Arroganza omosessualista: bufere finte, bufale vere

“La tendenza omosessuale non è peccato, ma qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Non sarà quella la strada che ti fa felice. Però la libertà è tua, giocatela tu.” Questa frase, tratta da un incontro svolto dal vescovo di Pavia Corrado Sanguineti con un centinaio di studenti, avrebbe suscitato “una bufera mediatica” secondo un settimanale ligure  che ha sparato la non notizia. Invero, l’unica vera reazione è arrivata dalla solita Arcigay, con le consuete litanie  delle quali non merita dare conto.

Non ci sembra che il vescovo abbia pronunciato frasi estremistiche, tanto da escludere che la “tendenza omosessuale” costituisca peccato. Altra cosa è la pratica contro natura, se si può ancora usare il linguaggio del Genesi, citare l’episodio di Sodoma e Gomorra o la lettera di San Paolo ai Romani. Pensiamo che sia stato opportuno il richiamo, ormai tanto raro, al libero arbitrio ad una platea di giovani dalla personalità in formazione. La lezione da trarre da quest’episodio è la totale infondatezza della bufera annunciata dal periodico di provincia, che ha costruito una finta polemica, affermando di essersi limitato a registrarla.

Una diocesi italiana sta svolgendo corsi di educazione sessuale per giovani e adolescenti il cui titolo è “Non etichettiamo”, ovvero, mettiamo tutto nello stesso calderone, non esprimiamo giudizi, guardiamoci bene dallo sconsigliare (vietare sarebbe troppo). La morale naturale, evidentemente, non osiamo dire la legge naturale, non fa più parte dei principi della Chiesa. Il progetto di Dio sull’uomo, in materia, non esiste, tutt’al più è un consiglio bonario, accompagnato da una confezione di profilattici. Il Creatore oggi non distruggerebbe più Sodoma. La Chiesa è profetica nel senso che asseconda le tendenze della società senza giudicarle.

I fatti, tuttavia, hanno la pessima abitudine di tornare a galla. In un’altra sezione della rassegna stampa, troviamo infatti una notizia che i media minimizzeranno o nasconderanno del tutto. Sono in aumento tutte le malattie a trasmissione sessuale, in particolare nella comunità omosessuale, e si sta rafforzando un ceppo di gonorrea particolarmente virulento, in grado di resistere alla somministrazione di ogni antibiotico in commercio. Nel mondo si diagnosticano ogni anno 78 milioni di nuovi casi di gonorrea.

Ma che cosa sta accadendo, e perché? Secondo l’OMS, oltre allo scarso uso delle barriere (i profilattici) c’è l’aumento dello “spostamento della popolazione”, un modo elegante e politicamente corretto per indicare l’immigrazione e il turismo sessuale come veicoli di infezione. Ma la verità tutta intera non si può dire, altrimenti scoppia la bufera telecomandata e si può essere trascinati in tribunale. Un’eminente virologa, la professoressa Maria Fernanda Peraza di Barcellona, ammette che “si è perduta la paura dei contagi e si smette di usare il preservativo. Se a ciò si aggiungono alcune mode sociali relazionate a pratiche a rischio, ecco il cocktail perfetto”. Ci perdoni chi legge se entriamo in argomenti tanto intimi, in grado di turbare qualcuno, citando un’altra affermazione dell’illustre clinica “Si è banalizzato il sesso orale; le infezioni tra gli omosessuali sono moltissimo (testuale n.d.r) più diffuse che tra gli eterosessuali e l’infezione in gola è una forma di contagio tremendamente rapida.” La prevenzione, conclude Peraza, sembra uno dei pochi strumenti che può garantire la salute.

Spaventa la latitanza di tutte le agenzie etiche, innanzitutto della Chiesa cattolica, e stupisce la prudenza- peraltro inutile dinanzi all’aggressività dell’attacco – per cui non si ha il coraggio di proclamare la dottrina di sempre e neppure ribadire il senso comune che ha sostenuto la vita di popoli interi per moltissime generazioni.

Le menzogne sono credute e non vengono contrastate, la finestra di Overton è spalancata. Fu Goebbels, un nazista, a teorizzare che una bugia ripetuta mille volte finisce con il trasformarsi in verità agli occhi dei più. Non è vero: la verità esiste e sta nella corrispondenza tra la realtà che osserviamo e l’intelletto che la coglie. Nessuna bufera, nessuna bufala mediatica può trasformare il falso in vero, specie per chi crede. Per chi crede, appunto.


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