Uomini duri

Ultime notizie, ci giunge voce da fonte vicina all'ex capo del COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) Adolfo Urso che nell' estate 1987, sperduto nella campagna toscana, si sia tenuto un pericolosissimo campo paramilitare di addestramento per pericolosi fascisti. Sono state trovate le prove della presenza di un'erede di Benito Mussolini, e del figlio di un noto fascista, portiere dello stabile che in via 4 fontane a Roma, aveva ospitato la sede nazionale del Movimento sociale Italiano.

Questa trama nera si combina con l'arresto a Napoli di pericolosi terroristi dell'associazione neonazista “Ordine di Hagal”, un’associazione con finalità di terrorismo di matrice “suprematista e negazionista”. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la cellula avrebbe avuto “contatti frequenti” con formazioni neonaziste ucraine, quali il battaglione Azov, e Pravy Sector. Ma Come? Ma non erano i pacioccosi eroi e Zeleskyjani lettori di Kant?

Nelle Immagini montate in tutti i Tg, la pericolosa refurtiva, una bandiera della R.S.I., un "Domaspose” (manganello ironico donato sovente ai matrimoni) e alcune copie del Mein Kampf nell'edizione distribuita in tutte le edicole d’Italia nel 2016 come allegato de "Il Giornale". Nonostante non vi fossero reali motivi per un fermo, personalmente sono molto contento finiscano "ar gabbio", così, avranno tempo per meditare delle proprie scelte geopolitiche.

La seconda notizia  è tragicomicamente vera, la prima non lo è, (o forse lo è di più) infatti il campo "paramilitare" di cui sopra fu organizzato da Mario Cecchi Gori, era un set, per il film "Noi uomini duri" diretto dal regista e critico cinematografico Maurizio Ponzi, con all'attivo vari film di Francesco Nuti, e del documentario “Verso Rossellini” (1967), apologetico di un regista sicuramente colluso con il Fascismo, e  regista di una trilogia di film di regime, “La nave bianca” (1941)  “Un pilota ritorna” (1942) e “L'uomo dalla croce” (1943).

Interpreti la nipotina del Duce, non ancora scesa in politica (Alessandra Mussolini) nei panni di Adua, e il figlio del portiere del MSI nonché attivista socialista (tricolore?) Enrico Montesano nei panni di Mario Fortini, tranviere romano divorziato, che si mostrerà il più imbranato di tutti, e seppur bonariamente un po' sbruffone. Nella festa finale del film, Adua e Mario ballano insieme, Mario si dimostra ballerino provetto, dote che servirà all'attore che interpreta quel ruolo, 35 anni dopo per entrare nel cast della trasmissione Rai "Ballando con le stelle".

Politicamente Enrico Montesano ha spaziato beatamente fra destra e sinistra, parlando del padre lo ha definito "coerente e fedele al Fascismo (..) per lui il primo maggio non è mai stato una festa”.

Intorno alla metà degli anni settanta aderì al PSI e, in vista delle elezioni regionali del 1975, realizzò con l'Equipe 84 un disco propagandistico in cui invitava a votare per i socialisti. Nei primi anni novanta si avvicinò al PDS di Achille Occhetto: con “La Quercia” si candidò sia alle elezioni comunali di Roma del 1993, risultando il più votato della lista con oltre 8.300 voti, sia alle elezioni europee dell'anno seguente, in cui fu eletto europarlamentare. L'esperienza a Strasburgo non fu però delle più positive. Anni dopo dirà: «mi aspettavo un'Europa dei popoli, ho trovato l'Europa dei burocrati». Si dimise dall'incarico il 24 ottobre 1996, prima (caso più unico che raro) di maturare il vitalizio. Successivamente si riavvicinerà al centro-destra impegnandosi personalmente per l'elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma. Nel 2013 aderisce brevemente al Movimento Libertario per poi passare al Movimento 5 Stelle.

In una vecchia intervista a Peter Gomez nella trasmissione “Confessione” in onda sul Nove, alla domanda del giornalista sui suoi suoi "giri di giostra" politici, rispose: “Si sono spostati i partiti, io sono sempre rimasto delle mie idee”.

L’attore che ha lavorato anche con Veronica Lario ai tempi della sua relazione con Silvio Berlusconi ha ammesso di averlo votato, Alla domanda di Gomez su chi abbia ucciso la sinistra, l’attore rispose: “Trovare l’assassino è difficile. Ha cominciato D’Alema, e Renzi ha dato il colpo di grazia”. Su Matteo Salvini disse: “Non credo che sia un razzista, come non credo che lo sia nessuno di noi Italiani”. L'attore definì mani pulite "Una disgrazia". Su Mussolini: “Penso sia stato un uomo che ha voluto bene agli Italiani, che li voleva aiutare, (..) Sapeva benissimo che non ne eravamo in grado di affrontare una guerra, voleva solo sedersi al tavolo della pace, pensando che Hitler avrebbe vinto”. Tifoso della Lazio, nel 2000, vincerà a pari merito con Daniela Di Sotto l'ex moglie di Gianfranco Fini il premio come vip con maggior lazialità. Dal 2020 ha iniziato una battaglia politica contro il 5G partecipando alla manifestazione di Roma di Alleanza Italiana Stop 5G, attaccando poi l’imposizione dei vaccini e le restrizioni dovute alle misure di contrasto per la pandemia di COVID-19 attraverso numerosi video sulle reti social. Durante le prove di "Ballando con le stelle", si è presentato con una maglietta con la frase dannunziana "Memento audēre semper", ed il logo della X° Flottiglia Mas, scatenando le ire della “Sinistra" Selvaggia Lucarelli, che ha scatenato un caso mediatico, coinvolgendo L'Anpi e le comunità Ebraiche. Montesano è stato squalificato, con l'accusa di propaganda fascista. Stessa Sorte toccata poco tempo fa a Micol Incorvaia, giovane "Influencer" originaria di Pordenone pizzicata a fischiettare “Faccetta nera” nella casa de: “Il Grande Fratello Vip”.

La maglietta incriminata contiene una frase di Gabriele D’Annunzio, riprodotta anche nei libri di scuola. Altresì era stata vista dai rappresentati della Rai sia durante le prove, sia durante la registrazione senza alcuna obiezione. Nessuno considera che l'accusa iniziale è partita da una fanatica delle politiche del precedente Governo in materia sanitaria, quella che auspicava la morte fra atroci sofferenze, o in alternativa i campi di concentramento per i "No Vax”. L'increscioso episodio pare più che altro un atto punitivo nei confronti di chi, negli ultimi 3 anni, si è opposto fermamente alle folli scelte governative. Il messaggio è chiaro: chi si oppone al pensiero unico dominante, deve essere tagliato fuori dalla vita sociale, escluso come un reietto, e devono essere a lui precluse opportunità lavorative, naturalmente, non poteva esistere accusa maggiore che evocare lo spauracchio del "fascismo".  Stranamente in difesa di Montesano scende Enrico Mentana, "Montesano è stato espulso, (..) per quanto vi possa sembrare sconveniente non sono affatto d'accordo. Non do e non accetto lezioni di antifascismo. (..) ma il fallo da espulsione contestato a Montesano sta dieci gradini sotto il busto di Mussolini esibito in casa della seconda carica dello Stato (..) non credo proprio che sia diventato un nostalgico, semmai un vecchio provocatore (..) Beato il paese che non ha bisogno di telemartiri".

Da Parte dei membri del Governo (che come dice Mentana sicuramente in qualche vecchio cassetto posseggono tutti una maglietta simile) il totale silenzio.

Montesano poteva uscirne, da vincitore, da uomo libero, ed invece come il personaggio "sborione" di "Noi uomini duri", non si è dimostrato all'altezza del ruolo che voleva recitare, quello del rivoluzionario, oltre a professare la sua ferma "fede antifascista??", ha pure chiesto un incontro con Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, per: rammentargli il suo passato “di uomo legato al rigoroso rispetto dei valori della libertà e della democrazia”.

"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o non valgono nulla le sue idee, o non vale nulla lui". Scriveva Ezra Pound.

Sicuramente Armando Montesano, nel Valhalla, si scuserà con Ezra, per la pavidità del figlio. Uomini duri si nasce, difficilmente si diventa. Ed Enrico Montesano nonostante i lodevoli sforzi, semplicemente non lo nacque.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

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Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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