Vincitori e vinti alle elezioni

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere.

L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

Il voto popolare è stato completamente disatteso, infatti sono stati nominati presidenti del consiglio persone che nessuno ha mai votato; la camera ed il senato sono stati violati, insultati, neutralizzati e umiliati dalle prevaricazioni dei governi e dalla ignavia, incompetenza e vigliaccheria dei propri componenti; tutte le leggi, compresa quella costituzionale, sono state violate come fossero carta straccia, nel silenzio assordante delle più alte cariche ed istituzioni dello stato e con la complicità di tutta la stampa ormai asservita, il cui sport preferito è leccare i… piedi ai burattini e pupazzi che i loro padroni, apolidi e globalizzanti, hanno messo in campo.

Sono, però, in pochi ad aver notato un dato estremamente significativo: oltre 1.300.000 persone si sono recate alle urne, si sono sobbarcate file notevoli per esprimere il rifiuto di tutti coloro che si sono candidati, alcuni annullando la scheda (oltre 800.000), altri votando scheda bianca (oltre 500.000).

Evidentemente è gente che vuole partecipare in qualche modo ma non sa come e con chi. Sono le stesse persone che hanno animato le piazze anti “green pass”, l’odioso e liberticida lasciapassare verde (espresso, da bravi colonizzati, nella lingua del loro padrone anglo sassone), dove si è percepita una nuova umanità, una rinata identità nazionale; c’era di tutto, vaccinati e non vaccinati, professionisti, operai, impiegati, dirigenti, professori, studenti, imprenditori, artigiani, gente di destra, di sinistra, di centro… Insomma c’era una nuova Italia tutta da interpretare. Ma nessuno è stato capace di farlo né i partiti storici, né quelli nuovi tesi più a sistemare se stessi che a rappresentare la nuova Italia che deve nascere, come dimostra il loro procedere separati.

Un’Italia unita che sappia fare i conti con il suo passato, che sappia superare le sue grandi fratture dalla conquista e sfruttamento del Sud con la conseguente guerra civile, allo scontro fratricida del ‘43/’45, fino alla lotta armata degli anni ’70; un’Italia che sappia accogliere al suo interno tutti i suoi cittadini senza discriminazioni di sorta, come, purtroppo, la stessa nostra costituzione, stilata in piena occupazione anglo/Usa, stabilisce. Un’Italia infine che sappia anteporre l’interesse nazionale a quello individuale e al profitto.

Nessuno interpreta questa Italia che è pronta a ritornare all’impegno, al lavoro, alla partecipazione concreta. Eppure credo che una parte considerevole di questa nuova Italia ha votato la Meloni sperando in un cambiamento radicale visto che Fratelli d’Italia, anche se in modo ambiguo, ha rappresentato l’opposizione al servilismo draghista o, per lo meno, così la ha rappresentata tuttala stampa di regime.

A questo punto, facendo eco al messaggio di Monsignor Viganò alla Meloni, devo auspicare che la vincitrice di queste elezioni interpreti in modo corretto la volontà degli Italiani. Non si tratta, per ora di uscire dalla NATO, né dalla UE, cosa al momento impossibile, ma si tratta, come dicevamo, di agire per l’interesse nazionale come hanno fatto l’Ungheria di Orban (nazione aderente alla NATO ed alla UE) e la Turchia (aderente alla Nato).

Si tratta di rivendicare all’Italia il ruolo che le spetta, svincolarla dalle ingerenze straniere il più possibile, tutelarla con accordi bilaterali, rilanciare la propria funzione nel Mediterraneo, impedire la svendita di quello che ci rimane, recuperare e restituire agli Italiani quello che i traditori ci hanno sottratto svendendolo illegittimamente, sostituire rapidamente i soldi per il PNRR con un ricorso al grande risparmio nazionale per il rilancio dell’Italia non per il suo controllo con la digitalizzazione estrema.…. Piano, piano gradualmente far capire che l’Italia esiste ancora.

Pia illusione, ne sono convinto, ma ci spero anche perché il momento potrebbe essere propizio dato che le elezioni di medio termine americane sono vicine e potrebbero aprirsi degli spazi di dialogo con il nostro occupante.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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