Burlesque

È uno spettacolo di varietà il burlesque, non in cartellone al teatro Ambra Jovinelli, un dì tempio liberty dell’avanspettacolo romano, bensì a Montecitorio & palazzo Madama con la recita di fine anno scolastico, compagnia Di Maio & brothers, lo spettacolo s’intitola “Insieme per il futuro” (un copia e incolla) sarebbe stato meglio Fregoli, mitica icona del trasformismo. Povero Peppiniello appulo, apprendista politico d’ una tribù frinente, sbucato dal cilindro d’un prestigiatore nel numero et le voilà embrassons le rouge après le vert, non bastò a salvarlo allora il copugliese Ciampolillo, al fin della licenza restò con lo zolfino spento in mano e anche adesso non gli è andata meglio.

Aiuto! Aiuto! Strillavano grilli, cicale e moscerini, pietà, niente elezioni, c’è il taglio dei parlamentari, chi ci rielegge? Vogliamo il vitalizio!  Il grido giunse fino al timpano siculo del Colle, eccovi servita la scialuppa Draghi, tutti ci state stretti? Mischini faciteve picciriddi, questo passa il convento, un salvagente BCE, fate i bravi fino al ‘23, non v’acchiappate perché l’Italia sta in mutande. Certo il barcone è un arcobaleno, rossi, bianchi, verdoni sgomitano, bisticciano su tutto, mentre i gialli, più numerosi, s’accorgono di non contare un c…o e dopo l’onda lunga ecco il riflusso, l’elettorato s’asciuga, qui occorre un nuovo capitano! Giggino, Giggetto ha abdicato, er Che de noantri s’è tirato fuori, il ragioniere comico ha esaurito i vaffa, “Giuseppi và al timone tu, tanto sei disoccupato (politicamente)”.

L’avvocato del pueblo col rospo in bocca strizza l’occhio a sottiLetta, non sa che il lupo mangerà l’agnello perché il movimento cinque stelle ha fatto il pieno sulla scommessa, a sinistra, d’ un vero cambiamento poi però il potere logora chi ce l’ha, programmi e rivoluzioni  hanno indossato il doppio petto, lo sciame ronzante ha trovato il favo, anzi lo governa (illusione), la scatoletta di tonno non l’hanno aperta, tanto che fa, il popolo c’ha la memoria corta perciò diamogli una carezza elettorale, il reddito di cittadinanza e noi godiamoci il Palazzo.

Il motore del natante adesso canta ch’è una bellezza, il rombo fa Pnrr, Pnrr, miliardi a pioggia gran parte a buffi col capestro riforme, ma la barca va con l’ammiraglio BCE pur tra latrati, finti ammutinamenti, risse verbali ma alla fin fine tutti votano tutto compresi i secretati ultimi armamenti a Kiev, era un nodo di Gordio per Giuseppi sul quale, all’apparenza, le stelline baruffavano stizzite ma il voto in aula ha certificato il contrario.

Voci renziane dicono si voterà il 28 maggio 2023 oltre la scadenza quinquennale, vitalizio salvo più n’anticchia, poi molti torneranno a casa appendendo in salotto la XVIII legislatura col motto: c’ero anch’io, mamma! Ai pentastellati integralisti il guru Beppe ha ricordato il limite dei due mandati, è il regolamento, perciò Giggino & C debbono salutare trovandosi un’occupazione magari al Maradona. Sia mai! Uno non vale più uno, è’ tutto qui il busillis incubatore di Insieme per il passato (ma quale futuro), restare incollati al posto fisso a mo’ di Checco Zalone, finché pensione o morte non ci separi sennò “Quo Vado?” ora anche in versione francese.

Tutti i sessanta e più degli scissionisti saranno rieletti? Ma quando mai, fanno da truppa al generale avellinese, lo porteranno sulla sedia gestatoria fino al prossimo mandato puntellando intanto il gran governo e poi? Dall’uovo nascerà una nidiata o solo un pulcino? Ma chi se ne frega. 

Tra undici mesi il Pd punterà a risucchiare con la cannuccia, almeno in parte, l’elettorato sfanculista diventando forza di maggioranza relativa, cercando, al contempo, di scalpellare la destra nei sondaggi con fango, cocktail antifascista, diritti LGBTQQIA+ lasciando l’uscio aperto alla ciurma variopinta dell’attuale barcone per continuare insieme a navigare nelle acque della liberal autocrazia con bussola tecno-digitale. Ammiraglio semper Draghi (rigorosamente non eletto) o perché no un revival Letta o persino il bunga bunga sognante, mentre il popolo, nauseato da un burlesque patetico, vessato da mille al cubo problemi, per la metà diserterà le urne e guardando indietro forse, ripeto forse, urlerà con Whitman, ma da riva: O capitano! Mio capitano! Rivolto alla fu democrazia, caduta, gelida, morta.

 

 Autore immagine Maurizio Brambatti, ANSA, il Dubbio 24/06/2022.


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

di Adriano Tilgher

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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La Spina nel Fianco

 

Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica. 1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito. In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

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