Umanesimo del lavoro: la moneta

Se Pound era pazzo, difficilmente potremmo definire diversamente da pazzia aver fatto della moneta in età moderna, quando in democrazia dovrebbe appartenere al popolo sovrano, una proprietà di una banca privata che la vende ai governi nazionali, indebitandoli, mentre, fin dal VII secolo a.C., allorché venne coniata dai greci in Asia Minore, è stata del principe o dello Stato.

Un imbroglio che, poco avvertito in Europa, è stato invece sentito in America dove venne più volte respinta l’idea di costituire una banca centrale sul modello europeo che poté essere istituita solo nel 1913 e non con il nome di banca, bensì con quello che ancora conserva di Federal Reserve. In Europa, invece, con il famigerato articolo 107 del trattato di Maastricht gli Stati aderenti all’Unione europea rinunciavano alla sovranità monetaria nazionale per trasferirla con l’articolo 105 alla Banca centrale europea. Banca che ha il copyright della moneta; come infatti nessuno nota, prima degli acronimi indicanti la Bce vi è su ogni banconota il simbolo del copyright, il quale, come è noto, è un istituto di diritto privato, mentre la moneta, avendo un corso forzoso, è di diritto pubblico e infatti nessuno la può rifiutare senza commettere un reato. Per questo le banconote dell’euro non riportano la dicitura, propria delle vecchie lire, che ricordava come la legge punisse i fabbricanti di banconote false, proprio perché si sarebbe aperto un contenzioso giuridico.

Una moneta proprietà privata di una banca privata non può essere tutelata dalla legge contro i falsi. Sulle banconote dell’euro non vi è nemmeno la dicitura che le rendeva pagabili a vista al portatore, perché non c’è nessun luogo dove portarle visto che la Bce non ha riserva aurea. L’euro è l’equivalente di una cambiale o di qualsiasi altro titolo di pagamento privato e della moneta ha solo il carattere fiduciario per cui l’accettiamo negli scambi.

Questo però solo per le banconote, il cui costo di fabbrica è bassissimo e il valore alto; per le monete, il cui costo di produzione è molto alto e il valore basso, infatti, il conio è affidato alle Zecche nazionali e infatti su di esse non c’è il marchio Bce, ma la sigla degli Stati, esattamente com’era per la lira “privatizzata” che sulle monete riportava la dicitura Repubblica Italiana e sulle banconote Banca d’Italia. Anche se bisogna dire che almeno la Banca d’Italia si assumeva una responsabilità sulla banconota, appunto pagabile a vista al portatore, in quanto ogni biglietto era firmato dal governatore della banca e dal cassiere, mentre sulle banconote dell’euro vi è una firma che non rimanda a nessun ruolo e che è solo uno scarabocchio che non impegnerebbe, nel caso, nessuno.

Si tratta di argomenti che ci avrebbe fatto piacere sentire spiegati e discussi nella recente, orrenda, campagna elettorale.


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Editoriale

 

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