L'urlo

E’ qualcosa di profondo che esce in modo irrefrenabile e brucia in un attimo un’enorme quantità di energia. Può essere una manifestazione di grande gioia per il raggiungimento di un obiettivo a lungo desiderato o di profondo dolore per la perdita in modo irrecuperabile di qualcosa, di rinata speranza per l’improvvisa apparizione di una luce splendente in fondo ad un tunnel estremamente buio o di disperazione per l’atrocità dello spettacolo della realtà che si manifesta intorno a te, di travolgente passione per l’inebriante coinvolgimento in un difficile percorso di lotta e vittoria o di lancinante depressione perché non si vede nessuna via di sbocco o di fuga, di terrore per il timore di ciò che può accaderti o di coraggio per aiutarti a superare le tue paure.

L’urlo è il frutto delle tue scelte e non urlerai mai se ti lascerai scorrere la vita addosso senza scegliere, senza avere sogni, ambizioni, senza voler lasciare la tua impronta nella realtà che ti circonda. Urlare, nella tua solitudine e non mischiato nella moltitudine coinvolgente, è bellissimo perché è liberatorio, scarica fuori di te molta dell’energia repressa, è come alleggerire l’anima da pesi troppo grossi da sopportare.

Ma l’urlo che ti fa stare meglio con te stesso è quello silenzioso, quello che ti fa diffondere tutta l’energia repressa nell’azione costante e quotidiana, nel dinamismo crescente di un progetto che si fa realtà, nella costruzione, giorno dopo giorno, di un mondo a dimensione umana che travolge, sconfigge il mondo del profitto e dello sfruttamento degli uomini e della natura.

Questo sì un vero urlo liberatorio, per la libertà interiore di ognuno di noi.

Ed è quello che sta accadendo anche nella drammaticità della situazione. Una drammaticità che ha avuto un crescendo estremo in questi ultimi anni dapprima, con le scelte volutamente sbagliate da parte di Draghi e i suoi accoliti, seduti silenti in tutte le postazioni del parlamento (comprese quelle della cosiddetta opposizione) nell’affrontare la pandemia. Oggi tutte le riviste scientifiche confermano che gli anti infiammatori fermano il primo insorgere della malattia, che nei plurivaccinati fino ai 35 anni la mortalità improvvisa è aumentata del 25%, che dopo la terza dose la protezione dall’infezione è inferiore al 50% ed infine la Pfizer ha confermato che non otterrà l’approvazione definitiva del vaccino per il numero enorme di reazioni avverse. Tacere queste cose è servito per imporci un inutile “lasciapassare verde” e per perseguitare tutti coloro che si sono rifiutati di sottostare all’infame ricatto di un inesistente vaccino; e lo sapevano.

Stessa storia, dalle prospettive ancora più gravi, è quella della scelta anti italiana di sostenere il folle e criminale presidente ucraino Zelenski, che sta facendo massacrare il suo popolo, per accordi con i suoi padroni internazionali che vanno da Biden a Soros et similia. Anche in questo caso tutto il .parlamento, compresi quelli che si dicono oppositori, ha applaudito il pupazzo ucraino e la stampa in coro ha tacciato di Putinismo chi ha condannato questa scelta, dimenticando l’interesse italiano e i gravi danni che stiamo pagando noi italiani sia sul piano economico che sul piano della dignità.

Mentre noi guardiamo preoccupati la drammaticità della nostra situazione italiana, Draghi, un nemico giurato dell’Italia, va negli Stati Uniti a ritirare un premio per aver eseguito bene il mandato affidatogli di distruggere l’Italia, Putin lancia la mobilitazione parziale della Russia per affrontare lo scontro con la UE di cui l’Italia fa parte ed è un obiettivo primario essendo occupata dagli anni ’50 con basi americane fornite di testate nucleari fuori dal nostro controllo.

Però noi domenica prossima voteremo e lo dovremmo fare scegliendo tra chi è a favore di Draghi e vuole continuare a usare i vaccini, che vaccini non sono, per far male agli Italiani, vuole fare la guerra alla Russia, che è un nostro fondamentale collaboratore commerciale, per danneggiarci economicamente e vuole realizzare il folle e autolesionista PNRR per distruggere definitivamente la nostra, da loro odiata ed invidiata nazione; e chi invece si dice contro Draghi ma vuole le stesse identiche cose previste nell’agenda Draghi. Insomma queste elezioni sono un’enorme truffa ed io andrò a votare per scrivere il mio urlo che è il primo passo dell’azione di risveglio dell’Italia che inizia a capire.
Urlerò,in silenzio, scrivendo sulla scheda: VIVA L’ITALIA.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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