Scuola di Pensiero Forte [7]: tre sono i principi da considerare

Tre sono i principi da considerare e fissarsi bene in testa: il principio di identità, il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso. Su questi tre si fonda il funzionamento della nostra ragione.

Nessun pensiero può definirsi forte, né tantomeno può essere “pensiero”, se non è legittimato e solidamente fondato su questi tre capisaldi della mente umana. Tutte le scuole di pensiero debole hanno cercato di costruire una filosofia che escludesse o non considerasse uno dei tre principi logici sopra citati, finendo col cadere ovviamente in contraddizione e producendo un pensiero inconsistente e fallace, tanto da meritarsi da molti studiosi l’appellativo di anti-pensiero o anti-filosofia.

Vediamoli brevemente.

Il principio di non-contraddizione è uno dei principi fondamentali della logica classica, ed afferma la falsità della congiunzione formata da una proposizione e dalla sua negazione: non (A e non A) .

Il principio di identità afferma che ogni cosa è uguale a sé stessa (A=A), ossia che una cosa non può essere nello stesso tempo A e non-A. Il primo definitore di questo principio fu il grande filosofo ateniese Aristotele, note per essere stato il primo a studiare i meccanismi della logica. Anche in San Tommaso d’Aquino, padre del tomismo, lo ritroviamo, come necessario – dice in Contra Gentiles (I, 10) – dove si legge “che siano notissime per sé quelle proposizioni nelle quali si predica l’identico di sé stesso, come «l’uomo è uomo», o nelle quali il predicato è incluso nella definizione del soggetto, come «l’uomo è animale»”. Ll tutto più semplicemente fu trascritto da Wolff come “poiché è impossibile che una stessa cosa insieme sia e non sia, ogni cosa, mentre è, è; cioè: se A è, è anche vero che A è. Nega infatti che A sia, mentre è; devi allora concedere che A insieme è e non è: il che contrasta con il principio di (non)contraddizione e perciò non può essere ammesso, in forza di questo principio». 

L’ultimo della lista è il principio del terzo escluso (detto anche principio del medio escluso, o del mezzo escluso) . Esso stabilisce che date le due proposizioni costituenti una contradictio, cioè dati un giudizio affermativo e un giudizio negativo di ugual soggetto e di ugual predicato, non solo essi non possono essere né contemporaneamente veri né contemporaneamente falsi (cosa già stabilita dal principio di contraddizione), ma è necessario che uno di essi sia vero e l’altro falso, e che la falsità dell’uno implichi la verità dell’altro e viceversa, senza una «terza» possibilità. Tale principio è con ciò un corollario del principio di contraddizione, dal quale è distinguibile soltanto quando lo stesso principio di contraddizione venga fuso con quello di identità. In matematica e in logica matematica, viene generalmente adoperato nelle dimostrazioni per assurdo. Per stabilire la verità della proposizione A, si suppone che sia falsa, cioè che sia vera la proposizione contraria non A; quindi, attraverso una serie di deduzioni che partono dalla verità di non A, si arriva a una contraddizione, ovvero a un risultato in contrasto con teoremi precedentemente stabiliti. In base al principio del terzo escluso, si può allora concludere che non A è falsa, e che quindi è vera la sua contraria A.

La centralità che questi tre principi hanno è rilevante anche a livello politico. Ogni azione politica presuppone un pensiero politico che la guidi, un ideale, e questo se è fragile e mal fondato non può fare altro che implodere su se stesso, o peggio ancor sgretolare il tessuto della società.

Dopo questa breve digressione, riprendiamo a trattare più direttamente di pensiero e politica.


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