Adieu camarade Jack

Firenze dicembre 1974 fra i giovani facenti parte cosiddetta "sinistra missina”, inizia a circolare un foglio satirico/ideologico, che cambierà per sempre la visione che una parte di quella gioventù ha del mondo, e che il mondo ha di quei giovani: "La voce della fogna”, sottotitolo, “Giornale differente". Il primo numero di quella storica rivista in origine era allegato alla rivista "Alternativa", periodico che per primo all'interno del MSI cercò grazie ai pennelli del futuro musicista Sergio Caputo di creare una riconoscibile traccia grafica giovanile, sganciata dai rimandi futuristi, e dalle "signorine grandi forme" di Boccasile. In copertina troneggia uno strano topo che esce da un tombino, e la scritta "Tempo di Golpe". La rivista, diretta da Marco Tarchi (nipote di Angelo Tarchi, che fu Ministro dell'Economia Corporativa nella Rsi), fu improntata all'ironia critica nei confronti sia degli avversari politici che dell'establishment conservatore del Movimento Sociale Italiano. Si trattava della rielaborazione originale, del foglio satirico francese “Alternative”, animato dal disegnatore e musicista Jack Marchal, inventore delle strisce animate da giovani topi, divenuti poi il simbolo della rivista stessa. L'idea di una pubblicazione, nata dalle ceneri del ciclostilato "La Terra degli Avi" (1972-1973), prese corpo nel luglio 1974 quando alcuni militanti del MSI fiorentino di area Rautiana si incontrarono a Parigi con Alain de Benoist, incontro organizzato proprio da Jack Marchal, conosciuto dai militanti al campo scuola del Fronte della Gioventù di Montesilvano nel 1972. L'obiettivo della pubblicazione, secondo Tarchi, "era quello di disporre di un veicolo moderno e dotato di linguaggio immediato con cui replicare, in tono ironico, agli intenti di delegittimazione degli avversari (lo slogan: Fascisti carogne tornate nelle fogne) e nel contempo proporre un'operazione di stile, cioè, lo svecchiamento della stanca immagine del neofascismo. (..) C'era in origine, semplicemente il desiderio di dare un segnale per linee interne al piccolo mondo della destra giovanile italiana, dimostrando da un lato che l'immagine perbenista e conservatrice della “destra nazionale” di Almirante aveva fatto il suo tempo e dall'altro che all'assedio delle forze dell'arco costituzionale si poteva uscire (..)”.

Tarchi come ideologo della "Nuova destra" non disdegnò, sulla scia di quanto fatto da esponenti coevi come Giano Accame e Beppe Niccolai un confronto culturale con esponenti della Sinistra come Massimo Cacciari e Giampiero Mughini, sia per mezzo di dibattiti che attraverso interventi sulle testate di riferimento di entrambe le aree, anche perché seppur mal tollerate nelle sedi missine circolavano riviste underground di sinistra come "il Male", "Frigidaire, o "Re Nudo". La fotografia di una nuova generazione post fascista vicina a quella d'oltralpe la dette per primo Stenio Solinas, sul quotidiano Roma di Napoli, nel 1977.  Nell'occasione Solinas propose il ritratto del nuovo militante di destra: “Il ritratto di una gioventù decisamente rivoluzionaria, che si trova a disagio con il binomio ordine-legalità; che ce l'ha più con il sistema che con il comunismo; che sogna un repulisti generale, ma che sa, alla fin fine, che tutte le rivoluzioni vengono tradite [...] È gente che per maestri si è scelta Codreanu ed Evola, gli antichi codici d'onore ed il gusto dell'intransigenza; che stima Drieu La Rochelle perché con il suo suicidio onorò una firma, e Pound perché con il suo silenzio disprezzò il mondo”.

Il tentativo di sottoporre la destra a un bagno di innovazione, venne ostacolato in primis proprio dal M.S.I., nel gennaio del 1981 Tarchi, dopo un articolo di satira proprio su "La voce della fogna” ritenuto troppo pesante nei confronti della classe dirigente del partito fu espulso. Dopo l'espulsione abbandonerà gradualmente la militanza politica, dedicandosi agli studi e all'insegnamento, nonché alla direzione del mensile Diorama letterario. Con l'uscita di Tarchi dal M.S.I. la voce della fogna inizierà progressivamente a perdere lettori, e concluderà la propria esperienza con il numero 31 nel 1983. Di quella ed altre esperienze di fine anni 70, primi anni 80 oggi resta poco. Da un punto di vista prettamente politico molti militanti di allora (quelli anagraficamente sopravvissuti), hanno definitivamente abbandonato questo lato della barricata, (esempio lampante Sergio Caputo che dopo un breve successo commerciale come cantautore, dopo il tour del 1998 si trasferisce definitivamente California), da un punto di vista grafico/estetico resta il «Rat noir» di Jack Marchal, conosciuto come Topo Mis, Un topo che non aveva niente a che fare con i suoi parenti passati e futuri, diverso dal celebre Topolino di Walt Disney, dall’intellettuale un po’ fifone Geronimo Stilton, o dal connazionale Remi, che si copre di gloria nella cucina di Ratatouille. Il topo di Marchal era un “Rat maudit”, brutto e grintoso, sbuca fuori dal tombino della fogna dove l’avevano relegato e mena mazzate contro il mondo, dai miti stucchevoli della sinistra, alle superstizioni della democrazia Cristiana, sino alle goffaggini e contraddizioni della destra. Se vogliamo paragonarlo a suoi consimili mainstream ha una vaga somiglianza con il maestro “Splinter”, un Rat noir anziano e molto saggio, allenatore di ninjitsu delle tartarughe ninja nei fumetti dalla Mirage Studios e successivi adattamenti cinematografici.

La figura di Jack Marchal per più generazioni è stata una figura di riferimento, artista poliedrico, oltre che militante politico e disegnatore Jack sarà anche fra i fondatori della cosiddetta "musica alternativa" europea. Nato in Francia il 19 settembre 1946, inizia la propria militanza politica, a sinistra: “Sebbene leggessi Nietzsche e Céline, ero stato vagamente di sinistra, antirazzista, contestatore, individualista. Non avevo una grande opinione dei militanti politici in generale. Detestavo quelli di estrema destra che credevo volessero impedirmi di fare quello che mi pareva: la libertà, il rock, le donne, le feste.”

“L’origine del topo è anti-totalitaria, Marchal lo disegnò in gioventù su qualche foglio anarchico anti-colonialista al tempo della guerra d’Algeria” ci ricorda Marco Tarchi. Nelle strisce criticava con linguaggio innovativo e disegni modernissimi l’evoluzione delle nuove generazioni verso consumismo e individualismo. Ostile all’”Algérie Française” in nome dell’autodeterminazione dei popoli, Jack era innanzitutto un rivoluzionario, e fu per quello che si oppose strenuamente al nuovo conformismo opprimente della sinistra, e si ritrovò, da anarchico, all’estrema destra. Membro del movimento “Occident” nel 1966, fece parte nel 1968 del nucleo fondatore di Groupe union défense (GUD) ed entrò nella direzione politica d'Ordre Nouveau, dirigendone il settore stampa e propaganda.

 Nel 1972 partecipò alla creazione del Front National per poi aderire, due anni dopo, al “Parti des forces nouvelles”. Nel 1984 ritornò nel Front National di Jean Marie Le Pen. Jack amava l’Italia e non perdeva occasione per dare segno della sua amicizia e disponibilità. Nel settembre 1979, è a Roma, nella sala prove del gruppo degli "Janus", per incidere il suo Lp capolavoro “Science & Violence”. Lo presenterà qualche mese dopo in Abruzzo al terzo Campo Hobbit nel borgo di Castel Camponeschi. Alla fine del 1990 entrò nel gruppo di rock identitario francese degli Elendil. Il 12 marzo 2016 partecipò a Milano al memorial in ricordo di Massimo Morsello. L'anno successivo dal 23 al 25 giugno, sarà a Montesarchio, nel quarantennale del Campo Hobbit, evento inspiegabilmente boicottato da una buona parte della “camerateria”, ormai atlantista,sionista,liberale e liberista. Jack  era sul palco ad intonare, “Il domani appartiene a noi”. Bandiera del protagonismo giovanile è riuscito ad invecchiare senza mai crescere. Il primo settembre 2022, il sito di Ugo Tassinari "fascinazione" pubblica un triste epitaffio: “Jack Marchal, fumettista e musicista è andato oltre”. Secondo Franco Cardini: "a partire dagli anni settanta fu protagonista di un tentativo di trovare nuove strade espressive a destra. E a lui si deve l'emersione di un lato punk tra le file dei giovani patrioti francesi e italiani». Espressione di un antiborghesismo libertario (..) Marchal è stato la figura di collegamento tra le esperienze più originali della Nuova Destra francese e quelle del mondo giovanile che orbitava intorno al Msi".

Walter Jeder lo ricorda così: “Apprendo in questo istante che Jack è andato avanti. Un colpo al cuore per tutta la nostra comunità umana, politica e culturale! Jack rappresenta, fin dagli anni ’70, nel nostro scombinato vissuto alcuni dei sentimenti migliori: la ribellione, la coerenza, la creatività. Musica, grafica, ironia, testimonianza. Una vita piena, unica, straordinaria. Una traccia incancellabile. Tutta l’Europa si unisce in un abbraccio commosso attorno a Lui”. Gabriele Adinolfi saluta l'amico con: "Merci Jack, chante encore avec nous! Ce fut un privilège de t’avoir connu et d’avoir été si bien en syntonie tous les deux."

Dal mondo post missino "ufficiale", quello che si è spartito con la "fondazione Alleanza nazionale" la cassa messa insieme da migliaia di militanti cresciuti con le grafiche e le canzoni di Jack, nemmeno, una parola, nemmeno un trafiletto. Marchal resta un’icona indelebile di una vita piena di Ideali, lotte, donne, concerti, bevute e mazzate date e prese, di sicuro nessuno ha scritto la trama della sua esistenza.

Tornando a quel primo numero de "La Voce della Fogna" forse è finalmente l'ora che quel tombino si richiuda definitivamente per dividere finalmente il mondo di sotto, abitato dai “Rat Noir”, fedeli alla linea, parafrasando un brano dei CCCP e quel mondo di sopra di lustrini e gratificazioni parlamentari, rappresentato dalla fiammella vacillante dei Fratellini d'Italia (e di U.S.A.). Se il mondo per cui Jack e noi abbiamo combattuto per un'intera esistenza è questo, forse è il momento di tornare nelle fogne, fra topi neri, canti, goliardia…e rutto libero.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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