non attribuire più nessun valore a nessun pensiero che non sia già tradotto ed espresso in azione...’. Esi potrebbe tanto e di più aggiungere (nel saggio di Rodolfo un capitolo, va da sé, gli è dedicato).

Mazzini, dunque, apostolo del Risorgimento e precursore del Fascismo. Enea fugge da Troia in fiamme, portando con sé il vecchio padre sulle spalle e per mano il figlio ancora fanciullo. Alla ricerca di una nuova patria (dando il verso al mito di Roma) – con il passato e il futuro inscindibili compagni di viaggio. Segno d’ogni esistenza. Ed io, la memoria di mio padre e mio figlio...                                                


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Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

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Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

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La Spina nel Fianco

 

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