Il ruolo dell'Italia - 4

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia.

Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione.

Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

Stiamo parlando della costruzione di una realtà geopolitica che sappia diventare perno e terreno di mediazione di tutte le realtà conflittuali in essere basata fondamentalmente sulla neutralità, sull’autodeterminazione dei popoli, sulla massima partecipazione popolare, sulla difesa e la pari dignità di tutte le identità, sulla definizione degli spazi autocentrati in economia, così come li ha definiti il premio Nobel Maurice Allais, sulla proprietà popolare della moneta, mirabilmente impostata da Giacinto Auriti.

Insomma stiamo parlando di uno spazio neutrale di incontro che possa debellare il liberismo sfrenato e la sua tendenza a diventare ideologia, la conflittualità perenne, la supremazia del mercato, le smanie tecnologiche del transumanesimo, il globalismo in tutte le sue manifestazioni, la società del consumo e del malessere diffuso.

Stiamo parlando dell’Europa, che sia vera e autentica, nemica giurata della Unione Europea, che è basata esclusivamente su vincoli economici, eterodiretta, al servizio di poteri finanziari apolidi.

Un’Europa che sia una vera confederazione di popoli differenti, tutti da tutelare nelle loro differenze ma da amalgamare in un comune sentire, che si estenda da Brest a Vladivostok, che estrometta la sub cultura economicista anglosassone, che sia consapevole del suo ruolo di mediazione e superamento di tutta la conflittualità del mondo intero.

Questa Europa autentica potrà crearsi solo se l’Italia saprà identificarsi con il suo ruolo preminente. Infatti solo l’ingente patrimonio culturale italiano unito a quello degli altri popoli europei potrà generare i criteri di convivenza e stabilità necessari. La Pax Romana, il Diritto Romano, potranno essere rinnovati e diventare il cardine delle future comunità.

L’Italia, a sua volta, se sarà riuscita a superare le tremende conflittualità interne e avrà eliminato tutte le interferenze straniere che ne hanno pesantemente inquinato il suo cammino da sempre, sfruttando proprio quei violenti contrasti interni, saprà fare scuola a tutti i popoli europei sconvolti da fratricide e secolari guerre, delle vere e proprie guerre civili.

Ed ecco che in questo modo, l’Italia potrebbe acquistare un ruolo fondamentale nella creazione di un’Europa autenticamente unita e Roma tornare ad essere quel faro di civiltà, che ha illuminato i secoli.

La sua collocazione come punto di irradiazione verso le terre d’Africa intese non più come terreno di sfruttamento e conquista a sfondo coloniale ma territori di cooperazione paritaria così come fece Enrico Mattei in campo petrolifero, ne traccia il destino comune a tutti gli Italiani che a loro volta devono capire l’essenzialità della loro funzione.

Questa è la missione finale cui siamo destinati, ce lo dice la geografia, ce lo insegna la storia, ce lo indica la geopolitica.

Questo il vero futuro da consegnare ai nostri discendenti: un futuro di pace, di serenità, di neutralità con il gravoso compito di insegnarlo al mondo intero.

Viva l’Italia di domani.

 

Immagine: https://scriptamanentitalia.it/


Editoriale

 

L'Italia agli Italiani

Di Adriano Tilgher

È uno slogan antico, alcuni dicono stantio. In effetti è da qualche decennio che gira nei dibattiti politici soprattutto dei sopravvissuti della destra politica. Era essenzialmente rivolto al problema dell’immigrazione che tanti disagi creava e crea nelle periferie delle città, ma di fatto era un falso problema o meglio un fenomeno di distrazione di massa che non avrebbe avuto impatto se il popolo italiano fosse stato educato a riconoscersi in una identità nuova nella quale ritrovarsi al di là delle diversità individuali.

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La Spina nel Fianco

 

Carousel

1967, William Francis Nolan, e George Clayton Johnson, danno alle stampe il romanzo fantascientifico scritto a quattro mani "Logan's Run" (in Italia "La Fuga di Logan”). Il romanzo avrà un successo globale, e darà origine ad una serie tv andata in onda nel biennio 1977/78, due testate di fumetti, la prima distribuita dalla Marvel Comics, e la seconda dalla Malibu, e soprattutto l'omonimo film diretto da Michael Anderson nel 1976 considerato un film di culto, con la sua miscela di sociologia, fantascienza ed allegoria. 

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