Una pena infinita... una grande speranza

Devo fare una necessaria premessa: io amo l’Italia, sono orgoglioso di essere italiano, e credo moltissimo nelle innate qualità degli Italiani, capaci di emergere nel bene e nel male.

Se l’Italia possiede circa il 70% del patrimonio culturale materiale del mondo, sarà merito degli Italiani? Se il territorio dell’Italia tutta ci viene invidiato dal mondo intero per le sue montagne, per i suoi mari, per i suoi laghi, per le sue acque e siamo noi a viverci e non altri, sarà un premio per le nostre capacità creative? Se in ogni più piccola zona del nostro territorio esistono incommensurabili vestigia storiche segno di civiltà, storia cultura e ogni sperduto angolo della nostra patria ci fornisce stupende e differenti prelibatezze culinarie frutto della grande tradizione agricola e contadina della nostra Patria sarà opera degli Italiani?

Come si fa a non essere orgogliosi di sentirsi Italiani? Come si può non custodire gelosamente le stupende ricchezze frutto dell’estro e del lavoro dei nostri antenati? Come possiamo non valorizzare le bellezze naturali che ci sono state in parte donate ma per lo più conquistate con il sudore ed il sangue dei nostri avi? Saremmo dei folli a non tutelare le nostre millenarie tradizioni studiate e imitate da milioni di altri esseri umani che ci stimano e ci rispettano per il nostro passato.

Eppure il popolo italiano, capace di queste stupende imprese che riempiono numerosi volumi di storia studiati in tutto il mondo, oggi è ridotto in condizioni drammatiche. Se si guarda la pochezza della nostra classe politica e di quasi tutta la classe direttiva ci sarebbe da vergognarsi: una pletora di traditori, di venduti, di incapaci, di vili, di stupidi, una mediocrità sconvolgente che ci fa sorgere una pena infinita.

Non può essere una giustificazione il fatto che siamo un popolo sconfitto; né è sufficiente, come aggravante, considerare che per 77 anni ci siamo raccontati la balla che avevamo vinto ed eravamo liberati. Sicuramente i nostri nemici, tanti purtroppo, ci hanno attaccato nel nostro patrimonio più importante, il patrimonio culturale immateriale – quello che nel barbaro linguaggio degli anglosassoni viene detto “know how”. Hanno iniziato a distruggere il nostro stupendo sistema scolastico, dopo averne scopiazzato, per fortuna male, i cardini fondanti. Poi sono passati a demolire il rivoluzionario mondo delle nostre Università. Infine ci stanno costringendo ad abbandonare l’Italia, una Patria unica al mondo. Questo è avvenuto nei decenni grazie alla complicità e al tradimento della classe politica, non tutta almeno nel 900, ma chi si è opposto o è stato eliminato fisicamente o è stato criminalizzato o perseguitato.

Però i manovratori di questa azione criminale non hanno capito che l’Italia senza gli Italiani, con tutti i loro difetti, non vale nulla; l’Italia è bella anche perché ci sono gli Italiani con la loro intelligenza, la loro capacità creativa, il loro estro, le loro arti, anche quella di arrangiarsi.

Ed è qui che nasce una grande speranza. La speranza che il nostro popolo non molli, rimanga in Italia, sappia formare una nuova classe politica, fuori dai partiti, ormai tutti venduti ed incapaci, capace di dotarsi di un nuovo progetto politico che nasca dall’esame obiettivo e crudo della realtà.

Un progetto politico che sappia partire dalla necessità di ricostruire un forte spirito identitario in tutta la comunità nazionale, affinchè nessuno possa cadere vittima delle lusinghe dei nemici dell’Italia, per poi arrivare, in una ritrovata autentica solidarietà, ad una nuova visione del mondo e della vita aderente al nostro enorme patrimonio culturale che è stato faro di civiltà per il mondo intero.

Dalla “pax romana” alla visione dell’imperium rinnovata nel medioevale “Sacro Romano Impero”, dal rifiorire della cultura umanistica e rinascimentale alla politica dei trattati propria delle Repubbliche Marinare, dall’epopea risorgimentale, tutta da riscrivere, all’unità nazionale e al formativo breve periodo del Fascismo, l’Italia è stata sempre un riferimento.

Ora si tratta di rifare i conti senza pregiudizi con la nostra storia unitaria. Nei 150 di vita abbiamo subito 3 guerre civili irrisolte; tutte diventate mezzo per i nostri nemici per sfruttare i nostri contrasti a nostro danno e a loro vantaggio. Dobbiamo affrontarle e superarle per poter ricostruire un’identità ferrea e indissolubile. Facciamolo rapidamente.

 

Immagine: https://www.rccgmountzion.ca/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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