Equinozio d'autunno

La parola “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” al giorno. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell’anno nei quali hanno inizio primavera e autunno. In questo giorno, il 22 Settembre, il Sole passa allo zenit all’equatore, sorge al polo sud, tramonta al polo nord e fa si che i raggi arrivino perpendicolari all’asse di rotazione della Terra.

Porta d'ingresso dell'autunno, l'equinozio porta con sé una serie di profondi significati esoterici; il precipitare del sole, e con esso della luce, provocarono nell'uomo arcaico una sensazione di ansia per ciò che non poteva controllare né prevedere, ma anche il senso di forze cosmiche e occulte che dirigevano i fenomeni e le conseguenze ad essi associati. Non è un caso che l'equinozio abbia infatti una stretta connessione con tutto ciò che riguarda l'occulto, il sacrificio, la morte.

Legata ai significati dell’Equinozio, tra le tante, è la festa dell’Arcangelo Michele, egli appare infatti nell’iconografia cristiana come difensore della Luce che con una spada in mano abbatte un mostro tellurico accasciato ai suoi piedi e simbolo delle forze sotterranee del male. Arcangelo connesso alla forza solare e al vigore marziale, Michele diviene sinonimo della volontà necessaria ad attraversare il buio della stagione invernale, della promessa e della speranza. Nonostante in questo momento dell’anno il vigore fisico della natura si affievolisca l’Arcangelo Michele, diviene un appello al coraggio, alla forza, al superamento della paura che cresce con l’approssimarsi del buio e della stagione fredda. Egli rappresenta perciò la forza interiore di ognuno, capace di attraversare l’Abisso per ricominciare un nuovo ciclo.

Scriveva Alain De Benoist: "Nello zodiaco, il simbolismo dell'equinozio corrisponde al segno della bilancia, dal 24 settembre al 23 ottobre. A partire da questa data, i giorni cominciano ad accorciarsi, le notti ad allungarsi; è il combattimento del sole contro le forze della notte"

Più che mai, in questi giorni, ci sentiamo di vivere un passaggio chiave della Storia, più che mai la moltitudine di coloro che non si allineano né si piegano alle forze oscure di questo Occidente, avranno bisogno di vigore, di forza, di speranza. La mobilitazione è iniziata, ciò che potrà succedere da qua a poche settimane nessuno può saperlo, ciò che è certo, è che se vogliamo ancora rivedere il sole splendere nel cielo del mondo, dobbiamo armarci di speranza. Se cade la Russia, cade il mondo, poiché in questa fase la Russia, con tutti i suoi limiti reali e razionali, si erge a baluardo di un mondo in divenire, sua è la responsabilità di questa battaglia campale contro l'Occidente, emisfero del tramonto, metafora cosmica delle sorti del mondo.

Fuor di retorica, con un discorso trasmesso a reti unificate, la mattina del 21 settembre Vladimir Putin ha annunciato la mobilitazione parziale delle forze armate della Federazione Russa. Verranno chiamati a prestare servizio circa 300 mila riservisti, ovvero - come dichiarato dal Ministro della Difesa Serghej Shoigu - circa l'1 % della riserva totale. La mobilitazione riguarda, gli uomini che hanno già servito nell’esercito, in particolare sarà chiamato chi ha esperienza di combattimento e specializzazioni militari.

Una mossa attesa e probabilmente scritta, dopo la controffensiva farlocca organizzata a tavolino dalle intelligence NATO, con la quale si sono mandati al macello migliaia di soldati ucraini, per addivenire in realtà ad un magro bottino, quantomeno da un punto di vista strategico - militare, il quale non ha cambiato le sorti del conflitto.

Controffensiva controproducente in senso pratico, ma non in senso politico. Con questa mossa gli Ucraini hanno comunicato all'Occidente che ce la possono fare, che servono altri soldi, altre armi, e perché no, magari un intervento diretto della NATO. La risposta della Russia alla guerra, non poteva che essere la guerra.

Una mossa tardiva, e non disperata come molti hanno scritto. La Russia ha bisogno di consolidare il fronte, e sbaragliare definitivamente le forze ucraine. Tutto questo, in concomitanza con il referendum annunciato in questi giorni, che decreterà ufficialmente il passaggio alla Russia per le Repubbliche Popolare di Lugansk e Donetsk.

Cosa succederà dopo? Come reagirà la NATO? Per quanto tempo ancora la partita del gioco a rialzo tra Occidente e Russia durerà senza un coinvolgimento diretto? Difficile da dire. C'è solo da sperare che tutto questo finisca presto, ovviamente con una vittoria della Federazione Russa, la quale attualmente lotta contro le forze oscure che dominano l'Occidente, delle quali noi siamo eterni schiavi, incapaci di spezzare le catene.

 

Immagine: https://www.stateofmind.it/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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