Analisi politica sopra le linee [1]

La forza delle idee può soppiantare lo strapotere dell’economia solo che una minoranza capace, preparata e coraggiosa sappia approfittare anche della definitiva eliminazione delle ideologie.

 Bisogna avere la forza di sognare e realizzare un mondo nuovo, a dimensione umana, ancorato ai valori perenni dell’umanità ed al profondo bagaglio di cultura e tradizione di cui il genere umano, ed in particolare l’Italia, sono dotati.

 Gli accadimenti di questi ultimi decenni ci hanno documentato, da una parte, il fallimento del comunismo come opposizione al capitalismo liberista, dall’altra il tentativo,anche questo in via di fallimento, delle grandi centrali planetarie di arrivare alla creazione di un Governo Unico Mondiale, attraverso il controllo delle risorse energetiche ed alimentari, usando il debito pubblico come strumento di sottrazione di sovranità degli stati nazionali e di asservimento della volontà dei popoli.

 E’ questo il momento in cui i sistemi di potere, incapaci di risolvere le proprie crisi, le stanno scaricando sui popoli, ma senza speranza di successo, per cui abbiamo tutto il tempo per preparare una risposta globale ed organizzata purché si abbia l’intelligenza di superare le varie trappole che verranno poste sul nostro cammino.

 Il fallimento dei socialismi reali ha debellato uno dei mostri del mondo moderno ma ha potenziato il mostro più pericoloso: il liberismo ed i regimi liberal-democratici.

 Che il liberismo sia un mostro lo abbiamo già documentato.

 Ma è anche un crimine perché parte da un falso principio: quello dell’uguaglianza, per di più intesa solo in senso formale (giuridico) e non sostanziale (economico). Gli uomini sono tutti diversi e proprio partendo da questo principio reale si devono creare i presupposti perché a tutti vengano consentite le stesse opportunità. Il liberismo invece, come abbiamo visto, tende a livellare gli uomini misurandoli solo per quello che possiedono e non per quello che valgono; per di più lasciando la libertà assoluta alle regole del mercato, ottiene come conseguenza che chi ha risorse economiche ha diritti assoluti su chi non le ha, e chi ne ha di più può ridurre in miseria chi ne ha di meno.

 Il capitalismo, nelle sue due manifestazioni principali, privato o di stato (comunismo), ha sconfitto con le sanguinose guerre del secolo scorso le opposizioni nazionali  che fondavano la loro ragion d’essere sui valori essenziali dell’uomo.

 Il sistema di potere internazionale,poi, convinto ormai di controllare i destini dell’umanità senza bisogno di un contraltare, quale potevano essere i regimi a struttura marxista-leninista, ha tirato fuori l’arroganza propria di chi è convinto di aver vinto la battaglia finale e di non avere più rivali. Si è pertanto iniziato a parlare in modo sempre più insistente di Governo Unico Mondiale, di esercito unico mondiale e si sono iniziate a definire le azioni militari dell’esercito americano, o comunque comandate da ufficiali americani, operazioni di polizia come se esistesse una codificazione dell’ordine pubblico internazionale. In effetti si è sempre trattato di interessi di una parte contrapposta ad interessi   di un’altra parte, a prescindere da dove fossero la ragione ed il torto.

 Si è cercato di creare così il mito del trionfo del capitalismo e si è cercato di convincere i popoli della ineluttabilità di un potere disumanizzante, impostato tutto su rapporti economici e condizionato esclusivamente da dottrine economiciste e materialiste estranee completamente alla ben più vasta natura dell’uomo; potere condannato da tutte le fedi religiose, cattolica compresa.


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Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

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La Spina nel Fianco

 

Sindacalismo Rivoluzionario

Settembre 1904 con il primo sciopero nazionale prende ufficialmente vita in Italia il "Sindacalismo Rivoluzionario", tra i principali ideologi il francese Georges Sorel e gli italiani Arturo Labriola e Enrico Leone. Il principio fondamentale del sindacalismo rivoluzionario era l'indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato. Inizialmente nasce come corrente di sinistra in seno al Partito Socialista per poi distaccarsene nel congresso di Ferrara del 1907, per avviare un lavoro sindacale autonomo, dapprima nelle campagne emiliane, poi nei centri industriali del Nord, e nelle miniere di Puglia e Toscana. I suoi organizzatori più attivi furono Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Nel 1907 a Parma nasce la CGdL, su una idea di Alceste de Ambris. Nel 1912 Filippo Corridoni ed altri, spaccano il movimento creando l'(USI), l'Unione Sindacale Italiana, che aumentò il proprio peso politico diffondendosi specialmente a Milano.

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