Chiamata alle armi

Siamo in guerra, le ballerine nane danzano il Can Can tutte assieme appassionatamente (per ora), sembra il finale inquietante di 8½ di Fellini, la storia intanto riavvolge il nastro, 1914 data di morte de la Belle Epoque, la scintilla scoccò in quel di Sarajevo, venticinque anni dopo, invasione tedesca della Polonia, sempre a est e si levarono le armi del secondo conflitto mondiale.

Micro repubbliche proclamatesi indipendenti, Donec'k e Luhans'k nella regione del Donbas, sono state miccia lunga dell’invasione ucraina, lunga perché è dal 2014 la vexata quaestio su quel territorio oggetto di due accordi a Minsk, disattesi da Kiev e Mosca per ragioni esegetiche sui punti concordati in presenza dei delegati OSCE. Il Cremlino con in pugno la Crimea s’incuneava nel fianco orientale dell’Ucraina armando e sostenendo la causa di separatisti filo russi, una guerriglia per procura con obiettivo sbarrare l’ingresso ucraino nella NATO, tattica della fu Unione Sovietica soccorrere in armi chi invoca: aiuto! Aiuto!

Però Vladimir Putin su questo punto è sempre stato chiaro e coerente, l’allargamento a macchia d’olio dell’Alleanza Atlantica nei Paesi ex Patto di Varsavia non l’ha mai digerito, facendo riferimento ai colloqui intercorsi il 6 marzo 1991 tra i direttori politici dei Ministeri degli Esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania e Michail Gorbaciov in tema di sicurezza nell’Europa centrale e orientale. Fu messo a verbale che la NATO non si sarebbe espansa “al di là dei confini della nuova Germania né formalmente né informalmente” (Raymond Seitz rappresentate U.S.A.). Fu una conferma scritta delle assicurazioni verbali date allo stesso Gorbaciov con quel “la Nato non si muoverà di un centimetro più ad est”, invece sappiamo com’ è andata, ma fingiamo di non ricordare o smentendo la parola data, o peggio invocando la parola magica: democrazia!

I Paesi liberatisi dalla garrota del socialismo reale imposto da regimi liberticidi controllati da Mosca e non (Romania, Albania, Iugoslavia) riprendevano in mano il proprio destino guardando a Occidente, faro acceso di libertà, diritti, libero mercato e se le spinte ribelli alle autocrazie erano state cavalcate alzando anche il fuoco della fede religiosa (penso a Solidaność, alle Chiese evangeliche in DDR, l’antislamismo nei Balcani), poi il materialismo liberale e liberista l’avevano filtrata instaurando il modello copia-incolla della liquida globalization.

Insisto perciò sul fatto che lo scontro armato in Ucraina ha una lettura a più livelli, si ciancia molto sui ruoli, aggressore, aggredito, sugli aspetti umanitari, sugli sviluppi escatologici d’un conflitto nucleare, sulle gravi ripercussioni economiche, ma si evita volutamente di analizzare la contrapposizione virale tra civiltà diverse, studiare, comprendere culture sideralmente lontane dall’omogenizzato gregge occidentale, ho ascoltato solo Moni Ovadia esprimersi con chiarezza su questo argomento.

Che pena ci fa intanto l’Italia sculettante alla conquista della prua anti Putin, è sugli attenti con tanto di Presente! allor che sleepy Biden chiama gli alleati alla crociata contro l’autocrate di Mosca coinvolgendo in guerra, per procura, i Paesi NATO convocati a Ramstein in Germania con invito esteso ai volontari euro-asiatici e sventolando la ritrita causa della difesa democratica. Non ci risulta che gli interventi armati abbiano favorito la nascita di democrazie modello occidentale, anzi Vietnam, Iraq, Libia, Somalia, Afghanistan, Siria, ecc. testimoniano il contrario, l’unica strada percorribile è un dialogo policentrico volto a capire le ragioni autentiche dei contendenti per comporre una pace fattibile quanto stabile legata certamente a rinunce da ambo le parti ma anche dal virulento Occidente.

Ma poiché da questo lato di mondo governano i nani complessati, eccoli in coro stracciarsi le vesti, gridando crucifige! all’indirizzo del ribattezzato Mad Vlad; Lenin li chiamerebbe utili idioti, picadores di questa tauromachia dove non è chiaro chi sia il toro e il torero, chiarissimo invece che è corrida tra Stati Uniti e Russia con l’ineffabile Cina seduta sugli spalti e il rischio alto di un’apocalisse umanitaria.

È poi lapalissiano che il mandare armi pesanti a una parte in aggiunta alle sanzioni sia una dichiarazione di guerra senza che in questa gravissima decisione il popolo, vero oggetto delle immancabili ripercussioni, sia minimamente coinvolto, informato, anzi l’ammucchiata Draghi secreterà la fornitura di armamenti, un aum, aum, insomma, e chiamano questa democrazia! Ah già dimenticavo che il premier nessuno lo ha eletto esattamente come il suo predecessore e pure questa è democrazia?

 

Immagine: https://cultura.biografieonline.it/


Editoriale

 

USA: un mondo malato da evitare

di Adriano Tilgher

Texas: una visione orrenda. 19 bambini uccisi a colpi di arma da fuoco, con loro muoiono anche le due insegnanti. Ucciso anche l’assassino, un ragazzo anche lui, poco più che adolescente. Che succede? Che sta accadendo? Perché così tante manifestazioni di follia? Ora inizieranno il dibattito sulle armi, sul loro libero commercio ed altre futilità del genere, senza affrontare a fondo il vero problema. Le armi non sparano da sole, ci vogliono la mente e la mano degli uomini e allora viene naturale chiedersi perché tanta follia? Chi può concepire a quell’età un progetto così mostruoso? e vedendo cadere creature indifese come fa a non fermarsi? Come può non essere assalito dall’angoscia della tremenda visione che si stava concretizzando per mano sua al punto che per fermarlo hanno dovuto ucciderlo?

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La Spina nel Fianco

 

Beppe Niccolai

In un momento storico in cui i rimasugli del nostro mondo di riferimento si scontrano su analisi geopolitiche, con la maggioranza ormai appiattita su posizioni atlantiste e filo Ucraine, una piccola minoranza, rivendica un diverso percorso politico, ispirato a figure chiave del nostro panteon ideologico. La breve nota di questa settimana vuole presentare ai lettori più giovani e meno politicizzati una figura chiave del nostro pensare.

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