Il Campo della Memoria

Giornata di annunciata primavera, poesia del tepore d’aprile, dal mare salmastra la brezza, colori di piante e di fiori, ombre a rincorrersi sul muro come agili lucertole. E noi qui, al Campo della Memoria, attenti coinvolti commossi. Qui ove caddero primi in grigioverde a illudersi, forse, che la Patria non fosse morta e il suo Onore stuprato. A loro doveroso ricordo; a noi essere testimoni ed esempio. I veterani in prima fila le bandiere i labari il gagliardetto.                                                                                                                

L’ idea nacque a Lerici, hotel Byron (dove era maturata l’idea di dare vita alla espe-rienza volontaristica della XMAS dopo l’8 di settembre e dove era venuto alla luce il suo inno ‘Decima flottiglia nostra...’ che aveva scandito la sua storia in armi e dietro i reticolati), durante il raduno di reduci del btg. Barbarigo. Inevitabili i ricordi, il rinno-varsi di immagini di sentimenti di tante emozioni, ma anche la necessità che non si esaurissero in testimonianze fra ‘iniziati’. Fu Alessandro Tognoloni, medaglia d’oro di Nettuno, a proporre la creazione di un’oasi di verde a ricordare, tramite richiami in viva pietra, la presenza di combattenti italiani nell’agro romano.                                        

Sono stato più volte a trovare l’architetto Tognoloni nella sua casa a Monteverde. Lo studio con scaffali pieni di libri e ovunque statuette di gufi, la sua passione. Al muro, in cornice di semplice legno scuro, la Medaglia d’O.V.M. data alla memoria dopo che il suo plotone era stato annientato dai carri armati USA  nel tentativo eroico e dispe-rato di arrestarne l’avanzata. Medaglia non riconosciuta, va da sé, dagli eredi dell’8 settembre e del colpo alla schiena. ‘Meglio così’, mi suggerisce, ‘ho evitato d’essere a fianco degli assassini di via Rasella... Questa m’è stata appuntata da Nino Buttaz-zoni alla Piccola Caprera davanti a noi reduci della Decima e tanti giovani’.                                                                                            

Così sorge, per volontà impegno sacrificio di tanti della Decima e non, il Campo della Memoria (il nome gli fu dato dal marò Mario Tedeschi). Uno spazio di 2.600 mq. Non lontano dal mare e nei pressi del cimitero inglese ed americano. Progetto disegnato e realizzato dall’architetto Tognoloni. Al centro la Croce di S.Andrea, unico elemento emergente, simbolo al contempo della Decima e della Fede che l’animò; la lapide su cui inciso del poeta latino Orazio ‘Dulce et decorum est pro patria mori’. Lungo i mu-ri perimetrali, nel corso degli anni, targhe a ricordo dei reparti in armi della RSI, in un comune abbraccio di uomini e donne che, con animo puro e cuore generoso, offriro-no la giovinezza per una Idea per l’Italia.                                                                                           

9 marzo 1991, tanti i combattenti tanti i labari tanta l’emozione e il coinvolgimento, è il giorno in cui viene posta la prima pietra, la consacrazione del Campo con l’inter-rare la pergamena di fondazione a memoria e monito per tutti coloro che caddero in grigioverde o in camicia nera e per tutti coloro che avvertono ‘sacro’ questo luogo. Il sangue si trasmuta in Spirito. Così, nei giorni a venire, ciascuno troverà qui conforto e meditare ‘gli anni di una giovinezza offerta, senza nulla chiedere, agli Ideali sottesi al cielo della Patria’.                                                                                                                             

E, con il proseguo dei lavori e le celebrazioni connesse al ricordo di un tempo eroico, un sogno una aspirazione un intento. Portare al Campo della Memoria i resti in umi-li cassette di zinco, avvolti nel tricolore, di quei giovani marò che, in queste terre, si sacrificarono versando il loro sangue. Quei resti, inumati nel Cimitero Monumentale del Verano, nella tomba di famiglia dell’ausiliaria Raffaella Duelli. Immediatamente, terminato il conflitto e il periodo di prigionia, che la Duelli volle raccogliere i commi- litoni del btg. Barbarigo, caduti sul fronte di Nettunia, e che non avevano avuto de-gna sepoltura. Estate 1947.                                                                                                           

Sono stato fortunato in incontri conoscenze racconti acquisiti. Telefono spesso alla Duelli, la vado a trovare nell’appartamento al pianterreno di una villetta tra i palazzi dell’EUR e il litorale romano. Ironica apparentemente brusca un grande cuore.                                                                                                               

Inizia, dunque, un serrato incontro tra l’Ass. Campo della Memoria e le competenti autorità del Ministero della Difesa, quelle civili dei Comuni di Anzio e Nettuno. Tra la speranza, retta da inflessibile tenacia, e gli ostacoli burocratici e qualche malevolo pregiudizio politico. Tappa fondamentale, in data 15 gennaio 1997,  è il telegramma del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, in cui si comunica ‘la deter-minazione di utilizzare la predetta struttura per la sistemazione definitiva dei militari della RSI caduti sul fronte di Nettuno nel 1944’. Ancora attesa. Questa la storia di ieri di un impegno mai domo, ‘Per l’Onore d’Italia!’.                                                                         

Ed oggi? Dopo la cerimonia di traslazione delle salme dal Verano con tanto di tricolo-re su ogni cassetta e picchetto militare, operata dall’OnorCaduti, l’Ass. Campo della Memoria mantiene la sua gestione, ne migliora la struttura, ne pulisce la pietra e le piante, accoglie i visitatori, organizza cerimonie commemorative. Come ebbe a dire l’ausiliaria Raffaella Duelli ‘I nostri ragazzi sono tornati a casa’... E di questa casa ci sentiamo fieri, pronti ad affidarla ai tanti giovani che ne avvertono l’alto significato e il valore di nobile testimoninza.


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