Il sogno e la realtà

Questa mattina ho ricevuto una telefonata da un mio grande amico, uno con cui negli anni ho fatto tante cose, uno a cui sono legato da affinità politiche e con cui ho condiviso momenti belli e momenti difficili.

Il sentirlo, come sempre, mi ha fatto molto piacere, ma mi ha lasciato interdetto il contenuto della telefonata, anche se il tono era affettuoso, ho percepito come se si fosse risvegliato da un sonno che gli aveva fatto rivivere un sogno del passato. “Adriano, mi ha detto, il 68’ è finito da tempo, non è più tempo di rivoluzioni, bisogna votare a destra perché così ci riducono le tasse”.

Caro amico mio, credo che il risveglio, purtroppo, ti troverà impreparato, quella che tu immagini sia la realtà è solo la continuazione di un sogno disperato che ha animato i nostri venti anni, e non tieni conto dei decenni passati.

Oggi, ma è così da oltre 20 anni, non esistono più destra e sinistra, non esistono più le ideologie, non c’è più il comunismo, se non nell’applicazione del metodo leninista, come avviene in tutti i regimi liberisti, né il fascismo, anche perché nella sua teorizzazione di rivoluzione permanente si è radicalmente trasformato in altro, né il socialismo, visto che nessuna delle sedicenti formazioni politiche esistenti si è mai opposta alla sistematica distruzione di tutte le garanzie sociali a partire dall’abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori per la cui difesa siamo stati sempre in prima linea.

Sia la cosiddetta destra che la cosiddetta sinistra propugnano la folle agenda Draghi, per terminare la sistematica distruzione dell’Italia come nazione. Infatti tutti vogliono continuare nelle autolesioniste sanzioni contro la Russia, tutti vogliono continuare a fornire armi all’Ucraina, per favorire la perversa volontà di Zelensky di distruggere il suo popolo, nessuno propone l’immediata cessazione di attuazione del PNRR, piano che tutte le nazioni UE hanno rifiutato, tranne l’Italia che riuscirà ad indebitare le future generazioni per realizzare i sistemi di controllo di noi stessi, da parte di chi ci indebita, attraverso la digitalizzazione ed il controllo satellitare, senza che quei soldi, da noi anche forniti, possano essere realmente gestiti da enti o società italiane.

Potrei continuare ma è inutile, la realtà è molto più drammatica di quanto si immagini, lo vedremo nei prossimi giorni dopo la fine di questa ennesima presa per i fondelli, rappresentata dalle elezioni del 25 settembre.

Noi dovremmo andare a votare per rinnovare il parlamento, (mai come in questo momento fu calzante la definizione che ne demmo nel 1972: “luogo dove si parla”) un’istituzione ormai priva di qualsiasi fondamento, come è stato ampiamente dimostrato da questi ultimi 20 anni, la cui funzione prevista dalla costituzione è stata usurpata con il silenzio complice delle altre funzioni istituzionali preposte alla tutela delle stesse.  Meccanismo che ha inficiato proprio le parti principali della nostra carta costituzionale stuprata tante volte dai trattati internazionali sin dalla sua promulgazione.

Esercizio inutile è diventato quello del voto, soprattutto perché nessuno vuole tutelare gli interessi nazionali, nessuno, neanche i sedicenti patrioti, ha a cuore l’Italia, ma, soprattutto, nessuno ha in mente uno straccio di strategia per impedire che questa nazione perisca. Draghi uber alles.

Se questa è la realtà, lasciatemi sognare, che ci sia una realtà italiana di popolo capace di capire queste cose, capace di costruire un’alternativa possibile, capace di trattare, con una visione strategica precisa, con le forze di potere che ci vogliono distruggere, approfittando delle contraddizioni ed i contrasti tra quelle forze, capace, non solo di resistere, ma anche di ricostruirsi e rigenerarsi aldilà dei tradimenti della classe politica e dirigente nostrana.

Questo sogno può diventare realtà ed io ci voglio provare.

Ora e sempre VIVA L’ITALIA.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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