Il fronte del dissenso

Le elezioni amministrative del 12 giugno sono ormai alle porte, restano da fare ancora alcuni ballottaggi, ma siamo già in grado di analizzare dinamiche, vincitori e vinti. Sui partiti e/o movimenti mainstream, quelli che nella prima repubblica si chiamavano partiti dell' "Arco Costituzionale" (all'epoca includevano tutti i partiti politici Italiani che si erano resi protagonisti della redazione della Costituzione del 1948) e che oggi, dal PD a Fratelli d'Italia, passando per il movimento 5 stelle, sino ad arrivare a + Europa, potremmo ribattezzare “Arco incostituzionale", si è già scritto e detto di tutto, vorrei focalizzarmi, su quei partiti e movimenti di varia e variegata umanità che dovrebbero rappresentare il fronte del dissenso. Fronte ampio che è riuscito a mobilitare le piazze italiane per battaglie tematiche, no 5 g, no vaccini, no "Green Pass", fuoriuscita dall'Euro, fuoriuscita dalla Nato, appoggio alla Russia nell'operazione speciale contro l'Ucraina, e chi più ne ha più ne metta, una marea di italiani che se uniti, potrebbero benissimo aspirare a percentuali di consenso a doppia cifra. Premettendo che l'attuale sistema elettorale è truccato, i risultati delle elezioni ci consegnano una fotografia della situazione sociale, che come ogni fotografia coglie solo un fermo immagine di qualcosa che invece per fortuna è in movimento.

Quattro dati emergono con tutta evidenza:

La crescita dell’astensionismo,

La rinascita del bipolarismo centro-sinistra e centro-destra che davamo per morto, (con un cambio di leadership a Destra che vede Fratelli di Italia come primo partito).
L'arretramento dei partiti artefici del cosiddetto governo "giallo verde", (Cinque Stelle e Lega che uscirono vincitori dalle elezioni 2018),

e la totale ininfluenza delle forze del dissenso.

I risultati ci dicono che le forze politiche anti-sistemia che sono riuscite a presentare liste, non sono riuscite tranne che Genova e Palermo e probabilmente Lucca a far eleggere consiglieri.
Fra le forze in campo due partiti presenti in Parlamento composte da ex 5 Stelle, “Alternativa” di Pino Cabras e “Italexit” di Gianluigi Paragone, il PC di Marco Rizzo, Rinascita Repubblicana. dell'Eurodeputata Francesca Donato, il Movimento 3V, riconquistare L'Italia di Stefano D’Andrea e Ancora Italia di Francesco Toscano, movimento nato dalla scissione del Fusariano Vox Italia, di cui parte della classe dirigente è confluita in Italexit. In panchina perché non sono state in grado di presentare liste, o perché hanno ritenuto meglio non farlo, R2020, di Sara Cunial, Liberiamo l'Italia di Moreno Pasquinelli, (l'unico movimento che si è realmente speso in vari (e falliti) tentativi di aggregazione), il "Comitato di Liberazione Nazionale" di Ugo Mattei, EXIT, fondato dall' ex Vicepresidente di Casapound Simone di Stefano e decine (forse centinaia) di micropartiti nati dallo sfaldamento dei cinque stelle, dalle fila dell'estrema destra, o dell'estrema sinistra, (a cui potremo aggiungere l'estremo centro rappresentato dal ”Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi). In teoria  un'onda post-ideologica che potrebbe spazzare via tutto, in realtà, una riunione di comari pronte a recintare con il filo spinato il proprio orticello.

Considerando i voti ottenuti dalle diverse liste presentatesi nei capoluoghi di provincia (17), tutte queste forse insieme hanno ottenuto un risultato di 2,84%, cioè al di sotto dei famigerati sbarramenti elettorali.

A Genova dove la lista con simbolo unico "Crucioli sindaco" ha visto correre uniti Italexit, Alternativa, Ancora Italia, Pc e Riconquistare l’Italia si è raggiunto un buon 3,91%. Altri dati significativi, Palermo (4,23%), Pistoia (4,79% spezzettato però in una miriade di liste,) e Lucca dove Fabio Barsanti (ex consigliere comunale di Casa Pound) candidato per Italexit ha ottenuto l'ottimo risultato di 9,5% ed Andrea Colombini, candidatosi per "Ancora Italia" ha raggiunto un buon 4,2. Nella città Toscana domenica prossima si terrà il ballottaggio per l'elezione del Sindaco. In lotta fra loro Francesco Raspini, centrosinistra, che parte da un 42,7% e Mario Pardini, centrodestra, 34,35. Al ballottaggio Pardini ha ufficializzato l'apparentamento di Fabio Barsanti, e l’appoggio esterno di Colombini, causando le dimissioni del deputato forzista Elio Vito, sdegnato dalla "deriva fascista" della coalizione.

Elio Vito, nel suo delirio ha comunque centrato il problema, non può esistere un fronte del dissenso se si continua con la “Reductio ad Hitlerum” di quelle forze provenienti dalla destra extraparlamentare che non vogliono riconoscersi nel partito atlantista di Giorgia Meloni. Quando nacque Vox Italia partito dal cui sfaldamento sono usciti la maggior parte degli attuali opinionisti antisistema, ormai spalmati in tutti i movimenti, apparve chiaro che le istanze di quel mondo erano servite da conovaccio per la fondazione, e che i “camerati”, erano i soli ad avere un progetto politico completo, ed una dimestichezza organizzativa. Ricadendo nella trappola dell'antifascismo si ricadeva nel tentativo di essere “accettati”, dal nemico, se si pretende l'accettazione dall'avversario si è già perso, se si accettano i "metodi" del’avversario, si è già perso.

La storia si ripete, a Valle Giulia, evento scatenante del '68 italiano, in prima fila, a chiamare la carica contro le forze dell'ordine, c'erano i giovani "fascisti" del Fuan “Caravella”, insieme ai giovani di “Primula goliardica”, fra i tanti il nostro direttore Adriano Tilgher, Mario Michele Merlino, Stefano delle Chiaie ed Ugo Gaudenzi, da quell'esperienza nacquero Avanguardia Nazionale e Lotta di Popolo, molti protagonisti di quell'esperienza e i loro eredi politici sono in prima fila nei tanti, troppi, tentativi di creazione di un vero movimento antisistema. Occorre quindi insistere, agendo per l’unità, per evitare che in vista delle politiche del 2023 prevalga la divisione emersa il 12 giugno. Bisogna superare da ambo le parti le dicotomie novecentesche, noi lo abbiamo fatto da tempo, adesso pretendiamo dagli antifascisti in assenza di Fascismo dell'area sovranista di fare altrettanto. E bisognerebbe pure evitare gli apparentamenti, se deve essere vero che non esiste un alleato di serie A ed uno di serie B (sinistra/destra), non devono esistere neppure nemici di serie A o di serie B, PD e Fratelli d'Italia sono lo stesso partito, Europeista, Liberista, Atlantista, Sionista. Il Popolo "Antiliberista" è pronto ad una costituente, se i vari sergenti che si credono generali non lo sono, costringiamoli a fare un passo indietro.

Immagine: https://www.vocedeiberici.it/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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