Enos Lases iuvate

Scriveva nel suo Testamento spirituale Rutilio Sermonti (1921-2015):“La prima verità da intendere è questa: che il compito che ci siamo assunti non è da uomini, ma da eroi. Non è affermazione retorica, questa, ma rigorosamente realistica. E, se così numerosi tentativi di riunione delle nostre forze sono falliti, è stato perché si è voluto affrontarli da uomini e non da eroi. E gli uomini, anche di buon livello, hanno una pletora di debolezze, di vanità, di fisime, di opportunismi, che solo gli eroi sanno gettarsi dietro le spalle” e terminava con un’invocazione: “enos Lases iuvate” (“Lari aiutateci”).

C’è uno spazio di coagulazione del pensiero-azione ribelle? Parrebbe proprio di no. Guai spingersi fuori della caverna, essere anti-sistema, o dentro o fassisti, ne sa qualcosa Giorgia dopo il suo comizio a Marbella: “Sì alla famiglia naturale, no alle lobby Lgbt, sì all’identità sessuale, no all’ideologia gender, sì alla cultura della vita”, diluvio di frecce dal Pdletta, eppure ha gridato ciò che la maggioranza (ammutolita) pensa ed è, guarda un po’, anche il magistero di Francesco della pampa ormai rottamato dalla sinistra progressista. Viviamo la democrazia del silenzio, si annuisce col capo, vietato per legge global cult qualsiasi dissenso pena la gogna o le liste di proscrizione, non siete d’accordo? Non andate a votare, i nostri militanti vetero trinariciuti c’ andranno sempre, non c’è quorum, il resto è liquido cangiante di colore, l’unica colla che li tiene è il frignamento da mal di pancia. Così gli antiputiniani dem-nostrani, stoccafissi paladini di plutocrazie finanziarie, vestono, dietro la demagogia liberal prêt-à-porter, la stessa uniforme mentale del gen. Sergej Šojgu, senza mostrine e medagliette pendule, d’altronde l’unica guerra da loro combattuta è stata ed è quella di mantenere il culo caldo calandosi le braghe alle lobby.

Viaggio di Dante nell’Inferno Italia al colmo della notte non al “termine” come titolava il romanzo di Céline,  il buio nihilista è fitto, fitto, “Tant’è amaro che poco è più morte”, ora che le tessere del mosaico sono precipitate una a una lasciando il grigiore dell’intonaco, l’anestesia spirituale avanza spegnendo ogni timida pulsione o fiammella rischiarante il tunnel d’un Paese misantropo, egocentrico, ricco soltanto di strazianti lagne. Burattinai vecchi governano un gregge di altrettanti vecchi, i giovani di coraggio gettano cuore e mente oltre frontiera, mentre sul Paese dei guaiti ragni usurai tessono indisturbati le loro tele, grovigli di fili mummificano una fu Nazione, strangolata da speculazioni assassine con la corruzione dei maggiordomi.

La miglior cosa che puoi fare, no?, quando sei a ‘sto mondo, è di uscirne. Matto o no, paura o no.’ è un aforisma di Céline, ben s’addice all’Italia, “uscirne” però per andar dove, nel bosco del ribelle? Ma i ribelli di qualsiasi gonfalone sono gli eroi di Sermonti, accettano la sfida in campo aperto, qui siamo un gigantesco armadio con milioni di cassetti chiusi e quando s’aprono odi l’unico solfeggio lamentoso di diritti.

Dicono: il popolo s’è schifato della politica e non solo di quella, oramai solo la metà vota, è un gran problema tuona il compagno Landini dimentico, apposta, del  peggio, al referendum di sterzata sulle toghe ha usato la matita solo un quinto, meglio il mare, la montagna, l’enogastronomia, il cazzeggio sul nulla, l’indifferenza fatalista del panta rei, perché tutto ci annoia, compresa la guerra del David Zelensky, pertanto nell’inutilità di un esserci solo digitale senza contare un c…. recitiamo da frivoli baccanti “Ciascun suoni, balli e canti!...Chi vuol esser lieto, sia:/ di doman non c’è certezza” come poetava il Magnifico che impiccava i de’ Pazzi.

A dire il vero, sotto la stanca bruma stesa a patchwork (in apparenza multicolore) sul Paese, una certezza c’è, l’Italia è una monocrazia a guida Nazareno, un monolite adorato e lisciato del pensiero unico progressista infilatosi da tarlo in quei cassetti divorandone il buon legno giovane e stagionato, l’illusione che sfarfalli fuoriuscendo senza lasciare grossi buchi è una chimera auspicata dai poveri tiretti senza darsi forza e coraggio di combatterlo, piuttosto lo carezzano, e pur abbaiando alla fine lo assecondano (un es. Mattarella bis), per riceverne, scodinzolando, assoluzione e pacca di padrone agli utili idioti.

L’avversario è chiaro, caro Rutilio, manchiamo però di eroi, peggio, par manchino i viri, alcuni sono morti altri (pochi) resistono appoggiati al vincastro dei ricordi, che i nostri Lari ci vengano in soccorso restituendoci radici comuni, per lo meno dei frammenti.

 


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