Metanusura

“Ad Eleusi han portato puttane/carogne crapulano/ospiti d’usura”(Ezra Pound, Canto XLV).

E’ lampante la speculazione sul prezzo di gas e raffinati dal petrolio e dov’è l’Eleusi delle carogne usuraie se non nella matassa intricata della finanza internazionale ove nidificano e prosperano gli Scrovegni, simbolo padovano del capitalismo più odioso, quello dei parassiti, chi s’arricchisce col denaro, non certo con lavoro e impresa, sono i violenti contro Dio nell’operosità umana, giù all’Inferno li precipitò Dante (Canto XVII, VII cerchio), ma non son più quelli d’un tempo, gli strozzini, no, la loro new generation vestita da pinguino, lucra e fa lucrare nelle Borse e nei mercati virtuali, volatili, fluttuanti come il TTF di Amsterdam, il NYMEX di New York o l'ICE di Atlanta, il mercato reale è oramai puro antiquariato contrattuale, quello che disciplinava l’incontro tra domanda-offerta con cui strappare le condizioni migliori per i consumatori, un obiettivo astratto, un’utopia, quel mercato non esiste più, resettato dal finanziar-capitalismo usuraio.

Il favo dei parassiti brulicanti s’arricchisce fuori e dentro le Borse puntando su titoli, azioni e soprattutto sui contratti derivati, quei prodotti finanziari allacciati al prodotto “sottostante”, sia moneta, beni primari, crediti, nel nostro caso, il prezzo degli energetici a prescindere da contratti pluriennali stipulati tra produttori e compratori deleganti società energetiche, tutte per azioni. Più le quotazioni di gas e petrolio (i sottostanti) salgono più i derivati s’ingrassano centrando l’obiettivo preposto: la speculazione: strategie finalizzate a realizzare un profitto basato sull'evoluzione attesa del prezzo dell'attività sottostante, è il caso dei futures, degli OTC (Over The Counter), swap e foward, ecc. ma c’è di più, le puttane, oltre a incassare le marchette generano un “derivato” volutamente indotto, l’aumento dei costi di tutti i prodotti indispensabili alla vita (l’inflazione), sui quali a loro volta, le carogne, scommettono al rialzo diversificando gli “investimenti”, allargando così a tutto giro il plateau dell’usura finanziaria.

Gli ingenui ingoiano le pasticche avvelenate dei media, sono stolide grida sul lievitare dei prezzi, l’apocalisse per famiglie e imprese, s’allarmano per il cadavere senza stanare i lupi, tacciono sull’usura e invocano, con i partiti, una pioggia di manna dagli Stati attraverso scostamenti di bilancio cioè promuovere altri debiti per salvare le economie nazionali.

A dire il vero solo il Ministro Cingolani, da subito, s’era espresso in modo lapidario sul boom del prezzo della benzina: “il motivo principale dell’aumento è la speculazione”, voce di uno che ha gridato nel deserto perché? Perché a far cassa non sono solo i gambler (gli investitori), il sistema bancario, i mediatori, ma in parallelo, sono le società che gestiscono l’energia e gli Stati stessi attraverso le imposte parassitarie, accise, Iva e quell’insieme oscuro chiamato in bolletta oneri di sistema, evitando con cura di rendere pubblico il reale prezzo di gas e derivati dal petrolio (alla dogana) fissato con i produttori nei contratti internazionali ma usando in fattura quello volatile di Amsterdam

Il mainstream sul tema è l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la ritorsione di Putin contro le sanzioni UE con taglio delle forniture di gas, certo è una causa scatenante ma è sulle ossa di un conflitto (evitabile ma non evitato) che i corvi s’ingrassano la pancia e volano poi sui rami a stringere il cappio a cittadini inermi e rassegnati come alle imprese d’ ogni settore, il risultato è sulla soglia, la recessione col drago venuto da Pechino pronto a ingoiare l’Europa tutta presa, al momento, a staffilare l’Ungheria di Orbán, fornire armi a Zelensky, inasprire le sanzioni anti Russia, e per il gas? E contro la speculazione? Timidi pigolii da nidi sparpagliati, in fondo, sai che c’è, ciascuno se la cavi a modo suo, intanto a cittadini e imprese si taglino i consumi, non i coj...agli usurai, una ricetta che somiglia tanto a quella di Speranza per la pandemia ” aspirina e vigile attesa”, aspettando Godot, cioè la primavera e nel frattempo ciascuno di noi “Adda passà 'a nuttata".

 

Immagine: https://www.numeripari.org/

 


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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