Genocidio cristiano

“Ammazzare i cristiani non è reato”, (nel solo XX sec. 45.000.000!!! secondo Antonio Socci, certo non tutti martiri), così pare, sembra una pratica quotidiana eseguita in media ogni 5 minuti e archiviata in fretta, non trova grida sui giornali, taglio medio basso, notizia di secondo piano, non suscita il digrignar degli intelletti cerebrocablati, né suscita cortei di sdegno, manifestazioni arcobaleno, dibattiti cazzosi nei talk show salottieri troppo assediati da Zelensky.

Ammazzare i cristiani così scivola via dalle scalette dei Tg, con nonchalance si stende la coperta del silenzio, l’Islam mette strizza, meglio accompagnare la mattanza con preci&costernazione delle prèfiche chiamando in fretta gli “esperti” a confezionare analisi ecumeniche a cesello per inquadrare, secondo scienze sociali, le cause autentiche dello stillicidio. Il risultato scontato è che no, non c’azzecca niente la persecuzione religiosa, quanto piuttosto l’humus complesso e “provvidenziale” della conflittualità socio-economica, riconducendo le pulsioni dello scontro al biblico duo Caino-Abele. Contadini sedentari i cristiani contra i pastori nomadi mussulmani, ai Fulani i primi hanno depredato pascoli e acqua laggiù nel sud della Nigeria, sic stantibus rebus, il resto è vittimismo.

Ricordiamo che le cronache ci hanno portato a Owo town, diocesi di Ondo, è domenica di Pentecoste, la chiesa di S. Francesco Saverio pullula di fedeli, ultimi canti accompagnano la messa che sta finendo, allorché s’ode il crepitio improvviso, secco delle armi, esplodono granate, è una strage, l’ennesima in Nigeria, si contano almeno 50 morti tra cui molti bambini/e, imprecisato il numero dei feriti, tranquilli di loro non sapremo più niente dai nostri media.

D’altronde noi qui abbiamo temi più bollenti, la guerra russo-ucraina, l’usura su carburanti e cereali, si bisticcia se armare o no Kiev di fucili pesanti col tappo, l’inflazione galoppa, fosche le profezie dei nostradamus per l’autunno, poi Omicron Ba5 e soprattutto premono le agognate vacanze dopo un biennio di virus cinese. Che vogliono i cristiani? In Nigeria esercitano l’arte di Caino, ma poi ci sono ancora? All’appello qui in Europa sono assenti persino nella Costituzione, bigotti medioevali ridotti a minoranza pavida, canuta, in estinzione al pari del rinoceronte di Giava, nei fatti noi di qua siamo molto più avanti, polene sulla nave dello “scientismo autosufficiente” e da un pezzo abbiamo buttato a mare la zavorra delle religioni.

Se ammazzano i cristiani, beh è routine...poi dove? In Nigeria? Facciamone l’analisi senza metterci l’elmetto, ci saranno lotte di classe, rancori ancestrali, interessi di clan tribali, ammettiamolo gatta ci cova un istintivo razzismo socio-culturale per chi è rimasto nella stiva rispetto all’élite fosforescente. Meglio allora volare bassi coi commenti di stanca convenienza facendo le spallucce del “chi se ne frega”, compreso lo sparuto clero cloroformizzato dai nuovi radiosi orizzonti d’Occidente e nascosto dietro il paravento consolatorio delle beatitudini.

Centomila cristiani morti ammazzati solo in Nigeria e sono dati di Organizzazioni internazionali accreditate, vite da macello in senso letterale, il 22 maggio scorso venti di loro sono stati sgozzati in diretta da terroristi dell’Iswap a Borno, non solo Boko Haram dunque o gli erranti Fulani, in un Paese spaccato a mela tra cristiani e mussulmani e dove gli integralisti ammazzano per la Jihad esattamente come in altri Paesi dell’Africa subsahariana, in Medio Oriente, in Asia.

Certo che è superficiale sparare giudizi dall’intestino, più inutili delle flatulenze, non sta lì il compito di queste scarne righe, il j’accuse è verso l’Occidente paladino dei diritti dell’uomo a orologeria, secondo convenienza a filtro progressista, per cui il diritto alla libertà religiosa è un diritto minore, insignificante, in rapida dissolvenza, in fondo morire per un credo è un suicidio, nessuno qui da noi oggi spenderebbe mai la propria vita per eroismo di fede, noi Dio l’ abbiamo ucciso da un bel pezzo e danziamo sul suo corpo da Menadi ribelli.

 

Immagine: https://cristianesimocattolico.wordpress.com/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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