La pace è ribelle

“L’abbaiare della NATO alle porte della Russia ha facilitato la guerra”,  riflessione  critica sulla scintilla incendiaria de “l’operazione speciale” russa, rilasciata da Papa Francesco in un’intervista al Corsera, dichiarazione fuori dal coro, nella quale ha ribadito la propria volontà di farsi mediatore  tra Mosca e Kiev consegnando all’ambasciatore russo richiesta formale d’ incontro vis-à-vis con Vladimir Putin. Bergoglio ha colto le plausibili ragioni dell’ira moscovita sintetizzandole in risposte aperte e articolate, con acume, senza pregiudizi, perché impostare un dialogo di pace, in primis col Cremlino, senza riconoscere le ragioni altrui rende impossibile il portare mattoni concreti  alla costruzione di un ponte al posto delle altane. Una posizione ribelle la sua, invisa a destra e sinistra, ha suscitato malumori e bavagli perché dissonante dalla vulgata occidentale, il Papa ha steso la mano al Mad Vlad  sapendo che occorre ascoltare le voci dei due contendenti, tutelarne gli interessi e comporli per creare fattibili spiragli di dialogo reale. L’amo è comunque gettato i tempi e modi restano legati allo svolgimento del conflitto, anche i pacifisti arcobaleno marciano per la pace ma non contano più nulla e tutti gli altri , in cuor loro, vogliono guerra e vittoria sulla carne e gli anfibi degli ucraini.

Una risposta laconica al guanto papalino è arrivata per bocca  dell’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev "In ogni situazione internazionale, il dialogo con Francesco è importante per Mosca", come a dire il messaggio è arrivato, noi lo apprezziamo però non è il momento, mute infatti le stanze del Cremlino né s’ intravedono al momento aperture perché oramai il conflitto è troppo avanti, il campo di battaglia zeppo di metastasi e orrori, in guerra o si vince o si perde, la posta è altissima non solo per la Russia. Gli angloamericani infatti continuano a soffiare col mantice sul fuoco, pensate un po' un conservatore e un democratico (!), spingendo a forza l’Ucraina nella trappola mortale di offrirsi agnello sacrificale del loro modello di Occidente e vagliano, in parallelo, il “tutti nella NATO” dalla penisola scandinava (Svezia, Finlandia), alla Corea del Sud e persino al Kosovo.

In questa riproposta tragedia di Euripide con scenari di cieca ferocia, la pace delle diplomazie laiche oltre che inconcludente è un’utopia demagogica gettata là come un osso ai cani, è un diversivo per distogliere il pensiero da  ogni  analisi politica divergente, non solo certo nella “corte” moscovita ma altrettanto nelle democrazie liberal alfiere dei diritti umani ma soprattutto del mercimonio di “cose” e relativismo, i due gemelli nell’utero di quel modello progressista monolitico da esportare e impiantare ovunque a feticcio globale una volta creato il deserto delle coscienze spogliate di radici, identità, fedi, culture.

In questa narrazione a senso unico condita da sanzioni, divieti russofobi persino nello sport e soprattutto di armi e logistica pro Ucraina, le riflessioni del Papa sono il sale nell’insipida pasta del mainstream servito a tavola dai media coperti e allineati dietro un’unica bandiera, patetici e strumentali a fini di visibilità elettorale i flebili dissensi anche in casa nostra.

Qui nell’Italiuccia incasinata “serva vostra di lor signori” il non eletto Presidente del Consiglio con cipiglio e toni da burocrate, nella sala semi deserta del Consiglio d’Europa, ha pontificato: “Dobbiamo sostenere l’Ucraina, il suo governo, il suo popolo, come il Presidente Zelensky ha chiesto e continua a chiedere di fare. In una guerra di aggressione non può esistere alcuna equivalenza tra chi invade e chi resiste” dopo di che s’è incartato su convenzionali, quanto fumose frasi sul dialogo  per conseguire la fine delle ostilità, ma su che basi? Ce lo spieghi  il salvatore dei PNRR in prossimo volo a Washington per rassicurare sleepy Biden sulla fedeltà italica, ricevere nuovi ordini in cambio di gas liquido e petrolio.

Ha ragione Bergoglio quando rivolto al patriarca Kirill gli ha ricordato che le chiese non sono i chierichetti dello Stato, non portano il turibolo incensando la violenza, non sposano una causa contro un’altra, sono per missione divina costruttrici di dialogo e di pace, tutto il resto, ma proprio tutto, sono feci di Caino.  

Immagine: https://www.romasette.it

 


Editoriale

 

USA: un mondo malato da evitare

di Adriano Tilgher

Texas: una visione orrenda. 19 bambini uccisi a colpi di arma da fuoco, con loro muoiono anche le due insegnanti. Ucciso anche l’assassino, un ragazzo anche lui, poco più che adolescente. Che succede? Che sta accadendo? Perché così tante manifestazioni di follia? Ora inizieranno il dibattito sulle armi, sul loro libero commercio ed altre futilità del genere, senza affrontare a fondo il vero problema. Le armi non sparano da sole, ci vogliono la mente e la mano degli uomini e allora viene naturale chiedersi perché tanta follia? Chi può concepire a quell’età un progetto così mostruoso? e vedendo cadere creature indifese come fa a non fermarsi? Come può non essere assalito dall’angoscia della tremenda visione che si stava concretizzando per mano sua al punto che per fermarlo hanno dovuto ucciderlo?

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La Spina nel Fianco

 

Beppe Niccolai

In un momento storico in cui i rimasugli del nostro mondo di riferimento si scontrano su analisi geopolitiche, con la maggioranza ormai appiattita su posizioni atlantiste e filo Ucraine, una piccola minoranza, rivendica un diverso percorso politico, ispirato a figure chiave del nostro panteon ideologico. La breve nota di questa settimana vuole presentare ai lettori più giovani e meno politicizzati una figura chiave del nostro pensare.

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