Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica.

1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito.

In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

La musica “bluebeat” originariamente era connotata da sonorità solari e un manifesto “ottimismo”, ottimismo che difficilmente poteva essere recepito nei quartieri ghetto degli immigrati (Giamaicani e non) alle prese con povertà, discriminazioni e assenza di prospettive per il futuro. Ecco che nei sobborghi inglesi i “Mods” si trasformano in “Rude Boy”. Essere "rude" significava essere qualcuno quando la società diceva che non eri nessuno. I Rude Boys imitavano nel proprio look lo stile dei gangsters statunitensi. Giacca classica a tre bottoni, cappello pork pie, o Borsalino, scarpe di pelle lucida, indumenti costosi, che si procuravano grazie alle proprie attività di rapinatori, trafficanti di droga o altro. Si formarono vere e proprie Gang, spesso anche politicizzate, (chiaramente nei 2 opposti estremismi). Verso la fine degli anni 70, si arrivò, prima allo scontro, poi alla commistione con il nascente fenomeno Punk. Con il Punk ed il post Punk, lo Ska arriva anche da noi, Gruppi come Madness, The Special, the Selecter, o Bad Manners, divennero popolari anche in Italia.

Nei primi anni 80 nelle Piazze Italiane Mods, Rude Boy, Punk, Skin, etc, si fondono e si confondono, anche qui, organizzati in gang politicizzate, o contigue alle tifoserie calcistiche. A Torino giovani legati alla squadra Granata, si ritrovano in piazza Statuto. Ne nasce l'omonimo gruppo musicale. Nel 1992 come preannunciato saranno a Sanremo con il loro ben riconoscibile Look, ed un brano che già nel titolo è un manifesto. “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo.” Il brano tratta della vita del gruppo dopo la vittoria sanremese.

Ma che onor per noi
Vincer questa gara (..)
Abbiamo vinto il Festival di Sanremo,
Abbiamo vinto il Festival di Sanrè che bravi siamo
(..) Non suoniamo più in cantina,
Non viaggiamo più in furgone,
Ora siamo grandi star..(..)
Abbiamo vinto il Festival di Sanrè che bravi siamo
E ci vantiamo
E ci gasiamo.
Sempre di più...

Il brano della storica band Torinese, (autori tra l'altro di importanti album come: "E' tornato Garibaldi", RiSKAtto, e collaborazioni con Enrico Ruggeri, Donatella Rettore Johnson Righeira etc., potremo designarlo, più della "Bella Ciao" non cantata da Laura Pausini, come canzone simbolo delle recenti elezioni. La cantavano (virtualmente) i sedicenti Leader del “Fronte del dissenso”, dove i candidati si omaggiavano via social di complimenti per la sicura elezione in parlamento, attribuendosi vittorie sull'avversario di turno, rappresentato dalla lista speculare comandata da un altro capobastone. Si ventilavano numeri a due cifre, qualcuno sono sicuro stava già cercando casa zona Parioli.

Come pronosticato in miei precedenti articoli ne "Pappagone" (Paragone) ne "Capitan Nduja" (Toscano) hanno salito la scalinata dell'Ariston, (pardon di Montecitorio), nonostante si fossero appropriati delle piazze no green pass, e avessero fra i propri candidati, personaggi di sicuro spessore Politico, (Marco Mori, Marco Rizzo, Francesco Amodeo, Paolo Borgognone,) e Mediatico, (Stefano Puzzer, Nunzia Schillirò, o i giornalisti di spessore come Fulvio Grimaldi e Giorgio Bianchi). Gli Statuto a Sanremo si classificarono al nono posto nella categoria "Nuove Proposte". Alle varie liste "sovranarde" nemmeno il premio della critica.

Un reale tentativo di aggregazione al di là delle storiche dicotomie destra sinistra, era in cantiere da anni. Molti degli "interpreti" in gara in questa edizione si sono, scontrati, incontrati, divisi. Erano state gettate le fondamenta per un reale progetto unitario, gettato poi alle ortiche per i soliti personalismi o appartenenze a dir poco losche dei sedicenti Leader. Intanto il "Sistema" si è riorganizzato, è stato attuato il progetto liberista di "Alternanza in assenza di Alternativa" per dirlo con le parole di Diego Fusaro. Alla Destra Liberista, Sionista Atlantista guidata da Fratelli d'Italia, spetta il compito di sostituire la sinistra Liberista, Sionista Atlantista guidata dal Pd. Anche i (con)Fratelli d’Italia, riposta definitivamente Faccetta Nera nell'armadio, insieme ai molti scheletri Aennini (e a generazioni di Italiani che per quella fiammella nel simbolo oggi così ingombrante hanno sacrificato la vita), si prestano a cantare (sempre virtualmente) la canzone degli "Statuto".

"che bravi siamo
E ci vantiamo
E ci gasiamo.
Sempre di più."

Io preferisco i Classici, seppur rivisitati: "...Aspen e spera che già l'ora si avvicina...".

“C'hanno detto "Ragazzi, qualcuno si era sbagliato, - Adesso tutto cambia, viva il libero mercato".

Oppure rimanendo in tema Sanremese lo storico brano LORRAINE, cantato da Buster Bloodvessel, leader del Gruppo Ska Bad Manners, nella serata finale del Festival di Sanremo 1981. Crapa Pelata, nei suoi 200 chili, concluse la performance con una calata di braghe per mostrare il maestoso deretano a lorsignori. Non ne abbiamo mai parlato, ma sono certo che a Mario (Michele Merlino), piacque, concretizzando plasticamente il suo motto “Faccia al sole e in culo al mondo”. Gesto che dedico (sempre virtualmente) ai vari Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Gianluigi Paragone e soprattutto Francesco “Captain Nduja” Toscano.


Editoriale

 

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Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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