Uno stile di vita e una visione del mondo

Credo ci sia molta confusione oggi nella definizione delle collocazioni politiche, al punto che i più, per orientarsi nella disinformazione imperante, preferiscono ormai adagiarsi nelle comode identificazioni ideali del secolo scorso che oggi però non esistono più.

Già nel ‘900, con la sconfitta del ’45, le ideologie che avevano tentato di ribaltare la visione dell’ideologia liberalista sono costrette ad una serie di compromessi che, piano piano, nel tempo ne intaccheranno la struttura essenziale, fino ad arrivare, per lo meno il comunismo, alla sua dissoluzione totale, mentre il fascismo ed i suoi epigoni saranno fortemente inquinati da uno sterile anticomunismo, funzionale al sistema, e dalla destra liberale che tenterà di corromperne l’anima, riuscendoci in buona parte.

Oggi, anche il liberalismo sta cedendo il passo al liberismo economico che, da sistema di assoluta libertà dei rapporti economici, è assurto a sistema di regolazione dei rapporti tra gli uomini e quindi a ideologia; un’ideologia criminale.

Pertanto c’è bisogno di una nuova sintesi che sappia rappresentare gli interessi, ovviamente non solo quelli materiali, ma soprattutto quelli spirituali, comuni a tutti gli Italiani, ricostruendo in tal modo la propria identità di popolo e generando una nuova classe dirigente che sappia coniugare l’interesse nazionale con il risveglio sociale mediante la partecipazione e rappresentare un nuovo sentire che unifichi i cittadini. In tal modo si potrà eliminare la volontà distruttiva di tutti coloro che, al servizio di potenze straniere o di poteri non nazionali, continuano a tenere in piedi gli elementi di antagonismo interno per consentire alle strategie non italiane di indebolirci al punto di essere a grave rischio di dissoluzione come entità nazionale.

Del periodo storico fascista rimangono in piedi ancora i suoi due capisaldi dottrinari su cui innestare la nuova sintesi politica unificante di tutto il popolo: uno stile di vita e una visione del mondo.

Stile di vita e visione del mondo che sono sintetizzate nella stupenda definizione che del fascismo dà la scuola di mistica fascista: “sono fascisti tutti coloro che sono onesti, leali e coraggiosi, hanno il senso della comunità, lo spirito di solidarietà e sono disposti a sacrificare la propria vita per la salvaguardia di queste idee e tali principi.”

Ma anche il fascismo per sua stessa definizione non esiste più, infatti si autodefinisce una rivoluzione permanente, come ha dimostrato nella sua breve vita, con le sue continue realizzazioni concrete e mutazioni istituzionali, e di conseguenza sarà altro.

Anche il linguaggio deve essere diverso, dobbiamo attribuire alle parole il loro esatto significato cancellando tutte quelle che tendono a dividere il popolo: niente più anticomunismo, in assenza di comunismo. Coloro che si dicono ancora comunisti o sono i nostalgici di un sogno di un passato dissoltosi, in Italia con la sconfitta politica del ’45, nel mondo con la caduta dei regimi del comunismo reale con la fine del secolo scorso; oppure sono i seguaci di coloro che trasformano alla radice l’essenza stessa del comunismo per trasformarlo in qualcosa di altro, come ha fatto il prof. Preve avvicinando e trasformando il comunismo in comunitarismo o il prof. La Grassa che vede, contrariamente al comunismo, come motore della storia, lo scontro tra classi dominanti.

Ma niente anche antifascismo in assenza di fascismo essendosi anche questo dissolto o in un inespressivo ed addomesticato concetto di destra, oggi sempre più asservito ai diktat del liberismo dominante, o in una locuzione dicotomica, come destra sociale, o in un nostalgismo sterile o, infine, in qualcosa di altro, di nuovo e di diverso, grazie alla sua natura di rivoluzione permanente.

Questa la nuova realtà che supera gli stantii concetti di destra e di sinistra ormai tutti insieme appassionatamente uniti nel sostenere i nemici dell’Italia come ha fatto il parlamento tutto in questa infame legislatura che sta annientando l’Italia.

Una nuova classe dirigente, un nuovo linguaggio, una nuova visione, un nuovo progetto per l’Italia di domani con un popolo unito e coeso, consapevole della nuova identità tutta da costruire per realizzare una nuova visione a dimensione dell’uomo e della natura, è questo il sogno da realizzare per i nostri figli e i nostri nipoti.

 

Immagine: https://www.egnews.it/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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